Polemiche ↓
23:15 venerdì 10 aprile 2026
Il presidente del Nepal Balen Shah, che è un ex rapper, ha scelto come suo Ministro degli Interni Sudan Gurung, che è un ex dj E il suo primo provvedimento è stato ordinare l'arresto del suo predecessore, liberato solo dopo 12 giorni di prigione e interrogatori.
Per la prima volta Kill Bill 1 e 2 tornano al cinema ma stavolta come un unico film lungo 281 minuti, senza tagli e con tante scene inedite Questa nuova versione si intitola Kill Bill: The Whole Bloody Affair e arriverà al cinema per una settimana soltanto, dal 28 maggio al 3 giugno.
Sabina Guzzanti ha pubblicato su YouTube il suo documentario sul centro sociale Spin Time di Roma Il film è uscito nel 2021, ma Guzzanti lo ha pubblicato adesso online perché vuole «far conoscere questa realtà prima che sia troppo tardi», cioè prima che arrivi lo sgombero.
Nei suoi primi 100 giorni da sindaco di New York, Mamdani ha fatto una cosa meglio di tutti i suoi predecessori: aggiustare le buche per strada Il sindaco ha appena sigillato la centomillesima buca della sua amministrazione, un traguardo raggiunto nei cento giorni dall'insediamento. E di cui va molto fiero.
I Nine Inch Nails hanno annunciato un nuovo album che uscirà tra neanche una settimana Si intitola Nine Inch Noize, uscirà il 17 aprile ed è l'ufficializzazione del trio Trent Reznor, Atticus Ross e Alexander Ridha, in arte Boys Noize.
Stefano Gabbana lascia la presidenza di Dolce&Gabbana In una nota riportata oggi si specifica che la scelta del co-fondatore del brand nato nel 1985 non avrà però alcun impatto sul suo contributo creativo al gruppo.
Una ricercatrice è riuscita a completare la prima mappa dei nervi del clitoride E grazie a questa mappa si è scoperto che le informazioni che avevamo sul clitoride non solo erano pochissime ma in molti casi anche sbagliate.
Il governo pakistano si è inventato due giorni di festa nazionale per svuotare Islamabad ed evitare disordini durante il negoziato tra Usa e Iran La capitale al momento è deserta: per strada non c'è quasi nessuno, ci sono poliziotti e soldati ovunque, in attesa dell'arrivo delle delegazioni di Usa e Iran.

Come Manuel Valls è diventato Manuel Valls

Chi è il nuovo primo ministro francese e come è passato dall'essere un outsider minoritario (e mal sopportato dai suoi) al politico cui tutta la Francia guarda. Una strategia che viene da lontano.

01 Aprile 2014

Da ieri sera Manuel Valls è il primo ministro francese, in seguito al cambio al vertice imposto a Hollande dalla debacle del partito socialista alle elezioni amministrative. Perché è importante sapere chi è Valls? Per molti motivi, non ultimi alcune similitudini con l’Italia. Di seguito, ecco come l’avevo raccontato per il Foglio nel gennaio del 2013.

Nel notevole e non molto piacevole bagno di realtà in cui il governo Hollande è immerso ormai da qualche mese – dopo lo sbandierare gagliardo e fiero dei vessilli anti-austerità in Place de la Bastille lo scorso maggio a coronamento di una campagna elettorale dura e pura – è impossibile non notare lo stagliarsi in controtendenza del profilo del Ministro dell’interno Manuel Valls, sorprendentemente ma unanimemente in cima a tutte le graduatorie di consenso popolare fra i politici transalpini.

Cinquantenne, figlio di un pittore catalano e della sorella di un celebre architetto svizzero di origini italiane, Valls si iscrive ancora adolescente al partito socialista, folgorato dal pragmatismo anti-massimalista della deuxième gauche targata Michel Rocard. È proprio dall’entourage del celebre primo ministro, nel quale entra precocemente, che getta i prodromi di una carriera politica nazionale che lo porterà ora al fianco di Jospin, ora a quello di Segolène Royal, senza disdegnare l’impegno sul fantomatico territorio, se è vero che è come sindaco di Evry, comune alle porte di Parigi, che inizierà a forgiare quelle ricette in termini di sicurezza che hanno contribuito a renderlo così popolare. Ideologicamente, Valls è da sempre inquadrato nell’ala destra del centrosinistra: rocardiano in origine come già ricordato, e poi blairiano, clintoniano, entusiasta della terza via. Liberale in economia, tosto in materia di ordine pubblico, saldamente atlantico in politica estera.

Uno che in Italia starebbe fra Renzi e l’agenda Monti, per intendersi.

