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Il governo di Pedro Sánchez rischia di cadere per colpa di Guernica di Picasso Tutto inizia con la richiesta del governo della comunità autonoma dei Paesi Baschi di portare l'opera a Bilbao. Richiesta negata dall'esecutivo Sánchez.
Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.
In dieci anni gli affitti a Berlino sono aumentati del 69 per cento I prezzi sono aumentati in tutta la Germania, ma nella capitale la situazione è nettamente la peggiore.
La petizione per interrompere tutti i rapporti tra Unione europea e Israele ha superato il milione di firme Ora la Commissione europea dovrebbe presentare al Consiglio una proposta formale che, se approvata, porterà alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele.
Al Festival di Cannes verrà presentato Gli amanti della notte, il primo film tratto da un romanzo di Mieko Kawakami All the Lovers in the Night di Yukiko Sode, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice giapponese, è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard.
La Danimarca è diventata il primo Paese al mondo a usare solo energie rinnovabili per un mese intero A marzo del 2025 il Paese è riuscito a soddisfare tutto il suo fabbisogno energetico usando solo l'eolico e il solare, per 31 giorni consecutivi.

Cbs contro Al-Jazeera

What's trending, il programma dedicato alla rete dell'emittente Usa. Che copia (male) un format arabo

18 Ottobre 2011

Woody Allen diceva che il cinema si ispira alla vita, che a sua volta si ispira alla TV. Che, aggiungeremmo noi, sempre più spesso si ispira a internet. Talvolta con dubbi risultati: qualcuno forse avrà visto, tra un collegamento sulle primarie repubblicane e uno sulla protesta di Zuccotti Park, i servizi curati dallo “Stream Team” della Cnn, squadra specializzata nello scovare video di gattini su YouTube e comprensibilmente ridicolizzata da The Daily Show di Jon Stewart (scoop: quel gattino carino che indossa da solo una maschera da coniglio è un trucco, in realtà si toglie la maschera e poi il suo padrone ha postato il video in reverse, ma la squadra speciale della Cnn l’ha smascherato).

Ma, a parte i random moment di video trasmessi tra una notizia e l’altra,  bisogna ammettere che negli ultimi mesi la tivvù americana si è rimboccata le maniche nel tentativo di interagire con la rete in modo da andare un po’ oltre la cazzatina estemporanea in stile Monty Python («and now for something completely different»). Ci ha provato l’emittente Cbs, che lo scorso maggio ha lanciato la trasmissione “What’s Trending”, in onda ogni martedì mattina, ideata e realizzata dalla ventottenne Shira Lazar. Il format è quello del web live show, con la particolarità che si tratta di un programma dichiaratamente «driven by social networking». Insomma si vede quello che va su Twitter, Facebook eccetera, non ci si limita a segnalarlo, ma lo si approfondisce e, di preferenza, si invitano ospiti in studio – dalle superstar di cui sui social media si parla molto, vedi Will.I.Am, alle celebrità da internet, vedi la ragazzina carina che suona la chitarra su YouTube.

Niente gattini. Un formato sperimentale (ma non troppo, come vedremo più in là) che è piaciuto ai critici più del contenuto. Mike Hale sul New York Times ha fatto notare che un programma del genere esisteva già sull’Abc: si chiamava “iCaught”. Ma era esattamente il tipo di show che mandava in onda i video di gattini. Il critico del Nyt boccia “What’s Trending” spiegando che «il tentativo da parte di Lazar e dei produttori di trovare una chiave intelligente per discutere l’attualità attraverso la lente di Facebook e di Twitter è per lo più fallito». Eppure definisce l’idea in sé «rivoluzionaria», in quanto si tratta di un «programma settimanale, in diretta e lungo mezz’ora, che viene trasmesso sul sito internet di uno dei principali canali televisivi».

Forse. Ma dipende da che cosa si intende per «principali canali televisivi». Come fa notare Jared Keller su The Atlantic, il formato di “What’s Trending” ricorda molto quello di un programma andato fino a poco tempo fa in onda sull’edizione in lingua inglese di Al-Jazeera. Stiamo parlando di “The Stream,” programma condotto da Derrick Ashtong, classe 1975, laurea ad Harvard, divenuto celebre nel 2008 grazie a un video virale pro-Obama. “The Stream” è nato sull’onda della Primavera Araba, con l’intento di portare in video i topic più importanti dell’attualità internazionale: non solo le rivolte in Egitto, Tunisia, Bahrein e Arabia saudita, ma anche cronaca politica e sociale che, in varie parti del mondo, ha trovato nei social media mezzi utili – dalla protesta #occupywallstreet all’attivismo contro i cartelli del narcotraffico in Messico sotto l’hashtag #estadofallito, passando per i giovani tibetani.

Il critico dell’Atlantic sostiene che “What’s trending” non regge proprio il paragone con “The Stream.” Del programma di Al-Jazeera ispirato ai social media, Keller aveva tessuto le lodi anche sul Nieman Journalism Lab, spiegando che rappresentava «un distillato della copertura globale tipica di Al-Jazeera con un occhio rivolto ai social media». E in effetti, almeno secondo chi scrive, gli approfondimenti di “The Stream” sulla protesta in Bahrein (specie visto che i tweet in arabo vengono tradotti in inglese)  hanno qualche valore aggiunto rispetto a @ClaraC che suona la chitarra ospite di “What’s trending.”

Detto questo, anche “The Stream” potrebbe essere fatto meglio. Alcune cose meritano veramente, tipo le discussioni con il pubblico intavolate via twitter sul genere «#IfPalestineWereaState, #WhenASaudiWomanDrives, completate la frase». Ma a seguire le puntate dello show si ha la sensazione che gli autori abbiano voluto esagerare. Tutte le interviste sono fatte via Skype, i video sono ripresi dalle telecamere in studio mentre Ashong li visualizza sul suo schermo… nulla di male, se non fosse che a volte la connessione Skype dell’interlocutore andasse in freeze o i video ci mettessero diversi secondi a caricare. Risultato: in video tutto questo risulta molto, molto fastidioso. Va bene essere web-centered, ma era davvero così difficile estrapolare un filmato?

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