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15:07 lunedì 2 marzo 2026
Zendaya e Tom Holland si sarebbero sposati in segreto ma lo stylist di Zendaya ha spifferato tutto ai giornalisti Lo stylist lo ha rilevato sul red carpet degli Actor Awards, dicendo ai giornalisti colti alla sprovvista dall'annuncio: «Ve lo siete persi».
Scritto con Ottessa Moshfegh, interpretato da Josh O’Connor, Saoirse Ronan e Jessie Buckley: il nuovo film di Alice Rohrwacher è già uno dei più attesi dell’anno Ad aprile la regista inizierà le riprese dell'adattamento di The Three Incestuous Sisters, fiaba gotica scritta e illustrata da Audrey Niffenegger.
Oltre al nuovo disco i Gorillaz hanno fatto uscire un film d’animazione che si può vedere gratis su YouTube Il film si intitola The Mountain, The Moon Cave and The Sad God ed esce nello stesso giorno del loro nuovo disco, The Mountain.
Ai Cèsar, il più importante premio cinematografico francese, il pubblico ha subissato di fischi il video tributo a Brigitte Bardot Pochi applausi, moltissimi fischi e anche un grido, che si è sentito distintamente durante la diretta: «Razzista!».
Una racconto distopico in cui l’AI distrugge l’economia mondiale pubblicato su un blog ha causato una perdita di 200 miliardi sul mercato azionario Secondo alcuni si è trattato di una coincidenza. Secondo altri, il racconto ha mandato nel panico gli investitori e stravolto i mercati per un giorno intero.
Mastro Lindo è andato in pensione dopo 68 anni di onorata carriera nell’industria delle pulizie La multinazionale P&G ha deciso di ritirare il logo e ha dato l'annuncio con una conferenza stampa tenuta dallo stesso Mastro Lindo su Instagram.
Paramount è riuscita a prendersi Warner, ma adesso dovrà pagare quasi tre miliardi di penale a Netflix Che si vanno ad aggiungere ai 77 che spenderà per completare l'acquisizione. Che comunque potrebbe non completarsi, se l'Antitrust non darà il via libera. E in questo caso, Paramount dovrà pagare altri 7 miliardi di multa.
Il ministro della Difesa pakistano ha dichiarato guerra all’Afghanistan con un post su X Per il diritto internazionale, ovviamente, non si può dichiarare guerra a un Paese via social, ma a Khawaja Mohammad Asif sembra non importare.

E se le scuole fossero il posto più sicuro dove lasciare i bambini?

Ragionamenti attorno a pandemia e sistema scolastico, e su quel principio per il quale "la mia attività è più essenziale della tua".

19 Ottobre 2020

Quindi le scuole hanno richiuso, per ora solo in Campania. È una sorpresa? Molto probabilmente no. Chiuderanno in altre città? Molto probabilmente sì. È una tragedia? Per qualcuno di sicuro, ma non per chi si straccia le vesti pubblicamente. I ragazzi faranno errori di ortografia per colpa del lockdown? Non scherziamo. Potevamo prevedere una didattica a distanza potenziata in questi casi? Potevamo. E non l’abbiamo fatto. Potevamo comprare qualche dispositivo in più – per chi non li ha – e qualche banco monoposto in meno? Potevamo. E dare un modo per connettersi più agevolmente agli studenti che non hanno una connessione decente? Neanche questo è stato fatto.  Ma, mentre lo stiamo rivivendo, il sospetto è che tutte queste cose le sapessimo già. Una battutina l’avevamo fatta o sentita tutti, anche solo per scaramanzia.

Quel che forse, non sapevamo è che, finora, per molti genitori la scuola è stato – è! – il posto più sicuro in cui lasciare i bambini. E, anzi, il problema comincia nel momento esatto in cui i cancelli si aprono e decine di genitori non hanno ancora compreso il concetto di assembramento. Per me (noi) la vita di genitore, in questo mese, è stato un lunghissimo schivare feste, partite di pallone, eventi carnascialeschi di ogni specie, baccanali. Ancora venerdì scorso, mi sono ritrovato d’improvviso in un gruppo Whatsapp in cui invitavano mia figlia a un pigiama party che secondo oggetto e descrizione del gruppo doveva scongiurare un “confinement” (e occorreva portare, non so bene per quale ragione, un abito viola per l’occasione). L’ho immaginata come la festa per la fine del proibizionismo in C’era una volta in America e con una scusa l’abbiamo scampata. La festa in piscina – l’hanno fatta pure a Wuhan, mi ha detto un genitore senza ironia – l’abbiamo boicottata con un’altra balla. La partita di pallone andando a fare una lunga pedalata con una bici nuova, la pizzata ordinando la pizza a casa. Con la pena di nascondere ad alta voce che il punto fosse la pizza e non la compagnia. Perché – ovviamente – per ogni rinuncia serve una spiegazione ai bambini che tenga assieme l’evitare i rischi col non rovinargli la vita sociale.

Così, mentre i compiti prima di essere raccolti dalla maestra vanno lasciati a “decantare” – la prima volta che me l’ha detto mio figlio pensavo fosse diventato un sofisticato battutista, ma poi ho scoperto che è davvero questo il termine che usano – alle 16 e 30 mangiano patatine dallo stesso contenitore perché “ma esisterà davvero questo virus? Non è solo per licenziare qualcuno”. E le partite di calcio le facciamo nel cortile del palazzo perché tanto se gioca la Serie A… e poi nel cortile la polizia non controlla. “Li denuncio per violazione di domicilio”. Perché, si sa, che siamo il popolo delle cartebollate e stupisce che il Codacons non abbia già denunciato la Cina. O il Covid-19 stesso.

In realtà, anche il più assurdo escamotage o invito nasconde, credo, una ragione molto più profonda. E, forse, anche più semplice. Perché anche le iniziative più diverse si possono spiegare e ricondurre all’idea che le attività essenziali sono solo le proprie, mentre le attività inessenziali sono tutte quelle degli altri. Lo smart-working si dovrebbe fare? Certo. Ma noi ci dobbiamo vedere in presenza. Perché Zoom non voglio impararlo e ho aspettato tutta la vita per comandare. Qualcosa andrebbe chiuso? Certo, ma chiudiamo le scuole così io posso continuare ad andare al lavoro e fare il brillante. Le piscine e le palestre andrebbero chiuse? Certo, perché io non ci vado. Al ristorante, invece, qualche volta sì, quindi resistiamo. Le partite dovrebbero farle col pubblico? Giammai. Quei bruti che non resistono senza il calcio. Però non fatemi saltare il festival, l’incontro col pubblico, l’evento. Perché noi ci distanziamo, siamo brave persone. E perché? Allo stadio non si distanziano? Sì, ma non si sa mai. Saranno tutti complottisti, quelli.

L’idea di doverci limitare – consumatori ossessivi, perfino quelli che pensano di essere antisistema – non ci viene naturale, così il contenimento del virus ci ha trasformati nella polizia iraniana degli altri. Una polizia morale che secondo criteri personali giudica che il proprio aperitivo sia legittimo e la sauna altrui non lo sia. La presentazione del libro sia cosa buona e giusta e la messa meno. È ovvio anche a me che questo pezzo è più probabile venga letto da uno che ha visto una presentazione e non da qualcuno che è stato al derby di Milano e, tuttavia, mi viene difficile credere che solo una delle due cose sia inessenziale. Poi, mentre scrivo, mi arriva l’invito al festival dei clown di Milano. Ringrazio la mamma che mi ha regalato il finale del pezzo e, intanto, le chiedo se i clown mettono la mascherina colorata per prendere tempo.

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