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Stasera La chimera di Alice Rohrwacher arriva per la prima volta in tv, su Rai 3 Un film d'autore per festeggiare l'apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2025.
Emma Stone, che in Bugonia interpreta una donna accusata di essere un alieno, crede nell’esistenza degli alieni E ha spiegato anche perché: lo ha capito guardando la serie Cosmos di Carl Sagan.
Miley Cyrus è diventata la prima celebrity a fare da testimonial a Maison Margiela La campagna scattata da Paolo Roversi è una rivoluzione nella storia del brand.
Andrea Laszlo De Simone ha rivelato la data d’uscita e la copertina del suo nuovo album, Una lunghissima ombra Lo ha fatto con un post su Instagram in cui ha pubblicato anche la tracklist completa del disco.
Il Van Gogh Museum di Amsterdam rischia la chiusura a causa di lavori di ristrutturazione troppo costosi Lo dice il museo stesso: servono 121 milioni di euro per mettere a posto la struttura. Il Van Gogh Museum pretende che a pagare sia il governo olandese. Il governo olandese non è d'accordo.
C’è grande attesa attorno a The Voice of Hind Rajab, il film che potrebbe essere la sorpresa di questa Mostra del cinema Per i nomi che lo producono, per il regista che lo dirige e soprattutto per la storia vera che racconta: quella di una bambina di 6 anni, morta a Gaza.
La stylist di Julia Roberts non vuole rivelare il brand del cardigan con la faccia di Luca Guadagnino Il misterioso cardigan indossato dall'attrice al suo arrivo a Venezia è già diventato l'oggetto del desiderio della Mostra del Cinema.
In Corea del Sud è stata approvata una legge che vieta l’uso dello smartphone a scuola a tutti gli studenti È una delle più restrittive del mondo ed è stata approvata dal Parlamento con una larga maggioranza bipartisan.

Ungheria, riecco la radio anti-Urss

Nell'emergenza democratica magiara torna Radio Free Europe, emittente della propaganda antisovietica

05 Gennaio 2012

Chissà se a Monaco di Baviera stanno davvero ristrutturando il vecchio quartier generale, una serie di palazzine a due piani con il pacifico tetto di coppi rossi. O forse, discreti e silenziosi come nei momenti cruciali della storia, gli aerei statunitensi già atterrano invece a Praga, l’attuale sede della storica Radio Free Europe/Radio Liberty (su invito di Vaclav Havel), dopo la distruzione della sede tedesca avvenuta nel 1981. L’emittente fondata dal Congresso degli Stati Uniti nel 1949 per trasmettere propaganda anti-comunista all’interno dell’Unione Sovietica torna purtroppo d’attualità in Europa: colpa dell’Ungheria e di Viktor Orbán, il leader del partito di governo Fidesz.

Riepilogo: dopo la vittoria di Orbán alle elezioni del 2010, è stata approvata una nuova costituzione per l’Ungheria, entrata in vigore il 1° gennaio 2012. Per dirne una, l’Ungheria non è più, almeno nominalmente, una Repubblica: il termine è stato abrogato. Per dirne un’altra, come riferisce la Repubblica, «la newsroom unica dei media pubblici deve dare un 50 pe cento di notizie da rotocalco, un 40 per cento di successi del regime, un 10 di conflitti nell’opposizione», e per aggiungere un terzo, significativo tassello a questo mosaico di inquietudine, è stata chiusa Klubradio, l’unica radio indipendente magiara e una delle più ascoltate in tutto il paese, con circa mezzo milione di utenti giornalieri. «Klubradio non trasmetteva abbastanza musica nazionale», questa in soldoni una delle motivazioni addotte dall’autorità governativa di controllo dei media. Il 23 dicembre dello scorso anno, per la prima volta, Budapest è scesa in piazza. Martedì 3 gennaio, altre centomila persone hanno protestato. Se l’Europa mugugna soltanto (furbescamente, l’Ungheria ha approvato la nuova costituzione durante il suo turno di presidenza Ue), gli Usa si sono decisi prima, e proprio il 23/12 Hillary Clinton ha mosso il primo passo con una dura lettera indirizzata a Orbán. Il testo pare toccasse anche la questione Klubradio.

Mentre la Commissione Europea studia l’articolo 7 del Trattato di Lisbona (concernente la possibilità di togliere il diritto di voto agli stati che violano le regole democratiche), Mark Palmer, ex ambasciatore americano tra il 1986 e il 1990, sta lavorando alla restaurazione di Radio Free Europe in Ungheria, e qualcuno dice che le operazioni siano già quasi attive (d’altronde l’emittente è già attiva per Afghanistan – dove Radio Azadi, il servizio locale di RFE/RL, è il più seguito di tutto il paese – Pakistan, Kosovo, Ucraina, Iraq, eccetera). Appello raccolto da Charles Gati, professore di nascita ungherese della John Hopkins University, e dallo scrittore Paul Lendvai.
Nata come propaganda anticomunista, Radio Free Europe si rivolge ora contro uno storico avversario della falce e martello (anche se nel suo gabinetto, di otto ministri, tre facevano parte del partito comunista pre-1989).
Le prime trasmissioni partirono nel 1950 dirette verso la Cecoslovacchia, e continuarono fino alla caduta della Cortina. Finanziata dalla Cia dalla fondazione al 1971, negli anni successivi RFE/RL venne posta sotto la supervisione dell’International Broadcasting Bureau come organizzazione no-profit. Fu fondamentale, nonostante i costanti tentativi di disturbo del segnale, il suo apporto alla rivoluzione ungherese del 1956 quando trasmise, nei mesi precedenti, il racconto dell’insurrezione di Poznan, in cui morirono più di 100 operai sotto il fuoco sovietico.
Ma la nuova battaglia, in Ungheria, si combatterà con armi più sottili. L’ultimo singolo di Rihanna, per esempio.

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