Ma come ci arriva uno così, non esattamente in maggioranza nel mondo del socialismo europeo di area latina, a conquistare non solo il ruolo di politico più popolare di Francia, ma anche quello di uomo con maggior ascendente sull’attuale Presidente della Repubblica? Lo scatto, l’inizio della parabola che trasformerà in pochi mesi Valls da socialista rompiscatole e minoritario in quello che è oggi, di fatto un presidente ombra in divenire, avviene durante le primarie socialiste del 2011, cui il futuro ministro decide di prendere parte dopo il noto forfait di Strauss Khann. Duro coi sindacati e con l’ala sinistra del partito, Valls comprende da subito che la sua posizione minoritaria gli sbarra la strada a qualsiasi tipo di possibilità di successo (prenderà il 5 percento circa) e che la contesa vera sarà fra Francois Hollande e Martine Aubry. È in quei giorni che, come racconta un retroscena del Nouvel Observateur, Valls incontra riservatamente Hollande, favorito nei sondaggi, offrendogli di fatto un patto di non belligeranza. Hollande non solo gradisce ma, memore delle capacità in materia sfoggiate dal suo competitor ai tempi di Jospin, deciderà di ricambiare offrendo a Valls la gestione di tutta la comunicazione della sua campagna elettorale presidenziale. È la svolta. Da quel giorno Manuel Valls diventa insieme l’ombra e il gestore di Hollande, la sua interfaccia verso i media e il mondo esterno, riuscendo a trasformare il candidato “normale” in un cavallo vincente. Più sale Hollande nei sondaggi, più il rapporto fra i due si cementa e si fa esclusivo, con conseguente serpeggiare di malumori e invidie da parte della nomenclatura stellata socialista nei confronti del destro e outsider Valls.

Vinte le elezioni Valls, da subito nome caldissimo nel toto-ministri, va agli Interni. Un ministero autorevole, strategico e di peso, per almeno due motivi. Primo, è da lì che son passati Mitterrand, Chirac e Sarkozy per raggiungere poi la testa della Repubblica. Secondo, è notorio che sia su temi come la sicurezza e l’immigrazione, se possibile in Francia centrali ancora più che altrove, che la destra negli anni abbia saputo creare un profilo di consenso popolare di difficile comprensione a sinistra. Valls, forte di un’esperienza amministrativa locale in una zona periferica e difficile, da subito ribalta i cliché e imposta una serie di politiche senza sconti che gli valgono ben presto l’appellativo di “Sarkozy socialista”. A lui il titolo non piace (sebbene non stia lì a prenderne troppo le distanze; i voti sono voti, e Sarko elettori ne ha ancora eccome) perché, come ha spiegato in un paio di interviste, c’è un tratto che lo distingue dall’ex Presidente: duro sì, ma mai divisivo. Valls non disdegna misure repressive, ma si guarda bene dal puntare l’indice esplicitamente contro un gruppo o contro una minoranza etnica. È sì vicinissimo alle forze dell’ordine (che lo adorano), ma dimostra di esserlo anche ai cittadini comuni di ogni estrazione (che non gli fanno mancare il consenso).

I molti nemici di Valls all’interno del Partito speravano quantomeno che l’impegno come Ministro avrebbe aperto degli spiragli attorno a Hollande, divenuto di fatto inaccessibile in campagna elettorale, e creato delle distanze nella relazione fra i due. Il rapporto però nel frattempo è diventato granitico – «ci scriviamo e ci sentiamo quotidianamente» ha dichiarato il Presidente – e finanche personale: Hollande e Valérie Trierweiler cenano spesso in forma privata con Valls e la sua seconda moglie, la violinista di fama Anne Gravoin, diventata nel frattempo intima della compagna del Presidente.

Ma come si pone un liberale amico dello stato minimo e nemico del debito pubblico come Valls nei confronti delle politiche filo-keynesiane e della retorica anti-ricchi del suo governo? In profonda antitesi naturalmente, ma in maniera silenziosa. Valls è convinto che il profilo in materia economica del partito socialista andava cambiato prima: «questo processo di metamorfosi sarebbe dovuto avvenire durante i dieci anni di opposizione; ora la sfida è cercare di cambiare il software mentre stiamo governando» ha dichiarato all’Economist. Software che, secondo il ministro, va però cambiato gradualmente, senza urlare ma sussurrando consigli nelle orecchie di quel Presidente nei confronti del quale la fedeltà reciproca conquistata viene per Valls prima di tutto. Fondamentalmente per due motivi. Primo: ogni suo successo futuro passa per il non naufragio dell’esperienza Hollande. Secondo: non c’è miglior palcoscenico del governo per permettere a un outsider come lui di conquistare definitivamente, coi fatti, il cuore degli elettori.

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