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07:34 martedì 28 aprile 2026
Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.
C’è un’estensione per browser che quando passi troppo tempo a scrollare blocca il pc facendo comparire l’immagine di un gatto grassottello L'ha creata uno sviluppatore giapponese per frapporre tra sé e il doom scrolling un dissuasore felino a cui è difficile resistere.
Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.
Park Chan-wook è finalmente riuscito a trovare i soldi e il cast per girare il film western a cui sta lavorando da dieci anni Sessanta milioni di dollari, un cast composto da Matthew McConaughey, Austin Butler e Pedro Pascal e un titolo: The Brigands Of Rattlecreek.
Secondo molti le scene viste alla Cena dei Corrispondenti della Casa Bianca ricordano più una sitcom che un attentato Trump che inciampa, Vance portato via di peso, Miller che usa la moglie incinta come scudo umano, Kennedy Jr. che si scorda la moglie in sala, gente che pensa al vino e a finire la cena: momenti degni delle migliori commedie americane.
La Slovenia non solo boicotterà l’Eurovision ma al suo posto trasmetterà una rassegna di film palestinesi «Trasmetteremo la rassegna cinematografica Voices of Palestine, una serie di film di finzione e documentaristici palestinesi», ha detto il direttore della tv pubblica slovena.
Su YouTube è stato pubblicato Giorni di gloria, il primo film italiano a raccontare la Resistenza Lo girarono nel '45 Luchino Visconti, Mario Serandrei, Giuseppe De Santis e Marcello Pagliero, con l'intenzione di lasciarci «la testimonianza definitiva della lotta partigiana».
Sta per uscire il nuovo album di Thomas Bangalter dei Daft Punk ed è di nuovo la colonna sonora di un balletto Si intitola Mirage: Ballet For 16 Dancers e uscirà il 5 giugno. Nell'attesa, se ne può ascoltare già un pezzettino su YouTube.

Il belga educato

Debutto dell'ex designer di Cacharel. Bravo e discreto ma che vende con l'understatement.

27 Gennaio 2012

Fa ancora un certo effetto vedere Dawei Sun et Ling Liu “aprire” la pagina di Cacharel: un ritratto molto Juergen Teller  per la coppia di designer cinesi che dalla scorsa stagione (primavera estate 2012) hanno preso le redini nella creazione della maison francese. Continua a fare effetto perché quel posto, istituzionale e iconico, fino a pochi mesi prima è stato occupato per quattro stagioni da Cédric Charlier, anche se Cacharel era uno dei pochi brand a non aver bisogno di un volto che lo rappresentasse.

Ma con Cédric Charlier la cosa fu diversa. Il designer belga, che da bravo alunno dell’estetica fiamminga si presentava con taglio a scodella da calvinista, entrò a far parte del mondo di Cacharel con estrema discrezione a partire dalla collezione Fall Winter 2009. Tanto che quando il suo profilo venne ufficializzato (anche) attraverso la home page del brand, la sua presenza fu una leggera sorpresa e una felice ovvietà. La foto di quel profilo era molto evanescente, naïve? Forse, ma di base era la quintessenza di Cacharel, quello che negli anni ha reso il brand il più accettato cliché sulle parigine, quella naturale presenza cromatica che non ha mai regalato capi must, ma molta consequenzialità. Molta abitudine, appunto. E Cédric dopo anni di voluto turnover sembrava fosse arrivato per restare; stranezza non da poco per il brand che ha visto susseguirsi designer per una decina d’anni a ritmo di uno a stagione.

Lui che aveva lavorato all’ombra ingombrante (senza nessun umorismo) di Alber Elbaz e Céline (braccio destro di Michael Kors) prima di approdare alla direzione creativa di Cacharel aveva finalmente messo uno stop a quel riciclo ideativo. Ma la primavera scorsa ecco l’annuncio, a sorpresa, del mancato rinnovamento di contratto allo stilista belga. Strano, considerato il pieno consenso ricevuto dalla critica. E un peccato, visto che tra le innovazioni apportate sottovoce c’era anche una certa ilarità – meno snob e più color oriented – cioè gli occhiali da sole in acetato arancio, lenti e montatura inclusa, positività a colori scelta anche per una conclusione scenografica e minimale della sfilata (come nella natura di Cédric), quella che prevedeva un sole caldissimo al tramonto. Un curioso scherzo del destino ha voluto che il sole dalla passerella arrivasse anche all’atelier dello stilista, lo stesso bianco e arioso ritratto per la foto di presentazione di Charlier sul sito di Cacharel.

Lui aveva declinato qualunque muso lungo e polemica e, anzi, aveva ringraziato per gli anni passati a ritrarre le donne che avrebbe voluto vedere. Risultato lasciato agli archivi: una camicia nera stampata di microfiorata che avrebbe introdotto il preppy anche in Europa senza che si pensasse sempre a Lolita. Poi di lui nulla più, tutti pronti a osservare il duo di cinesi Sun e Liu che venivano dalla corte di Balenciaga e che a Parigi hanno sempre voluto mettere radici. E ora abbiamo finalmente nuove (buone) da lui. Nuove che, non a caso, vedono accostato ancora il nome di Cédric Charlier a quello di Aeffe, il gruppo italiano che controlla l’ex “scrivania” parigina di Cédric. La compagnia emiliana ha infatti ufficializzato nei giorni scorsi la licenza della nuova linea omonima del designer belga, che vedrà il suo battesimo il 28 febbraio durante la Paris Fashion Week.

Una linea omonima di prêt-à-porter che dalle dichiarazione del presidente di Aeffe Massimo Ferretti più che a un contentino (visto il precedente licenziamento improvviso) fa pensare a una promozione tardiva: «Conosco Cédric da tempo ne riconosco il talento e sono convinto che questa sfida affrontata insieme troverà il giusto riscontro di stampa e buyer internazionali. Ritengo che oggi lui possa esprimere con il suo stile la contemporaneità della moda e le richieste del mercato».

Forse questo spiega perché Cédric dal suo arrivederci a oggi non abbia mai lasciato tracce: né nei rumors sulle direzioni creative di Parigi né dichiarazioni a freddo circa il licenziamento. Il ragazzo, bravo a scuola, buon assistente fedele e acuto valorizzatore dei cliché, è stato premiato. Torna solista perché il suo prodotto vende, questa il riassunto di Ferretti che riconosce al designer belga una certa sensibilità per il contemporaneo e il suo commercio. Cédric pioniere del prêt-à-porter di nuovo vendibile e intelligente? Il rischio è che l’ex studente di Bruxelles abbia un compromesso produttivo (alto) e un viso buono da difendere. E quindi ancora una volta, faccia la spalla di se stesso. Un peccato perché rimane lo stilista del reale che aspettavamo da tempo.

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