Il romanzo di David Foster Wallace non ha avuto ricadute solo sui critici e i lettori. Se ne trovano tracce in ogni ambito della cultura e, anche a 30 anni dall'uscita, è difficile distinguere tra ammirazione e ossessione.
In vista dell’uscita del film di Cime tempestose, la Gen Z sta recuperando il libro e lo sta trovando difficilissimo
Oppure noioso: qualcuno dice che per arrivare alla fine ha deciso di leggere soltanto i dialoghi, altri consigliano di partire dal capitolo 4.
Ci siamo quasi: l’uscita di Wuthering Heights, uno dei film più attesi dell’anno, è vicina. Il film diretto da Emerald Fennell (la regista del viralissimo Saltburn con Barry Keoghan e Jacob Elordi, e prima ancora dell’apprezzatissimo Promising Young Woman con Carey Mulligan) arriverà nei cinema il giorno di San Valentino. Sono ormai mesi che si parla di questo adattamento – in realtà non si sa neanche se sarà un vero adattamento: la trama potrebbe essere stata stravolta o cambiata – con protagonisti Jacob Elordi e Margot Robbie nei panni di Catherine e Heathcliff: prima per le scelte di casting, ritenute sbagliate e offensive dai lettori, che hanno accusato la regista di whitewashing, poi per il trailer pruriginoso. Secondo i detrattori Margot Robbie sarebbe troppo “vecchia” per interpretare Catherine, appena maggiorenne, mentre Jacob Elordi non c’entra assolutamente niente con Heathcliff, che nel romanzo viene definito un “dark-skinned gypsy”, “zingaro di carnagione scura”. Nelle ultime settimane a queste polemiche se n’è aggiunta un’altra: molti utenti e creator ventenni, incuriositi dal film per varie ragioni (la presenza di Jacob Elordi, il fatto che racconti una “storia d’amore tossica”, il desiderio di rivivere la stessa esaltazione provocata da Saltburn, le cui scene ritenute più “spicy” o disturbanti sono state virali sui social per settimane) si sono messi a leggere Cime tempestose in attesa dell’uscita del film.
Alcuni di loro hanno iniziato a lamentarsi su TikTok di quanto l’appassionante capolavoro di Emily Brontë, scritto nel 1845 e pubblicato nel 1847, si sia rivelato sorprendentemente complesso e anche un po’ noiosetto. Tra chi dispensa consigli per facilitare la lettura (ascoltare l’audiolibro o cominciare direttamente dal quarto capitolo, saltando tutta la cornice introduttiva), chi confessa di aver finito il libro utilizzando metodi particolari (leggere soltanto i dialoghi, ad esempio, perché «ci sono troppe descrizioni»), chi ammette di non capire quello che dice Joseph (il servo anziano che parla in dialetto) e chi condivide l’albero genealogico disegnato per capire bene chi è chi, una parte dei ventenni di oggi non sembra riuscire a immergersi in un romanzo disperato e violento che ha emozionato e, soprattutto, turbato (per non dire devastato) generazioni e generazioni di lettori. Tanti di questi video e commenti, in realtà, sono ironici, anzi autoironici: i Gen Z si rendono conto delle loro difficoltà e si prendono in giro. In un articolo uscito sul Giornale, Erika Pomella ha interpretato questi contenuti come il sintomo «dell’incapacità della Gen Z di leggere i classici». Una generalizzazione un po’ eccessiva: a prescindere dalla generazione a cui apparteniamo, forse oggi tutti facciamo più fatica di un tempo a leggere questo genere di libri, per colpa del modo in cui i social e gli smartphone hanno modificato la nostra capacità di concentrazione. Ma siamo anche sicuri che esistono anche dei Gen Z che stanno amando (o ameranno) la lettura di Cime tempestose, anche solo per la qualità degli insulti.
Il nuovo libro dell'autrice di Bluets racconta un omicidio, un processo e un trauma familiare. Ma, soprattutto, è un'accusa contro una cultura che trasforma in spettacolo persino la morte di una donna.