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Emma Stone, che in Bugonia interpreta una donna accusata di essere un alieno, crede nell’esistenza degli alieni E ha spiegato anche perché: lo ha capito guardando la serie Cosmos di Carl Sagan.
Miley Cyrus è diventata la prima celebrity a fare da testimonial a Maison Margiela La campagna scattata da Paolo Roversi è una rivoluzione nella storia del brand.
Andrea Laszlo De Simone ha rivelato la data d’uscita e la copertina del suo nuovo album, Una lunghissima ombra Lo ha fatto con un post su Instagram in cui ha pubblicato anche la tracklist completa del disco.
Il Van Gogh Museum di Amsterdam rischia la chiusura a causa di lavori di ristrutturazione troppo costosi Lo dice il museo stesso: servono 121 milioni di euro per mettere a posto la struttura. Il Van Gogh Museum pretende che a pagare sia il governo olandese. Il governo olandese non è d'accordo.
C’è grande attesa attorno a The Voice of Hind Rajab, il film che potrebbe essere la sorpresa di questa Mostra del cinema Per i nomi che lo producono, per il regista che lo dirige e soprattutto per la storia vera che racconta: quella di una bambina di 6 anni, morta a Gaza.
La stylist di Julia Roberts non vuole rivelare il brand del cardigan con la faccia di Luca Guadagnino Il misterioso cardigan indossato dall'attrice al suo arrivo a Venezia è già diventato l'oggetto del desiderio della Mostra del Cinema.
In Corea del Sud è stata approvata una legge che vieta l’uso dello smartphone a scuola a tutti gli studenti È una delle più restrittive del mondo ed è stata approvata dal Parlamento con una larga maggioranza bipartisan.

Caroline Flack, i tabloid britannici e le vite degli altri

Come dimostra il suicidio di una conduttrice tv, in Inghilterra l'accanimento della stampa scandalistica continua a fare vittime.

19 Febbraio 2020

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, lo storico e filosofo R.G. Collingwood iniziò a scagliarsi contro le derive della stampa britannica, e in particolare del Daily Mail, in cui il lettore veniva incoraggiato a «intendere la notizia come un semplice divertissement per i momenti di ozio». Sollazzi nazionali per un popolo attratto dal binge drinking e dalla caccia alla volpe, di un appetito per la carne tremula, nuda, e per un’incursione nella privacy tale «che ha reso questo indulgere nella vita degli altri un tipico passatempo inglese», come ha scritto Charlie Beckett sul Guardian nel 2011, tracciando un’analisi dell’aggressività dei tabloid britannici. E adesso Caroline Flack si è suicidata, e sull’ombra lunga tracciata da Diana, quanti si erano abbandonati all’intrusione nella sua vita attraverso le pagine del Sun e del Daily Mirror – tra gli altri – hanno tuonato contro di loro.

Caroline Flack è stata tantissime cose. La conduttrice televisiva di show importanti come X Factor Uk e dei BRIT Awards: Backstage (che l’hanno ricordata nella serata di ieri). La vincitrice della 12esima edizione di Strictly Come Dancing (il corrispettivo inglese di Ballando con le stelle). Ma soprattutto, era stata la fidanzata dei due Harry più famosi d’Inghilterra: quella del principe nel 2009, in un flirt appassito in breve tempo a causa dell’accanimento dei media britannici – «a un certo punto non ero più Caroline Flack la presentatrice, ma Caroline Flack la bionda del principe Harry che ha già le rughe», aveva scritto nella sua autobiografia, Storm in a C Cup – e quella dell’ex membro degli One Direction poco tempo dopo, quando lui aveva 17 anni e lei 31. Caroline Flack, storica presentatrice di Love Island e ora ennesimo lutto che sconvolge il reality inglese, il terzo in un anno e mezzo dopo gli ex concorrenti Sophie Gradon e Mike Thalassitis, il 12 dicembre del 2019 è stata arrestata a Los Angeles con l’accusa di aver ferito alla testa il suo fidanzato, l’ex tennista Lewis Burton. Il processo sarebbe iniziato il prossimo marzo. Il Sun, che lunedì le ha dedicato un encomio («Caroline soffriva di depressione, faceva uso di anti depressivi e quando era all’apice della sua carriera le cose sul suo versante personale precipitavano»), allora decise di titolare un lungo articolo sulla presunta violenza domestica riferendosi a lei come “Caroline Whack” (“picchiatrice”). «Essere famosi non ti rende felice», si era sfogata su Instagram. «Cerchiamo di sembrare spensierati, ma non lo siamo affatto».

