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23:38 giovedì 2 aprile 2026
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».
La nuova opera di Maurizio Cattelan è un numero telefonico da chiamare per confessargli i vostri peggiori peccati Chi chiamerà e confesserà avrà una corsia preferenziale per acquistare una versione in miniatura della sua opera "The Ninth Hour", quella che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite.
Molte persone hanno scoperto le backrooms vedendo il trailer del film The Backrooms e non ci hanno capito niente Prodotto da A24, il film è diretto dal 20enne Kane Parsons, che ha fatto diventare le backrooms un mito internettiano grazie a dei corti pubblicati su YouTube quando di anni ne aveva appena 16.
L’Iran sta usando le criptovalute per aggirare le sanzioni e continuare a finanziare le milizie in tutto il Medio Oriente La preferita dalle Guardie Rivoluzionarie, e dalla banca centrale dell’Iran, sembrerebbe essere Bitcoin perché meno volatile delle altre.
Nel 2025 per la prima volta su internet sono stati pubblicati più testi scritti dall’AI che dagli esseri umani Centomila bilioni di parole scritti dalle macchine: l'ennesima splendida notizia per gli esseri umani che hanno ancora la velleità di guadagnarsi da vivere con la scrittura.
Il mondo sta scoprendo Stefano Rapone grazie a un’intervista ai doppiatori di Super Mario Galaxy in cui quello che doppia Luigi gli dice che il suo Luigi preferito della storia è Luigi Mangione La puntata speciale di Tintoria con il cast del film è diventata viralissima, grazie alle domande di Rapone che hanno lasciato interdetto e divertito il cast.
Ci sono diversi indizi che fanno pensare che gli Strokes stiano per far uscire nuova musica Criptici messaggi pubblicati su Instagram e su un nuovo sito hanno mandato in visibilio i fan. C'è chi scommette già su un singolo in uscita domani.
Un bambino di sette anni ha disegnato la mascotte che gli astronauti di Artemis II stanno portando con loro verso la Luna Si chiama Rise (la mascotte, non il bambino) ed è stata selezionata in un concorso a cui hanno partecipato 2600 bambini da 50 Paesi del mondo.

Camurri, lo manda RaiTre

20 Maggio 2011

Questa intervista nasce da un sms di un amico comune (si dice il peccato ma non il peccatore): “Accendi la tv, non immagini chi conduce Mi Manda Rai Tre.” E in effetti, acceso il televisore, la sorpresa non è stata poca: il nuovo volto dello storico programma di giornalismo di servizio siglato Rai altri non è che Edoardo Camurri, firma delle pagine culturali de Il Foglio, e già de Il Sole24Ore. Laureato in filosofia con Vattimo e una tesi sul dibattito tra Leo Strauss e Alexandre Kojève, non è esattamente il giornalista-tipo che uno si immagina di vedere in un programma rivolto al vasto pubblico. Lo avevo conosciuto quando scriveva di filosofia (e di patafisica) per il Riformista e intervistato per il Christian Science Monitor sull’annosa questione del diametro dei cetrioli. Noto tra i colleghi per la cultura raffinata e un sense of humour quasi elitista, era l’ultima persona che mi sarei immaginata di vedere sul palco nazional-popolare che fu di Lubrano. E invece Camurri su quel palco si sente a casa, dice di avere trovato la sua vera vocazione. Senza contare che già alla seconda puntata il suo duello con Scilipoti è diventato un tormentone mediatico (La Zanzara ringrazia).

http://www.youtube.com/watch?v=MEfb23wWnAE&feature=player_embedded

Bel battesimo del fuoco. E pensare che tu hai cominciato la carriera di giornalista con un pezzo sul sinologo Simon Leys
Già, doveva essere il 2001, o forse il 2002. Il Foglio aveva pubblicato uno speciale sulla Cina e le atrocità delle rivoluzione culturale e io scrissi loro una lettere: “Vi siete dimenticati di Simon Leys.” Mi risposero di contattarli e così scrissi il mio primo articolo.

Da Simon Leys a Scilipoti, come ci si sente a passare dal giornalismo culturale di élite a un programma rivolto al pubblico ampio come Mi Manda Rai Tre?
Punto primo: io cerco di divertirmi, mantenendo la massima professionalità, qualsiasi cosa io faccia. Detto questo, credo che in Italia ci sia una forma di snobismo sbagliata, che imporre categorie come “giornalismo di élite” e “giornalismo per le masse” sia un grave errore. Per me lavorare a Mi Manda Rai Tre è un’esperienza meravigliosa, ogni pezzo è un romanzo popolare in potenza, un feuilleton che racconta l’Italia, nazional-popolare nel senso buono. Poi, mentre in TV si vedono sempre i soliti vip, sporcarsi le mani con gli italiani è sempre una buona cosa. Nel mio piccolo, è quello che ho cercato di fare con il mio libro, L’Italia dei Miei Stivali.

Come ti hanno scelto?
Mi hanno chiamato dicendomi che cercavano un conduttore, ho superato i colloqui e con un gruppo di altri ho affrontato i provini. Che consistevano nel condurre due puntate “finte”: il primo caso era quello di una donna che voleva prendersi cura di un amico colpito da ictus, ma il fratello di lui si opponeva; il secondo riguardava un presunto re del Portogallo che truffava la gente promettendo titoli nobiliari.

A questo punto mi tocca chiedertelo: come si fa a fare un programma rivolto alle masse senza cadere nel sensazionalismo?
Semplice, si fa tutto con grande cura e attenzione, qui da noi il sensazionalismo non ci interessa. La televisione di servizio è un’altra cosa, una realtà che purtroppo sta scomparendo, quindi provo un grande rispetto a chi sta cercando di salvaguardare e valorizzare questa vocazione.

Edoardo, chi ti conosce sa che tu sei il classico torinese fin troppo posato e cortese. Ritrovarti a dovere tenere a bada in diretta personaggi come Scilipoti non ti costringe un po’ a violentare il tuo carattere?
Niente affatto, anzi io cerco di mantenerlo ben saldo il mio carattere, di non fingere mai. Il caso richiedeva di essere fermi ed educati allo stesso tempo. Un ospite viene in studio per rispondere a delle domande, e se quello si mette a fare un monologo il mio compito è fare di tutto per ottenere una risposta. E se non riesco ad ottenere una risposta, deve essere eloquente che è perché l’ospite non ha voluto fornirla.

Qual è il programma che sogneresti di condurre?
Fare un documentario in prima persona, come si faceva una volta, alla Mario Soldati. Un po’ questo sogno l’ho già realizzato, con il documentario L’Italia dei Miei Stivali (il titolo è uguale al libro, ma la connessione finisce qui, Ndr), un safari tra gli italiani accorsi a San Remo per il Festival, andato in onda su Sky Cielo.

Lo slogan di questa rivista è “il lettore medio non esiste.” Vale anche per la televisione?
Diffidare sempre di categorie di natura pseudo-sociologica. Sono scorciatoie del pensiero.

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