Libri per l'estate ↓
09:46 giovedì 30 luglio 2026
Finché potremo vedere e rivedere all’infinito quella scena di Drive, di Kavinsky non ci dimenticheremo mai È morto a 50 anni uno dei grandi protagonisti della scena elettronica. Di lui resta tanto ma soprattutto una canzone, Nightcall, pezzo fondamentale di un film indimenticabile.
C’è un motore di ricerca che vuole rendere accessibili liberamente e gratuitamente tutte le opere d’arte conservate in tutti i musei del mondo Su The Last Museum si trovano già 5,8 milioni di opere e l'archivio continua a crescere giorno dopo giorno. L'obiettivo è raccogliere tutta l'arte di tutti i tempi.
Sta per uscire un libro che raccoglie centinaia di schizzi e bozzetti di Yohji Yamamoto ritrovati per caso in un magazzino di Tokyo Si intitola Yohji Yamamoto Drawings, la curatela è di Peter Saville e i disegni sono stati selezionati da Yamamoto in persona.
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
Le prime stime dicono che la devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».
Un uomo di New York è stato sfrattato dal suo appartamento perché aveva troppi libri Lui si chiama Mendel Uminer, libri posseduti: 10 mila. Sfratti subiti: 1, perché il suo ex padrone di casa considerava tutta quella carta una violazione delle norme antincendio del condominio.
Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
L’annuncio di una sua terza e incostituzionale candidatura alla presidenza degli Usa non è nemmeno lontanamente la cosa più assurda fatta da Trump alla Cena dei Corrispondenti Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".

La resistenza della carta

È spuntata una campagna per salvare la carta, fatta da un'azienda che produce carta.

21 Marzo 2012

«La notizia della mia morte è quantomeno esagerata» recita – citando Mark Twain ma riferendosi alla carta – la bella copertina a quattro colonne di piombo dell’ultimo numero di IL, con coverstory tutta dedicata al futuro – già, c’è un futuro – della stampa gutemberghiana. Eppure, un po’ per gioco (e un po’ per amore, sì) il sito The Hairpin, forse il più famoso all-female blog del web, ospita tra le sue pagine virtuali un qualcosa di molto simile a un epitaffio. A metà tra auto-obituary e de profundis, la Carta, in una commovente lettera d’addio, si rivolge al mondo, tra orgogli pionieristici, timide ammissioni di colpa e un umanissimo viscerale odio per il nuovo-che-avanza, la giovane presuntuosa Kindle (“fat bitch”, la apostrofa. Suonerà strano, ma coerentemente The Hairpin “femminilizza” anche l’e-reader). «Sto morendo,» confessa Carta – senza “la” come si conviene di questi tempi – «sono ormai dieci anni che sto, molto silenziosamente, morendo».

Come non ci stanchiamo mai di ripetere, ed altri con noi, le previsioni apocalittiche dell’Economist di sei anni fa (“Who Killed the Newspaper?” titolava, e molti altri Tiresia si sono aggiunti in questi ultimi tempi complici la nascita di Kindle, iPad e simili) si sono rivelate, se non infondate, quantomeno frettolose, e lo stesso possiamo con una certa sicurezza dire anche a proposito dell’intima confessione apparsa su The Hairpin. Ma se quando parliamo di “carta” il nostro pensiero va subito a creare la sineddoche per la quale identifichiamo la materia con libri e quotidiani e magazine, andando oltre la figura retorica non rimane che la semplice materia prima. Di dati economici sui giornali ne abbiamo letti e continueremo a leggerne milioni, eppure la cifra sottovalutata e che si è meritata molte meno indagini è quella riguardante il foglio, in sé e per sé. Che è il business di cui si occupa Domtar, azienda canadese, il più grande produttore di carta (uncoated, ossia non patinata) del Nord America e il secondo nel mondo. Si è fatta notare al pubblico grazie all’ultimo numero di Newsweek, uscito in versione vintage due giorni fa (con Don Draper, Peggy Olson e compagni di Mad Men sulla copertina) per una pubblicità in tema anni ’60, dal significativo claim «Read faster, retain more».

Poteva sembrare, all’occhio meno attento, uno dei tanti “fake ads” con grafica retrò che affollavano la special issue di Newsweek, ma la particolarità della pagina di Domtar è che a essere retrò è anche il messaggio, e non solo l’aspetto (battuta rubata all’Atlantic). Il copy che sottende al ragazzino mascherato da supereroe intento a leggere un fumetto, infatti, recita «Inside every reader there is a super reader», con consequenziale spiegazione: «To find your hidden powers, simply read on paper. Studies show you’ll read up to 30% faster while retaining more information. You’ll fly through sentences faster than a space rocket!». Si scopre quindi che la campagna della Domtar è autentica, e si chiama “Paper Because”: un’iniziativa che va contro l’oramai tecnologico spirito del tempo, e che punta a un maggiore, anziché minore, utilizzo della carta. Perché? Perché la carta è “sustainable”, “personal” e “purposeful”. Le ragioni di Domtar sono molte e condivisibili: la carta fa “girare l’economia”, in primis quella pubblicitaria; molte persone preferiscono ancora oggi approfondire temi o ricerche su supporti cartacei anziché digitali; la posta fisica viene cestinata con meno facilità di quella virtuale, eccetera.

Come giudicare una campagna simile nell’anno 2012? Anti-storica, romantica, nostalgica, retromaniaca? Comunque sorprendente, anche se, possiamo dirlo in sicurezza, questo non fermerà il declino del cartaceo in favore del digitale. Un ultimo dettaglio nel sito di Paper Because, un po’ di colore, un po’ di marketing, colpisce il lettore: nella sezione “People meet Paper” troviamo una lettera personale, ancora una volta firmata dalla Signorina Carta. «Hi, I’m Paper, do you remember me?» esordisce. «From your first paycheck to your finest presentation, I’ve always been your partner», continua l’immaginifica figura. Tornano alla mente le ultime strategie di aziende come Barilla o Mulino Bianco: rendere più appetibile il prodotto (multinazionale) presentandolo come familiare, affettuoso. Umano. La chiusa finale è infatti a effetto: «Don’t worry. I’m not going anywhere. We’ve had some great times together — and this is only the beginning. Forever yours, Paper».

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