Nel dicembre 2019, il Sun storpiò il cognome di Caroline Flack in Caroline Whack, “picchiatrice”

In mezzo a tutto questo rancore, mentre su Twitter sono in molti a chiedere una legge in nome di Flack che impedisca ai giornalisti scandalistici inglesi di mettere in atto questo tipo di accanimento  nei confronti delle celebrity (lo stanno facendo con l’hashtag #carolineslaw), la sua morte appare un evento che era destinato a compiersi. Qualcosa di già visto, percepito almeno in Inghilterra. Soprattutto poiché arriva poche settimane dopo che Meghan Markle e il principe Harry si sono lamentati dell’intrusione della stampa nelle loro vite, minacciando nuovamente un’azione legale contro diversi tabloid britannici.

«Non cambierà niente. L’attenzione dei nostri tabloid per la vita privata è cresciuta negli anni ’30 e continuerà ad aumentare per una sorta di fame atavica», ha spiegato lo storico Adrian Bingham al New York Times. Nonostante Diana Spencer, turning point per il giornalismo scandalistico inglese dal quale si sperava tutto si modificasse (il modo in cui Lady D ha incontrato la sua fine, rifletteva il Time, cambiò radicalmente l’approccio dei reali con i media, ma non quello tra tabloid e lettori). Nonostante le lacrime di Meghan, nonostante Caroline Flack. E non vuol dire che in altri Paesi la stampa scandalistica non abbia rilevanza: si è semplicemente spostata su altre piattaforme. Nascosta, almeno in Italia, nel diktat del “caffeuccio” e di “amore della zia”.

Che da quell’incontro al teatro Manzoni dove lei, bellissima e all’epoca Miriam Bartolini, interpretava Stella ne Il magnifico cornuto di Fernand Crommelynck, e lui, poco più che quarantenne, ne riempì di rose rosse il camerino, ormai sono passati quasi 30 anni. Nel presentare il matrimonio nel 1990 tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi, il numero 50 di TV Sorrisi e Canzoni titolava “Una favola italiana”. Lui assorto, lei raggiante stretta in un raso borgogna (viene anche venduta su ebay, tipo cimelio). E poi i dettagli su quell’amore che fu a prima vista, come recitano i biografi, i primi baci in regime di completa clandestinità. L’intervista di Veronica a Paris Match il 26 gennaio del 1994, «è un uomo irresistibile», quando lui annunciava la sua “discesa in campo”, e su Panorama lo strillo “Padronissimo. Finanza, case, supermercati, tv, pubblicità, Berlusconi dilaga. È ora di fermarlo?», proprio mentre Antonio Zequila su Grand Hotel rivelava di aver amato sia Valeria Marini che Carmen di Pietro. E ancora Silvio e Veronica fotografati nel 2008 a Villa Certosa su Chi, “Nonno e marito, felice di esserlo”, poco prima che lei diventasse su Libero “Veronica velina ingrata”. Poi il divorzio che sembrava infinito, le nuove copertine, tutto inizia ad affievolirsi. Proprio quando pensavamo che il ricordo di Silvio che per i 50 anni di Veronica la porta a Marrakech ballando per lei coperto di veli – come riferiva l’Ansa riportando la notizia da Rabat – ci si sarebbe appiccicato in testa per sempre, tutto ha iniziato a perdere importanza.

Grand Hotel, giugno 2018

La rilevanza e il ruolo dei giornali scandalistici italiani si è spenta. Nessun flirt tra la bella di Elisa di Rivombrosa e Alessandro Preziosi che ci interessasse, nessuna Cristiana Capotondi e Vaporidis o Michelle Hunziker “ancora incinta” che riuscisse a riaccendere il nostro entusiasmo. Per i più, si è spostato nel salotto di Carmelita in grado di recuperare quell’interclassismo da sempre caratteristico della nostra stampa scandalistica. Il verbo dursiano-venieriano-trash italiano, in tutte le sue forme e declinazioni, si è fatto eversivo. Grand Hotel prova a vendere con la notizia che Meghan Markle ha cambiato faccia, “parla la maga che l’ha trasformata”, scrive, ma viene quasi naturale leggerlo con la voce esagerata di Andrea Piovan. Quello dei servizi di Live – Non è la d’Urso.

«Come per gli altri giornali, le vendite dei tabloid britannici stanno calando e le risorse giornalistiche vengono tagliate. Ma invece di spostarsi su altri mezzi, invece di veicolare informazioni utili, la bile e l’odio continuano a sostituire tutto il resto», continuava Charlie Beckett nel 2011. Mentre gli utenti inglesi di Twitter auspicano una presa di posizione delle autorità in merito, mentre sul New York Times l’editorialista del Guardian Roy Greenslade denuncia l’ipocrisia dei lettori nei confronti di Caroline Flack, la sparizione e ricomparsa dell’ex di Nina Moric sembra essere la peggiore conseguenza nei nostri crucci scandalistici. Che il Prati-Gate si è finalmente concluso, e non ci resta che ritrovarci ancora lì. Da zia Mara, la domenica pomeriggio.

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