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13:53 giovedì 12 marzo 2026
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’addattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath Dopo aver detto di non amare la recitazione, la cantante sembra aver cambiato idea grazie a Sylvia Plath e al personaggio di Esther Greenwood.
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti «L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.
A quasi ottant’anni, Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare Conan il barbaro L'attore ha 78 anni ma è prontissimo a indossare di nuovo i panni del re distruttore, che però nel nuovo film sarà anche re vecchio e stanco.
Il sindacato delle librerie indipendenti francesi ha cacciato Amazon dalla Fiera del libro di Parigi Amazon avrebbe dovuto essere il main sponsor del Festival du Livre de Paris, principale fiera letteraria francese. Il Syndicat de la Librairie Française si è opposto.
A Londra hanno aperto due punti di controllo qualità della droga per prevenire overdose e morti Si trovano a Hackney e Camden, li gestisce l'associazione The Loop, assieme al Comune e alla polizia locale.
Chloë Sevigny e Gillian Anderson hanno sfilato per Miu Miu ricordandoci che gli anni ’90 sono stati bellissimi Lo show, chiamato "Mindful Intimacy", rifletteva sul rapporto tra corpo e abito in un mondo così grande e problematico: un pensiero che, di per sé, è già molto anni '90.

Con Candyman Nia DaCosta è la prima regista nera a dominare il box office

30 Agosto 2021

La prima versione di Candyman, film del 1992 basato su un racconto di Clive Barker e incentrato sulla leggenda metropolitana che vedeva il fantasma del figlio di uno schiavo nero sfogare ogni torto subito in una furia omicida, all’epoca venne accolta dal pubblico talmente bene da ottenere nel giro di pochi anni due sequel. Quei film, però, (Candyman 2 e Candyman, il giorno della morte) non riuscirono a ottenere lo stesso favore da parte degli spettatori. A riportare il protagonista di Candyman di nuovo sullo schermo e a trasformarlo nuovamente in un prodotto che potesse sbancare al botteghino, è stata invece Nia DaCosta, che con il film è appena diventata la prima regista donna e nera a dominare il box office al debutto. Il suo Candyman, scritto e prodotto da Jordan Peele, è uscito lo scorso 26 agosto in 3.569 sale cinematografiche americane, incassando oltre 22 milioni di dollari. In Italia, dove il film è uscito nello stesso weekend, il reboot ha incassato per ora solo poco più di 92 mila euro.

Si tratta del quarto migliore debutto per un film nella storia dell’ultimo weekend di agosto, dopo The Final Destination 3D (27,4 milioni), Man in the Dark (26,4 milioni) e Halloween (quello del 2007, 26,3 milioni). Le ragioni, secondo IndieWire, sono diverse. Tra tutte la presenza del nome di Peele, già regista di Get Out e Us, che avrebbe invogliato gli spettatori a recarsi in sala per il nuovo Candyman. Oltre a questo, la presenza di un cast e di un gruppo di lavoro in prevalenza afroamericano, differentemente dal film del 1992, che secondo le stime della Universal avrebbe ampliato l’eterogeneità del pubblico. Quella raggiunta è infatti una cifra ben al di sopra delle aspettative, che permette alla pellicola horror di entrare nell’elenco dei lungometraggi di maggior successo della stagione. Il risultato sarebbe ancora più sorprendente se si prende poi in considerazione il fatto che la visione di Candyman è stata proibita ai minori.

Come ha spiegato Vox, il nuovo Candyman sarebbe in realtà più un quarto capitolo che un reboot, formula che comunque è stata scelta dalla regista e dal produttore per non “spaventare” quanti non avessero visto gli altri film. La storia è quella di Anthony, un promettente pittore di Chicago che è rimasto in stallo creativo per anni e che decide di basare il suo prossimo lavoro sul Cabin-Green, un progetto di edilizia urbana che un tempo ha ospitato famiglie povere nere lasciate sole a badare a se stesse. Durante le sue ricerche, Anthony viene a conoscenza di Candyman, un fantasma che attaccherebbe la gente di quel luogo qualora si azzardasse a pronunciare il suo nome cinque volte davanti a uno specchio. Ovviamente Anthony fa proprio questo, scatenando un incubo.

Come racconta sempre Vox, nonostante il nuovo film sia molto più incentrato rispetto all’originale sulla lotta di classe e sul tema del razzismo (oltre che su quello dell’ipocrisia presente nel mondo dell’arte), prenderebbe spunto come quello del 1992 dalla tragica condizione di vita dei Cabin-Green, luogo che esiste davvero a Chicago, e da un omicidio ancora irrisolto avvenuto in un altro ma simile quartiere di segregazione della città. Il 22 aprile del 1987, infatti, Ruthie Mae McCoy, una donna afroamericana di 52 anni che viveva nell’orribile progetto abitativo noto come ABLA, telefonò al 911 per riferire che qualcuno stava entrando nel suo appartamento attraverso lo specchio dell’armadietto dei medicinali. Non le credettero, e il suo corpo venne ritrovato a pezzi due giorni dopo.

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