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11:32 lunedì 24 agosto 2026
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen Joy of Joys, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.

Clément Roussier

Un attore interpreta se stesso nella propria città, Parigi

16 Dicembre 2011

L’intero servizio è stato pubblicato sul numero 5 di Studio

Per noi si è lasciato sedurre dal fascino discreto della borghesia sartoriale anche se confessa onestamente «non so niente di moda», prestando corpo e volto per una storia che racconta il mal di Parigi.
«Se non fosse Parigi? Sono appena tornato dalla Russia, sto pensando di passare l’inverno a San Pietroburgo, anche se mi piacerebbe provare a vivere a Buenos Aires per vedere come può essere la vita dall’altra parte del mondo». Il mondo che Clément Roussier ci racconta è quello della Parigi da cahiers du cinema, un luogo per nulla ameno per lui che, al primo debutto importante – Belage, 2009, presentato al Festival di Locarno – ha incontrato Michel Piccoli, compagno di set e mentore. «Non so dove stia andando davvero il cinema, so solo ched eve rimanere una finestra; un mezzo per guardare e uno con cui scappare, lasciarsi completamente alla messa in scena della follia di un altro. Purtroppo attualmente il mito francese del cinema andrebbe un po’ rivista, perché in questa dimensione di irreale che ci concediamo anche solo per qualche minuto, sta scomparendo».
L’attore francese è però anche il primo a credere ancora fortemente nel mito della pellicola: «Il film che sognerei di vedere? Non sono riuscito a sognarlo, allora diciamo che l’ho già visto». Se James Bond fosse stato un francese doc, lui avrebbe sicuramente potuto prendere parte alle staffette per interpretarlo nel corso degli anni, algido e defilato il giusto, per nulla cordigiano accanito delle tribune cinematografiche, eppure completamente fedele a sua Maestà le cinema.
Un viso che oltrepassa gli steccati generazionali, visto che potrebbe essere uscito tranquillamente da una delle pellicole del primo Rohmer, Clément è molto conscio dello stato influenzale in cui è caduto il cinema europeo in tempo di crisi: «L’arte deve essere la voce del suo tempo, e allora l’economia mai come ora influenza enormemente il nostro modo di vivere, consumare, cultura inclusa. Ma non bisogna assolutamente perdere di vista un delicatissimo equilibrio: leggere il nostro tempo con una voce sensibile. Non c’è bisogno di vedere documentaristi ovunque in giro a raccontare tutto: quello che vogliamo davvero vedere è quello che si guarda intorno e lo racconta a suo modo. Abbiamo bisogno di persone che ci raccontino il loro quotidiano, quello che realmente sono. L’arte nasce solo da lì». Romanticismo quello di Clément che, nonostante li incarni tutti, continua a smontare i cliché, anche quello circa l’homme parisien che ha interpretato in questo servizio. «A volte vorrei essere molto più monsieur, ci provo e mi accorgo con un po’ di onestà che non lo sono. E poi mi dico che in fondo non è male essere un mec, perché l’esserlo di dà una forma di libertà e ironia che non vorrei mai perdere.

Manuela Ravasio

Foto: Ola Rindal

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