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17:59 martedì 25 agosto 2026
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e da Jonathan Glazer, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.

Congelare la personalità

La crioconservazione è di qualche utilità? Forse non a riportarci in vita, ma a costruire duplicati di noi stessi.

18 Settembre 2015

Nel 2012 il neurofisico del Mit Sebastian Seung provò ad avanzare una nuova definizione di morte: se è vero, come sostengono alcuni, che «noi siamo il nostro connettoma», la mappa delle connessioni neurali del nostro cervello, ne consegue che la morte è «la distruzione del connettoma». Quando le nostre connessioni neurali scompaiono, scompare il nostro “io”, sostiene Seung nel saggio Connectome: How the Brain’s Wiring Makes Us Who We Are. Lo scienziato si domanda però se sia vero anche il contrario: se trovassimo il modo di mantenere le connessioni neurali intatte anche dopo la nostra morte, intesa nel senso più comune del termine, allora le nostre memorie, il nostro intelletto, la nostra personalità, potrebbero continuare a vivere in eterno?

Nel gennaio del 2013, Kim Souzzi è morta di cancro al cervello a 23 anni. Pochi secondi dopo, rispettando le sue ultime volontà, il suo fidanzato ha chiamato i tecnici di una società di crioconservazione, che hanno prelevato il cervello della ragazza e, dopo avere iniettato una sostanza antigelo, lo hanno congelato a meno 180 gradi. Souzzi, che stava iniziando una carriera da neuroscienzata ma si era trovata costretta a rinunciare a una fellowship prestigiosa a causa della malattia, aveva letto il libro di Seung: sperava che una parte di lei – le sue memorie, la sua conoscenza, la sua personalità – un giorno sarebbe potuta tornare in vita, quando e se la tecnologia lo avrebbe reso possibile. Quando, nella fase finale della malattia, è stata trasferita in una clinica per pazienti terminali, ha rifiutato cibo e acqua per accelerare la sua morte e impedire che il tumore le danneggiasse ulteriormente i neuroni. La sua storia, che probabilmente avrete già letto, è stata raccontata qualche giorno fa dal New York Times e da lì è rimbalzata ovunque.

Ted Williams In Cryogenic Storage

Il sogno di sconfiggere la morte con la crioconservazione è più diffuso di quanto non si tenderebbe a pensare. Più di 140 tra corpi e cervelli sono attualmente congelati nei laboratori della fondazione Alcor Life Preservation, il più grande ente di crioconservazione, mentre più di mille persone hanno già concluso le pratiche per essere congelati dopo la loro morte: una procedura che può costare dagli 80 mila dollari per il solo cervello ai 200 mila per il corpo intero. Secondo una stima della Bbc, che include altri istituti ma è ormai vecchia di due anni, i corpi crioconservati in tutto il mondo sarebbero circa 150. Alcuni, forse, si illudono di potere riportare in vita se stessi o i propri cari, in un lontano futuro in cui la scienza potrebbe renderlo possibile. È il caso, per esempio, dei coniugi thailandesi che nel giugno del 2015 hanno congelato la loro bambina, Matheryn Naovaratpong, morta a due anni: «Un giorno mia figlia tornerà a respirare», ha detto il padre. Intanto la Nasa ha commissionato alla società SpaceWorks un progetto di ricerca sull’ibernazione degli astronauti diretti su Marte, che qualcuno ha accostato alla criogenesi: in realtà non si tratta di estendere la vita degli astronauti ibernandoli, come si è visto in qualche film, ma di ibernarli per qualche breve periodo con l’unico obiettivo ridurre il loro fabbisogno energetico e di ossigeno.

Il caso di Souzzi però è un po’ diverso: Kim non sperava di sconfiggere la morte, ma, più banalmente, di aggirarla. Da scienziata qual era, aveva perfettamente presente che la morte è un processo irreversibile e, a differenza dei genitori di Matheryn, non s’è mai illusa di potere «tornare a respirare», o anche solo che un giorno il suo cervello sarebbe potuto essere risuscitato, come le teste in barattolo di Futurama. Non era il cervello che desiderava riportare in vita, ma i pensieri che esso conteneva; non i neuroni, le singole cellule, piuttosto il connettoma, la mappa delle connessioni che le lega una alle altre e che secondo alcuni scienziati, come Sebastian Seung, il neurofisico del Mit, costituirebbe la nostra mente. Con l’idea, magari, di poterlo fare rivivere sotto forma di algoritmo – un po’ come in quella puntata di Black Mirror con John Hamm, dove le memorie venivano estratte dal cervello (in questo caso di persone viventi) e duplicate in copie virtuali, con la stessa memoria, gli stessi gusti e le stesse personalità dei donatori. In altre parole, Souzzi non potrà più interagire con nessuno. Ma, se le cose andranno secondo i suoi piani, altre persone potranno forse interagire con lei, con una copia di lei. Per quanto assai più sofisticata, l’idea non è molto diversa da quella di Etern.mi, il progetto di data mining che punta a ricostruire la personalità dei defunti a partire dalle tracce digitali lasciate in vita – sui social network, per esempio, o nelle conversazioni private. L’obiettivo, molto più semplice, è creare un chatbot, un programma capace di simulare una conversazione, in modo che parenti e amici possano continuare a chattare col caro estinto.

In realtà lo stesso Seung è piuttosto scettico sulla crioconservazione dei tessuti cerebrali. L’idea di riportare una personalità (ma non, ovviamente, una persona) in vita attraverso la preservazione connettoma per lui è soltanto un’ipotesi lontana. «La mia idea è che la morte del connettoma implichi la perdita delle memorie. Ma il contrario potrebbe non essere vero. Alcune informazioni potrebbero andare completamente perdute, anche se si riuscisse a preservare il connettoma», scrive. E precisa: «In realtà non sappiamo ancora per certo che il connettoma contenga le memorie, la personalità e l’intelletto di un individuo. Serve ancora molta ricerca nelle neuroscienze. È possibile che il connettoma contenga soltanto alcune delle memorie di una persona, un po’ come un sommario, che riassume una storia tralasciando i particolari. Il problema è che, magari, sono proprio i dettagli a costituire una personalità».

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