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07:35 domenica 4 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

Cold Summer Action Movie Wars!

15 Luglio 2011

Al cinema intorno al 4 luglio

Durante il weekend lungo del quattro luglio, i cinema americani cercano di offrire grandi titoli per grande divertimento, e quest’anno dominavano Super 8 di Abrams e il terzo Transformer. Rimaneva nei cinema, già da qualche settimana, il grande flop Green Lantern, che secondo molti recensori definisce un nuovo standard di pochezza quando si tratta di progettare a tavolino nuove saghe e nuove movie star.

Ho visto Green Lantern, in effetti dà un senso di vuoto pari a quello dei cortometraggi anni Novanta, senza comparse, in cui tutto sembra avvenire quando non c’è nessuno in giro. Ho visto Transformer – Dark of the Moon, è molto meglio dei primi due capitoli, in più è in 3D, ma è soprattutto una versione dinamica di Megastrutture ambientata a Chicago: la battaglia finale, sebbene penosamente interminabile e narrativamente inutile, è un monumento da mondo bizzarro all’architettura di Chicago, e si assiste alla distruzione delle torri gemelle della copertina del disco famoso dei Wilco. Il love interest di Shia LaBeouf, un’ex modella di Victoria Secret, è se possibile ancora più improbabile del personaggio interpretato nei primi due episodi da Megan Fox, e non c’è molto altro da dire sul film (non c’è nulla da dire sulle macchiette di Frances McDormand e Turturro) se non che la Battaglia Finale come modo per concludere i filmoni secondo me è ormai entrata nella sua decadenza, e a breve credo che cominceranno a uscire film in cui ci sono scene finali violentissime e brevi, come quando arrivò il punk dopo gli Yes. Sì ecco le grandi scene di battaglia sul finale di ogni film con effetti speciali e scontri armati sono come il progressive. Non ho visto Super 8 perché ho paura degli alieni e perché su Avclub dicono che è troppo citazionista. (L’universo citazionista mi è andato di traverso per sempre il giorno che ho visto, al Duane Reade della strada principale del quartiere più aggiornato di New York, una sezione bevande intitolata “Retro Brands”.) (Su Super 8, Avclub: “Raccontare più di così rovinerebbe l’aura di sorpresa attentamente coltivata da Super 8, ma basti dire che quanto segue non sarà troppo una sorpresa per chi ha visto i film che prestano a Super 8 il proprio DNA: film di Spielberg e di altri. Ecco cos’è che rende i film di Abram familiari in modo al tempo stesso accogliente e frustrante…”)

Un film d’essai all’IFC

La mattina di domenica 3 vado al cinema d’essay del Village, a NY, a vedere un film d’animazione giapponese: Summer Wars, di Mamoru Hosoda. Molto promettente visti i temi: una saga familiare con al centro una nonna molto in gamba ma moribonda che vive in una villa clamorosa in legno in mezzo a un verde grondante rugiada molto Miyazaki; un enorme social network dall’interfaccia impareggiabile attraverso cui passa non solo tutta la vita sociale dei giapponesi e per vita sociale si intende anche tutta l’economia e l’amministrazione pubblica e quindi i semafori e l’acqua; un virus pazzo che mette in pericolo il social network, con aggiunta di razzi sganciati allo scadere di un conto alla rovescia contro obiettivi strategici giapponesi; un nerd che deve conquistare una ragazza carina salvando il mondo.

Summer Wars è il vero film di quest’estate, per me, anche se è in realtà uscito nei cinema americani lo scorso Natale e non lo è andato a vedere nessuno. Probabilmente, mi dico dopo mezz’ora di film in cui il ritmo, le invenzioni visive e la bellezza dei personaggi e del ritratto di famiglia mi fanno pensare a un capolavoro, questo non può essere considerato un filmone commerciale. I rapporti tra i protagonisti, soprattutto i membri della famiglia, sono molto curati, il tema è vecchio Giappone e nuovo Giappone. Sembra un’impresa seria.

A un certo punto capisco che non è un film d’essai

Verso la fine del film la complessità della trama ingenera quel meccanismo farraginoso dei film d’azione, che si complicano sempre più finché capiamo che solo una semplicistica battaglia finale potrà levare le castagne dal fuoco; per giunta, in questo caso si tratta di una battaglia virtuale, nel vasto campo Inception/Matrix/Tron, e piano piano smetto di pensare che si tratti di un capolavoro. 1) La storia d’amore è fasulla, lui è un genio matematico con la manina imbarazzata dietro la nuca, lei è interessante solo perché ha un rapporto morboso con lo zio scappato in America in gioventù (il che però è una delle chicche del film e fa capire la differenza sostanziale con i film americani: un rapporto morboso con lo zio nel filmone americano non lo trovi). 2) La vicenda è così insolubile che il vero finale dovrebbe essere la distruzione della terra e non la salvezza tramite l’intraprendenza di tre adolescenti intraprendenti. 3) Si salvano per un pelo. 4) Nessuno paga e alla fine tutti ridono e c’è anche la scena goffa del bacio con astanti che fanno facce deformi da cartone giapponese. Insomma non è un capolavoro.

E qui viene il bello. Perché se questo non è un capolavoro giapponese, la sua presenza all’IFC Theater diventa uno strano paradosso. Ne ho la prova solo uscito dal cinema, quando scopro che il film in Giappone è stato un successo. 127 cinema, Settimo in classifica incassi. Un bel film d’azione che molti sono andati a vedere. Un filmone di cui si parla, che fa girare soldi ma anche rimesta qualche sentimento collettivo, boh, profondo.

Ciò che ha fatto l’IFC Theater è trasmettere un film di cassetta, un successo commerciale giapponese, che ha tanti meriti, come i film d’azione americani, che riporta una sensibilità diversa rispetto a quella americana, e allora forse è una sensibilità di cui c’è bisogno e che giustificherebbe la proiezione di Summer Wars in quel cinema: resta il fatto che sapere che IFC, il serissimo cinema che dà tutti i film che devi andare a vedere, dai documentari sugli stilisti a Herzog in 3D, si metta a trasmettere in una minuscola sala un filmone magniloquente e mainstream è spassoso.

L’ipotesi irrilevante sull’insuccesso del film in America: le accuse agli USA

“Love Machine”, il virus matto che mette in pericolo il Giappone, viene da un programma di intelligenza artificiale sviluppato in America e sfuggito al controllo dell’esercito. Quindi, siccome andava cercato un cattivo minimo, almeno iniziale, che mettesse in moto la storia ma non fosse Anonymous, hanno deciso, con due riferimenti quasi paternalistici, veramente buttati lì, di dire che i colpevoli relativi erano gli americani. Non credo sia il motivo della sfortuna americana e mondiale del film, ma non potevo non dirlo.

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