Hype ↓
09:50 lunedì 8 giugno 2026
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
In uno dei videogiochi più popolari del momento interpreti il proprietario di una biblioteca disordinatissima che deve rimettere a posto 3072 volumi Si intitola Librarian: Tidy Up The Arcane Library, giocarci è molto rilassante, basta avere la consapevolezza che la missione è impossibile.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
In Albania ci sono delle enormi proteste per impedire a Jared Kushner, il genero di Trump, di costruire un resort di lusso in un’area naturale protetta Sono tre giorni che le strade di Tirana sono piene di manifestanti che vogliono fermare a tutti i costi la prosecuzione del progetto.
In realtà, mancano ancora almeno altri dieci anni prima che i lavori alla Sagrada Familia siano davvero finiti Il 10 giugno, alla presenza di Pedro Sanchez e del Papa, si festeggerà la fine dei lavori. Almeno di quelli più grossi, perché mancano ancora una facciata intera, una scalinata e un parco.
La notizia di Martin Scorsese che decide di usare l’AI per disegnare gli storyboard dei suoi film non poteva essere accolta peggio Il regista ha annunciato una collaborazione con una start up AI tedesca. La reazione è stata notevolmente negativa.
ll governo tedesco ha approvato una riforma che equipara i club ai teatri e li protegge dalla speculazione immobiliare Si spera così di fermare la Clubsterben, la morte dei club, una crisi gravissima che in questi anni ha portato alla chiusura di decine di locali storici.
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.

Perché in America si discute (ancora) di “cancel culture”

La lettera pubblicata su Harper’s Magazine e firmata da alcuni grandi intellettuali ha riacceso il dibattito sui risvolti più controversi dell’attivismo online. Alcuni articoli per capirne di più.

di Studio
11 Luglio 2020

Lo scorso 7 luglio, la rivista letteraria Harper’s ha pubblicato una lettera intitolata “A Letter on Justice and Open Debate”, che apparirà nella versione cartacea del magazine che uscirà a ottobre. Firmata da centocinquanta tra intellettuali, scrittori e giornalisti di alto profilo – per citarne alcuni, ci sono Noam Chomsky, Margaret Atwood, Gloria Steinem, Meera Nanda, Salman Rushdie e anche J. K. Rowling –, la lettera vuole essere un invito a ripensare le modalità della discussione pubblica intorno ai grandi temi del contemporaneo, a partire dalla constatazione che «il libero scambio di informazioni e idee, linfa vitale di una società liberale, sta diventando sempre più limitato». Il riferimento è a quella che viene definita “cancel culture”, che in italiano si potrebbe tradurre grossolanamente in “dittatura del politicamente corretto”, termine con cui si indica il boicottaggio social di personaggi pubblici che si sono espressi in maniera controversa su temi sensibili come il razzismo e i diritti delle comunità emarginate. A partire dal #MeToo, sono stati tanti i personaggi “cancellati” – e cioè accusati di essere razzisti, sessisti, omofobi e transfobici e perciò esposti alla gogna social –, spesso con una brutalità tale da ricordare quella di certe posizioni contestate. La “cancellazione” è un meccanismo che è nato sui social e sui social vive ed è molto complesso da analizzare: abbiamo raccolto qui alcune delle opinioni più interessanti sul tema, tra chi ritiene che questi atteggiamenti impoveriscano la dialettica del dibattito e chi invece rileva un vizio di forma in preoccupazioni di questo tipo (quello di non prendere sul serio le rivendicazioni dei movimenti).

A Letter on Justice and Open Debate – Harper’s Magazine
Pubblicata da molti famosi scrittori, giornalisti, accademici e attivisti sulla rivista Harper’s per criticare la cosiddetta “cancel culture”, la lettera che si trova a questo link sta causando un grande dibattito negli Stati Uniti e non solo. I firmatari sono oltre 150, e comprendono scrittori come J.K. Rowling, Martin Amis e Margaret Atwood. «Le nostre istituzioni culturali sono sotto processo», scrivono. «Le grandi proteste contro il razzismo e per la giustizia sociale stanno portando avanti sacrosante richieste di riforma della polizia, insieme a più ampie rivendicazioni per maggiori equità e inclusività nella nostra società, compresa l’università, il giornalismo, la filantropia e le arti», ma «lo scambio libero di informazioni e idee, la linfa vitale di una società liberale, viene soffocato ogni giorno di più».

Cancel Culture Isn’t a Culture, It’s a Religion – Jezebel
Perché in molti si sono opposti alla lettera? A questa domanda risponde Jezebel, nominando J.K. Rowling, autrice di Harry Potter, tornata più volte sulle pagine della cronaca internazionale in queste settimane per le proprie posizioni transfobiche. E questo, il fatto che ci sia lei tra i firmatari, secondo la testata, sarebbe uno dei segnali che la lettera «espone un “piano d’azione” vago, deresponsabilizzante, inconcludente, solo osservare il comportamento pubblico di molti dei firmatari suggerisce quali siano le vere esigenze dello scritto». Non è infatti un caso che a firmare la lettera ci siano, in larga parte, accademici, giornalisti, e in generale autori che non hanno nessuna difficoltà a trovare spazi e casse di risonanza in cui esprimere le proprie opinioni. È qui il paradosso dell’idea stessa che esista una “cancel culture”, spiega Jezebel: sono timori espressi da chi si trova già in una posizione dominante, ma che ribalta la realtà dipingendosi come voce dissidente, inventando di fatto un nemico immaginario.

Column: ‘Cancel culture’ is not the problem. The Harper’s letter isLos Angeles Times
«Sono abbastanza grande da disdegnare la cancel culture, che in America è fortissima, anche se non per i motivi indicati dalla lettera. Il mio disprezzo viene dalla convinzione che non esiste, almeno non come qualcosa di nuovo, qualcosa di più di un altro termine usato come una critica delle nuove generazioni per mettere in evidenza comportamenti razzisti, sessisti, omofobi, transfobici ad opera di persone che hanno potere divulgativo». Ed è questo, secondo Mary McNamara, il problema della lettera, «le persone a cui è indirizzata, hanno poco o nessun potere istituzionale. A differenza di quanti l’hanno scritta. Che a quanto pare non si accorgono di essere, invece, privilegiati».

La Gabbia al potere | Bello il dibattito sulla cancel culture, ma in Italia è solo l’ultimo rifugio dei prepotentiLinkiesta.it
«In Italia è possibile dire in televisione e scrivere anche sui giornali più blasonati, senza che nessuno se ne scandalizzi e spesso neanche se ne accorga, cose che negli Stati Uniti sarebbero causa di licenziamento. Una tendenza che peraltro, in America, ha fatto anche molte vittime innocenti, e che rappresenta, se portata all’estremo, una minaccia alle basi stesse di una società aperta e pluralista». È quanto ha scritto Francesco Cundari su Linkiesta, spiegando come in Italia, la cancel culture sia solo l’ultimo rifugio dei prepotenti, di chi spera di passare dalla parte della vittima per difendere le proprie parole e azioni contro un nemico che non esiste.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.