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12:23 lunedì 9 febbraio 2026
I Geese faranno finalmente un concerto in Italia, quest’estate a Milano Un reel sibillino su Instagram ha annunciato l'ingresso della band di Brooklyn nella line-up di Unaltrofestival.
Il governatore della California Gavin Newsom ha ribattezzato il Super Bowl Sunday in Bad Bunny Day Il governatore democratico ha dato l'annuncio con un messaggio ironico che fa il verso a Donald Trump, da mesi impegnato a parlare male del musicista.
Tra le cose mai viste fatte da Bad Bunny al Super Bowl c’è anche quella di essersi esibito in un total look Zara Camicia con colletto, cravatta, maglia e pantaloni chino: questo il look dagli stylist Storm Pablo e Marvin Douglas Linares.
Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.

“Caro scrittore, taglia il gay”

18 Aprile 2011

Come tutti i lunedì, torna l’appuntamento con Santa Barbara, la rubrica di Violetta Bellocchio.

Jessica Verday è una scrittrice attiva nel genere romantico-paranormale, con due romanzi di successo alle spalle. Le viene proposto di partecipare a un’antologia young adult: il tema è «le fate», il titolo Wicked Pretty Things; verrà pubblicata da Running Press, una casa editrice indipendente ma abbastanza forte. Lei accetta, e manda un racconto con due personaggi maschi che si innamorano.

La curatrice del progetto, Trisha Telep, le risponde così: «bella la tua storia, però dovresti far diventare femmina uno dei protagonisti, altrimenti la casa editrice non la accetterà mai…  in fondo questa non è un’antologia sulla sessualità alternativa». (Per chi ci segue da casa: sì, è l’equivalente gay di «non sono razzista, ho un amico nero».) La richiesta viene considerata assurda e offensiva, tanto più che le linee-guida passate agli autori non vietano affatto il contenuto omosessuale: si chiede solo di non scrivere cose troppo spinte, mentre il tono generale viene definito «dark, con qualche elemento romantico». Jessica Verday precisa che la sua storia è G-rated (ovvero, il visto di censura per tutti), che dentro ci sono «tre baci e una parolaccia», dice arrivederci e racconta tutto via blog.

Dopo di lei, in pochi giorni, dieci autori si ritirano da Wicked Pretty Things. Dieci autori che usano i loro blog e i loro account su Twitter per spiegare in tempo reale cosa sta succedendo, e a ogni autore corrisponde un gruppo di lettori più o meno numerosi, ma compatti nel dire «questa è omofobia, noi stiamo con voi». L’effetto domino arriva a toccare molti scrittori che con l’antologia non c’entrano nulla: Melissa Marr scrive «ho saputo che pubblicizzano la cosa con la frase un taglio alla Melissa Marr, adesso mi sentono»; altri abbandonano progetti diversi della stessa curatrice, oppure dicono «non me ne vado solo perché hanno già stampato le prime copie». A sorpresa, Trisha Telep si addossa tutta la colpa, sempre via blog: ha peccato per eccessiva cautela, anticipando (male) le possibili obiezioni di Running Press a quel singolo racconto. (Parentesi: davvero avrebbero detto di no a un’autrice da classifica del New York Times? S’apra il dibattito.) Poi però l’editore fa il bulletto su Publisher’s Weekly, sganciando il più classico dei non-argomenti («omofobo? Io? Ma se sono gay!») e prendendo le distanze sia da Trisha Telep sia dagli autori in fuga, dipinti come una massa di ragazzette isteriche che firmano contratti senza leggerli. (Abbiamo una scansione del contratto? Abbiamo la scansione del contratto.) Certo, perché no homo è un marchio di cui vanno fieri solo gli ultra-cristiani di fascia bassa. La realtà è un po’ diversa. Infatti un autore che chiede di restare anonimo contatta la blogger più presente nel seguire la questione (Cleolinda Jones) e spiega che già in passato lo stesso team curatrice/editore aveva chiesto/ordinato di «togliere il gay» da un testo.

Morale della favola: dieci autori sui previsti tredici sbattono la porta nel modo più pubblico possibile, l’antologia viene cancellata.

L’episodio rischia di essere preso meno sul serio di quanto merita, dato che lo sfondo è una serie di racconti a tema  fairies – esatto, le fate. (Ascoltiamo il parere di Sookie Stackhouse.) Quello che ne rimane è una comunità di scrittori e di consumatori molto più sereni rispetto a chi li pubblica e li rifornisce. E che non vedono nulla di strano se un amore (peraltro casto) tra persone dello stesso sesso finisce in un’antologia «di genere» mirata agli adolescenti. Una di quei dieci autori, Seanan McGuire, se n’è andata raccontando quanto fosse stato importante per lei trovare anche personaggi e affetti non etero nelle storie che leggeva da ragazza. «Potevo mostrare quei libri a mia madre dicendole, vedi, non riguarda soltanto me, e non è poi la fine del mondo, e non è l’unica cosa che mi definisce come persona».

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