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L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.
Mehdi Mahmoudian, lo sceneggiatore candidato all’Oscar per Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una lettera contro l’Ayatollah Assieme a lui sono stati arrestati altri due firmatari: al momento non si hanno notizie di nessuno dei tre.
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.
Su YouTube è disponibile gratuitamente Forma e sostanza, un bellissimo documentario che racconta tutta la storia dei CSI Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.
Meryl Streep interpreterà Joni Mitchell nel biopic sulla cantautrice diretto da Cameron Crowe Potrebbe non essere l'unica interprete, però: secondo le indiscrezioni, nel film, sempre nella parte di Joni Mitchell, ci sarà anche Anya Taylor-Joy.
Dagli Epstein Files è spuntata una inquietante intervista a Epstein che non si sa da chi sia stata fatta, quando e perché A un certo punto l'intervistatore chiede a un interdetto Epstein: «Lei è il diavolo in persona?». E lui risponde pure.
Quello che sta succedendo a Piazza Italia non è affatto una novità nel mondo della moda Per il brand di fast fashion è scattato il provvedimento di amministrazione giudiziaria, come già successo in altri celebri casi.
A Milano verrà aperto un nuovo museo dedicato a Gio Ponti Aprirà all’interno dell’ADI Design Museum, in piazza Compasso d'Oro 1, entro la fine del 2026.

Ungheria, riecco la radio anti-Urss

Nell'emergenza democratica magiara torna Radio Free Europe, emittente della propaganda antisovietica

05 Gennaio 2012

Chissà se a Monaco di Baviera stanno davvero ristrutturando il vecchio quartier generale, una serie di palazzine a due piani con il pacifico tetto di coppi rossi. O forse, discreti e silenziosi come nei momenti cruciali della storia, gli aerei statunitensi già atterrano invece a Praga, l’attuale sede della storica Radio Free Europe/Radio Liberty (su invito di Vaclav Havel), dopo la distruzione della sede tedesca avvenuta nel 1981. L’emittente fondata dal Congresso degli Stati Uniti nel 1949 per trasmettere propaganda anti-comunista all’interno dell’Unione Sovietica torna purtroppo d’attualità in Europa: colpa dell’Ungheria e di Viktor Orbán, il leader del partito di governo Fidesz.

Riepilogo: dopo la vittoria di Orbán alle elezioni del 2010, è stata approvata una nuova costituzione per l’Ungheria, entrata in vigore il 1° gennaio 2012. Per dirne una, l’Ungheria non è più, almeno nominalmente, una Repubblica: il termine è stato abrogato. Per dirne un’altra, come riferisce la Repubblica, «la newsroom unica dei media pubblici deve dare un 50 pe cento di notizie da rotocalco, un 40 per cento di successi del regime, un 10 di conflitti nell’opposizione», e per aggiungere un terzo, significativo tassello a questo mosaico di inquietudine, è stata chiusa Klubradio, l’unica radio indipendente magiara e una delle più ascoltate in tutto il paese, con circa mezzo milione di utenti giornalieri. «Klubradio non trasmetteva abbastanza musica nazionale», questa in soldoni una delle motivazioni addotte dall’autorità governativa di controllo dei media. Il 23 dicembre dello scorso anno, per la prima volta, Budapest è scesa in piazza. Martedì 3 gennaio, altre centomila persone hanno protestato. Se l’Europa mugugna soltanto (furbescamente, l’Ungheria ha approvato la nuova costituzione durante il suo turno di presidenza Ue), gli Usa si sono decisi prima, e proprio il 23/12 Hillary Clinton ha mosso il primo passo con una dura lettera indirizzata a Orbán. Il testo pare toccasse anche la questione Klubradio.

Mentre la Commissione Europea studia l’articolo 7 del Trattato di Lisbona (concernente la possibilità di togliere il diritto di voto agli stati che violano le regole democratiche), Mark Palmer, ex ambasciatore americano tra il 1986 e il 1990, sta lavorando alla restaurazione di Radio Free Europe in Ungheria, e qualcuno dice che le operazioni siano già quasi attive (d’altronde l’emittente è già attiva per Afghanistan – dove Radio Azadi, il servizio locale di RFE/RL, è il più seguito di tutto il paese – Pakistan, Kosovo, Ucraina, Iraq, eccetera). Appello raccolto da Charles Gati, professore di nascita ungherese della John Hopkins University, e dallo scrittore Paul Lendvai.
Nata come propaganda anticomunista, Radio Free Europe si rivolge ora contro uno storico avversario della falce e martello (anche se nel suo gabinetto, di otto ministri, tre facevano parte del partito comunista pre-1989).
Le prime trasmissioni partirono nel 1950 dirette verso la Cecoslovacchia, e continuarono fino alla caduta della Cortina. Finanziata dalla Cia dalla fondazione al 1971, negli anni successivi RFE/RL venne posta sotto la supervisione dell’International Broadcasting Bureau come organizzazione no-profit. Fu fondamentale, nonostante i costanti tentativi di disturbo del segnale, il suo apporto alla rivoluzione ungherese del 1956 quando trasmise, nei mesi precedenti, il racconto dell’insurrezione di Poznan, in cui morirono più di 100 operai sotto il fuoco sovietico.
Ma la nuova battaglia, in Ungheria, si combatterà con armi più sottili. L’ultimo singolo di Rihanna, per esempio.

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