Hype ↓
04:29 martedì 8 settembre 2026
Sarà un caso, ma le nuove uniformi della Space Force presentate da Trump somigliano molto a quelle di un certo regime di estrema destra che governò la Germania dal ’33 al ’45… La Casa Bianca, in un comunicato ufficiale, ha detto che l'ispirazione sono le divise di Starship Troopers. Ma le divise di Starship Troopers erano ispirate proprio a quelle delle SS.
Jeff Bezos continua a investire miliardi nella moda nella speranza che prima o poi qualcuno lo trovi simpatico Lauren Sánchez e Jeff Bezos continuano a investire milioni in tessuti ecologici e giovani designer. Ma di simpatia, per il momento, ancora nessuna traccia.
Si è scoperto che Van Gogh ha firmato solo il 15 per cento della sue opere perché tutte le altre le considerava troppo brutte per firmarle Lo ha rivelato una ricerca del Van Gogh Museum di Amsterdam, la prima dedicata esclusivamente alla firma "Vincent".
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.

Conchita Wurst, oltre la barba

Analisi in cinque punti del fenomeno Conchita. Per capire cosa c'entra il trionfo della drag queen austriaca all'Eurovision Song Contest 2014 con le relazioni internazionali, ma anche con i cultural e i gender studies.

12 Maggio 2014

Il week end è stato tutto suo. Vincendo l’edizione 2014 dell’ Eurofestival, Conchita Wurst – al secolo Thomas Neuwirth, classe 1988, in gara per l’Austria – ha catalizzato su di  sé l’attenzione di ogni singolo stato membro, diventando un trending topic stabile su tutti i social network. Durante le 48 ore appena trascorse, anche le celebrities hanno accantonato le solite selfie per iniziare a immortalarsi irsuti o en travesti, a dichiarare la propria approvazione e supporto (i tweet di Russel Brand e Nigella Lawson). Anche chi, come il sottoscritto, voleva inizialmente tenere le distanze dal festivalone pop-trash per antonomasia, ha finito non solo con lo spendere i suoi due cent sull’argomento, ma con l’essere completamente conquistato da questa drag queen with a twist.

Le ragioni del trionfo sono diverse, e non solo perché “ha la barba” – come l’hanno liquidata in troppi, con mal posta aria di sufficienza. Nel suo essere chiaramente legato alle rivendicazioni per i diritti degli omosessuali, l’affaire Conchita è complesso e tira in ballo tanto lo showbiz quanto le relazioni internazionali, i cultural e i gender studies. Tutti elementi che, nella loro concomitanza, hanno reso la vittoria pressoché inevitabile.

Di seguito, cinque aspetti da considerare se si vuole capire appieno il trionfo della fenice austriaca:

1 – Un corpo politico
La sola presenza di Conchita è uno statement: presentandosi con la barba, la Wurst fa del suo corpo un gesto politico. Il suo messaggio é il solito rispetto delle diversità, che esprime facendo del suo corpo un crocevia per più livelli di senso. Vincere il festival europeo della canzone con un alter ego drag non é solo Eurovision, ma è una visione stessa di come si vuole che l’Europa sia.

2 – Good Timing
Conchita arriva al momento giusto. Nel contesto internazionale di quello che sembra delinearsi come un nuovo blocco est-ovest sui diritti, la sua presenza trascende l’evento mediatico per diventare una bandiera più ampia. Ed ecco i fischi alle concorrenti russe e l’abbraccio solidale trasversale da parte di quasi tutti gli stati membri. Ecco che la sua vittoria diventa una “risposta a Putin” (e al suo parlamentare Milonov, che cercato di bloccarne la partecipazione).

3 – Il gender liquido
Conchita Wurst é un uomo che veste panni femminili pur riaffermando caratteri maschili (la barba). Paradossalmente, non più nemmeno una drag queen: l’aspetto caricaturale del travestitismo lascia da parte parrucche oversize o trucco pesante. A rivelare l’artificio della sua femminilità – l’espediente comico – è proprio quella barba che, però, ne è anche l’unico elemento di verità. Maschile e femminile si fondono in un’identità terza e altra, che in qualche modo li esprime entrambi. Conchita ha braccia toniche e magre, e zero curve: giocando a carte scoperte, il suo physique du role non viene percepito come anomalo da un pubblico già alfabetizzato a superdonne dalla fisicità maschile (il regime atletico di Madonna).

4 – Iconografia e iconoclastia
Nelle scorse ore è diventata virale l’immagine del Sacro Cuore di Conchita: una figura potentissima, che entra a bomba nell’iconografia camp 2.0 (a fianco ad altre pietre miliari come Cher Guevara). L’espressione di valori anche cristiani – pace, amore e tolleranza – viene paradossalmente da una drag queen, esponente di un mondo regolarmente respinto e rinnegato dalla chiesa cattolica, nonché
letteralmente perseguitato da altre confessioni religiose. Un’ immagine destinata a rimanere e, nell’eterno presente della rete, a tenere viva la propria leggenda.

5 – Oriente e occidente
Nel nostro piccolo mondo globalizzato, in cui il “sapor mediorientale” di una bellezza esotica è molto più familiare che non qualche decennio fa, gli occhi al kajal di Conchita e la sua barba curata, su un viso olivastro incorniciato da capelli lunghi e scuri, rimanda a tratti somatici già metabolizzati dal grande pubblico – Sandokan, i Maharaja, le star di Bollywood. Un dettaglio che detona la sua stranezza, il suo essere ‘freak’, normalizzandone la presenza sul palco: la sua visione intriga, più che spaventare. Insolita, ma tutto sommato già normale. Concludo ricordando che Conchita Wurst ha vinto perché canta e canta bene. Fra i pochi in gara con una canzone giusta, la sua Rise like a phoenix è una Bond movie song perfetta per gli stilemi del mondo drag (teatralità, divismo d’antan). Per questo e tutti i motivi di cui sopra, anche un pubblico nazional-popolare come quello dell’Eurovision ha capito e apprezzato la diva transgender, votandola fino alla vittoria. Non solo perché “ha la barba”.
 

Nell’immagine: Conchita Wurst all’Eurovision (Ragnar Singsaas/Getty Images)

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.