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A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.
La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.
Dopo quattro anni di silenzio, finalmente è uscita una nuova canzone degli Arctic Monkeys Fa parte dell'album benefico di War Child Records che uscirà a marzo e che, oltre a riunire band e artisti strepitosi, vanta la collaborazione di Jonathan Glazer.
Metà delle città più popolose del mondo sono a rischio siccità perché consumano più acqua di quanta ne abbiano L’analisi mostra livelli critici di stress idrico in molte metropoli. In Italia Roma, Napoli e l'intera Sicilia sono già in fascia rossa.
Sinners è diventato il film con più candidature agli Oscar di tutti i tempi Sono 16 le nomination per i vampiri di Ryan Coogler: mai così tante per un film nella quasi centenaria storia degli Academy Awards.
L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police
Trump dice che a Davos sono tutti entusiasti del suo accordo sulla Groenlandia, ma in realtà a Davos nessuno sembra saperne niente Il Presidente sostiene di aver avuto tutto quello che chiedeva, ma per il momento i suoi colleghi sembrano non avere idea di cosa stia dicendo.

Una città con un brutto nome può decidere di cambiarlo?

14 Ottobre 2020

Di città con nomi sfortunati ce ne sono tante nel mondo, tra queste Asbestos, nella regione del Québec in Canada, perché si chiama come l’amianto, minerale cancerogeno vietato in quasi 60 Paesi. È comprensibile, allora, il desiderio dell’amministrazione cittadina di cambiarne il nome, per rendere la città più appetibile a chi ci vive e, soprattutto, a chi vorrebbe investirci. «Uno dei nostri dipendenti per lo sviluppo economico è stato negli Stati Uniti l’anno scorso per un congresso, alla ricerca di opportunità internazionali», ha raccontato Caroline Payer, consigliere comunale, alla Bbc, «La gente rifiutava persino il suo biglietto da visita perché c’era scritto “Amianto” e forse pensavano che anche il biglietto da visita fosse pericoloso. Non è bellissimo dare questa prima impressione».

La situazione ha portato la città a misure drastiche. Tra il 14 e il 18 ottobre, infatti, i suoi 6.800 residenti voteranno per ribattezzarlo L’Azur-des-Cantons, Jeffrey-sur-le-Lac, Larochelle, Phénix, Trois-Lacs e Val-des-Sources. È un processo che avrà un costo di circa 100.000 dollari, ma che i leader della città sono convinti che produrrà benefici su tutta la linea. Ovviamente non è sempre stato così. L’amianto, minerale un tempo molto ambito, è stato estratto nella città per più di un secolo, per essere utilizzato nelle industrie di costruzione e produzione. La gigantesca Jeffrey Mine, larga 2 km, ha creato migliaia di posti di lavoro ben retribuiti nella comunità, plasmandone lo sviluppo e l’identità. Oggi, però, quell’epoca d’oro è ben lontana, e ne è rimangono solo le vestigia.

Asbestos non è chiaramente la prima città ad affrontare un problema simile: è successo a molte città dell’ex blocco sovietico che, dopo la dissoluzione dell’Urss hanno cambiato il loro nome foriero di brutti ricordi e di un periodo storico ormai concluso, ma è successo anche in Italia, spesso per motivi simili (basti pensare a Littoria, nome fascista, diventata Latina). Asbestos ha tentato più volte di rinnovare la propria immagine e di creare nuovi mezzi per sostenere l’economia locale. C’è stato un tentativo di trasformare la Jeffrey Mine in una sorta di parco turistico, con tanto di percorsi per arrampicata su roccia e per mountain bike, ma il progetto non è decollato per via delle preoccupazioni circa la salubrità del luogo. Payer ha raccontato che, negli anni, sono stati impiegati diversi consulenti di branding e pubbliche relazioni per ridisegnare il logo e il sito web della città e che sono stati inviati altrettanti rappresentanti in numerosi viaggi d’affari per convincere le aziende a investire nella città. La soluzione migliore, però, sembra oggi quella di chiudere quel capitolo una volta per tutte.

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