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Nanni Moretti ha annunciato che voterà No al referendum sulla giustizia con una storia Instagram molto morettiana «Al referendum voto no cari saluti» ha annunciato sul social, in una storia che secondo tanti è un rimando anche a Caro diario.
L’avvocato di Maduro si è lamentato del fatto che Maduro non lo sta pagando per colpa delle sanzioni statunitensi al Venezuela Quando ha accettato di difendere in tribunale i coniugi Maduro, l'avvocato Barry Pollack non immaginava che avrebbe dovuto farlo gratis.
Alla prossima Biennale d’Arte di Venezia non ci sarà neanche un artista italiano A parte quella scelta per rappresentare il nostro Paese nel Padiglione Italia, Chiara Camoni.
Dopo essere stato snobbato agli Oscar, Park Chan-wook si è consolato con la nomina a presidente della giuria del Festival di Cannes Il regista torna, stavolta con un ruolo "istituzionale", al Festival che lo ha fatto conoscere a tutto il mondo: fu qui che nel 2004 presentò Oldboy.
L’Isis sta invitando i suoi miliziani a imparare a usare l’AI per diventare «jihadisti migliori» E sta fornendo anche delle pratiche guide per capire quale delle numerose AI oggi disponibile si presta meglio a ogni jihadistico proposito.
Un’artista ha passato gli ultimi 12 anni a girare un remake di Titanic identico inquadratura per inquadratura a quello di James Cameron L'opera è dell'artista cilena Claudia Bitrán, si intitola Titanic, A Deep Emotion e verrà esposta alla Cristin Tierney Gallery di New York.
Dopo la giacca dedicata agli Oasis, Lidl ci riprova con una borsa a forma di carrello della spesa La trolley bag firmata dallo studio di design di Nik Bentel si può vincere iscrivendosi a un concorso sul profilo Ig della catena di supermercati
A Milano ha aperto BAOL, la prima biblioteca a offerta libera della città, pensata per i lettori in difficoltà economiche Si trova in viale Molise n. 47 e funziona così: chi vuole prendere in prestito, prende in prestito; chi vuole comprare, paga quel che può.

Cbs contro Al-Jazeera

What's trending, il programma dedicato alla rete dell'emittente Usa. Che copia (male) un format arabo

18 Ottobre 2011

Woody Allen diceva che il cinema si ispira alla vita, che a sua volta si ispira alla TV. Che, aggiungeremmo noi, sempre più spesso si ispira a internet. Talvolta con dubbi risultati: qualcuno forse avrà visto, tra un collegamento sulle primarie repubblicane e uno sulla protesta di Zuccotti Park, i servizi curati dallo “Stream Team” della Cnn, squadra specializzata nello scovare video di gattini su YouTube e comprensibilmente ridicolizzata da The Daily Show di Jon Stewart (scoop: quel gattino carino che indossa da solo una maschera da coniglio è un trucco, in realtà si toglie la maschera e poi il suo padrone ha postato il video in reverse, ma la squadra speciale della Cnn l’ha smascherato).

Ma, a parte i random moment di video trasmessi tra una notizia e l’altra,  bisogna ammettere che negli ultimi mesi la tivvù americana si è rimboccata le maniche nel tentativo di interagire con la rete in modo da andare un po’ oltre la cazzatina estemporanea in stile Monty Python («and now for something completely different»). Ci ha provato l’emittente Cbs, che lo scorso maggio ha lanciato la trasmissione “What’s Trending”, in onda ogni martedì mattina, ideata e realizzata dalla ventottenne Shira Lazar. Il format è quello del web live show, con la particolarità che si tratta di un programma dichiaratamente «driven by social networking». Insomma si vede quello che va su Twitter, Facebook eccetera, non ci si limita a segnalarlo, ma lo si approfondisce e, di preferenza, si invitano ospiti in studio – dalle superstar di cui sui social media si parla molto, vedi Will.I.Am, alle celebrità da internet, vedi la ragazzina carina che suona la chitarra su YouTube.

Niente gattini. Un formato sperimentale (ma non troppo, come vedremo più in là) che è piaciuto ai critici più del contenuto. Mike Hale sul New York Times ha fatto notare che un programma del genere esisteva già sull’Abc: si chiamava “iCaught”. Ma era esattamente il tipo di show che mandava in onda i video di gattini. Il critico del Nyt boccia “What’s Trending” spiegando che «il tentativo da parte di Lazar e dei produttori di trovare una chiave intelligente per discutere l’attualità attraverso la lente di Facebook e di Twitter è per lo più fallito». Eppure definisce l’idea in sé «rivoluzionaria», in quanto si tratta di un «programma settimanale, in diretta e lungo mezz’ora, che viene trasmesso sul sito internet di uno dei principali canali televisivi».

Forse. Ma dipende da che cosa si intende per «principali canali televisivi». Come fa notare Jared Keller su The Atlantic, il formato di “What’s Trending” ricorda molto quello di un programma andato fino a poco tempo fa in onda sull’edizione in lingua inglese di Al-Jazeera. Stiamo parlando di “The Stream,” programma condotto da Derrick Ashtong, classe 1975, laurea ad Harvard, divenuto celebre nel 2008 grazie a un video virale pro-Obama. “The Stream” è nato sull’onda della Primavera Araba, con l’intento di portare in video i topic più importanti dell’attualità internazionale: non solo le rivolte in Egitto, Tunisia, Bahrein e Arabia saudita, ma anche cronaca politica e sociale che, in varie parti del mondo, ha trovato nei social media mezzi utili – dalla protesta #occupywallstreet all’attivismo contro i cartelli del narcotraffico in Messico sotto l’hashtag #estadofallito, passando per i giovani tibetani.

Il critico dell’Atlantic sostiene che “What’s trending” non regge proprio il paragone con “The Stream.” Del programma di Al-Jazeera ispirato ai social media, Keller aveva tessuto le lodi anche sul Nieman Journalism Lab, spiegando che rappresentava «un distillato della copertura globale tipica di Al-Jazeera con un occhio rivolto ai social media». E in effetti, almeno secondo chi scrive, gli approfondimenti di “The Stream” sulla protesta in Bahrein (specie visto che i tweet in arabo vengono tradotti in inglese)  hanno qualche valore aggiunto rispetto a @ClaraC che suona la chitarra ospite di “What’s trending.”

Detto questo, anche “The Stream” potrebbe essere fatto meglio. Alcune cose meritano veramente, tipo le discussioni con il pubblico intavolate via twitter sul genere «#IfPalestineWereaState, #WhenASaudiWomanDrives, completate la frase». Ma a seguire le puntate dello show si ha la sensazione che gli autori abbiano voluto esagerare. Tutte le interviste sono fatte via Skype, i video sono ripresi dalle telecamere in studio mentre Ashong li visualizza sul suo schermo… nulla di male, se non fosse che a volte la connessione Skype dell’interlocutore andasse in freeze o i video ci mettessero diversi secondi a caricare. Risultato: in video tutto questo risulta molto, molto fastidioso. Va bene essere web-centered, ma era davvero così difficile estrapolare un filmato?

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