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07:17 giovedì 25 giugno 2026
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.
C’è un’app per inviare messaggi che viaggiano alla velocità di un piccione viaggiatore Si chiama Roost e si presenta come un servizio di messaggistica "anti istantanea" per riscoprire il piacere (e la frustrazione) dell'attesa.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
Secondo i climatologi, la colpa dell’ondata di caldo in Europa non è affatto del Super El Niño ma tutta degli esseri umani Stiamo pagando il prezzo di anni di crisi climatica, non basta un singolo evento climatico a spiegare l'incredibile caldo di queste settimane.
Criterion Collection farà un lussuosissimo box set di 30 DVD con tutti i film restaurati di Stanley Kubrick Conterrà tutti i suoi corti e lungometraggi in versione restaurata, più 25 ore di contenuti speciali, molti dei quali inediti e assai sfiziosi.
Per colpa di Sam Altman e OpenAI nessuno vuole distribuire Artificial, il film di Luca Guadagnino su Sam Altman e OpenAI Doveva distribuirlo Amazon, che però ha cambiato idea all'ultimo momento. Warner Bros. e Paramount lo hanno già rifiutato. E adesso del film non si sa che ne sarà.
L’Inghilterra sarà anche senza Primo Ministro, ma si è innamorata dell’hot podium guy che sistema il leggio e prova i microfoni prima delle conferenze stampa davanti a Downing Street Tradotto in italiano sarebbe "il bono del podio", unica figura stabile nella politica inglese, tanto che molti sui social lo propongono come Premier.
Olivia Rodrigo ha annunciato un festival musicale con una line up di sole artiste donne per raccogliere fondi a sostegno delle donne Si chiama Daisy Chain Fields: sul palco si esibiranno Stevie Nicks, Karen O, Chappell Roan, Mitski, Doechii, le Katseye e tante altre.

Il problema non sono i bambini, ma i genitori attaccati allo smartphone

18 Giugno 2018

Si discute molto sui rapporti di bambini e ragazzini con la tecnologia: qual è l’età giusta per lasciarli usare un iPad o uno smartphone? E quanto tempo passato davanti allo schermo diventa troppo tempo? Ne abbiamo discusso anche qui su Studio, con un pezzo di Arianna Giorgia Bonazzi. Forse però la questione è mal posta. Erika Christakis, un’esperta di scienze dell’educazione che insegna a Yale e autrice del libro The Importance of Being Little: What Young Children Really Need From Grownups, sostiene che il problema sono i genitori, e non i bambini, attaccati allo smartphone. «Se vogliamo parlare di sviluppo, i genitori dovrebbero preoccuparsi meno del tempo che i loro figli passano davanti allo schermo, e preoccuparsi di più del tempo che ci passano loro», ha scritto in un intervento sull’Atlantic, intitolato “The Dangers of Distracted Parenting”.

Christakis inizia spiegando che l’utilizzo di device tecnologici da parte dei bambini non è poi così dannosa, anche se ha dei lati negativi che non vanno sottovalutati: «Alcuni giochi interattivi che si trovano sui telefoni o sui tablet potrebbero essere meglio di guardare la tv o video su YouTube, perché essi ricalcano il modo in cui un bambino gioca naturalmente», scrive. Però resta il fatto che «il tempo passato in compagnia di device tecnologici è tempo che non viene speso esplorando il mondo o relazionandosi con altri esseri umani», che sono cose fondamentali. Detto questo, prosegue la studiosa, una questione molto più urgente e «di cui stranamente non si è parlato molto», è lo stato di semi-distrazione permanente in cui si trovano i genitori che sono un po’ troppo smartphone-dipendenti.

smartphone genitori bambini

Citando Linda Stone, un’esperta di tecnologia che ha lavorato per Apple e per Microsoft, Christakis mette in guardia rispetto al cosiddetto stato di «attenzione continua parziale», espressione coniata dalla stessa Stone alla fine degli anni Novanta per descrivere quell’attitudine mentale in cui non si è mai focalizzati o del tutto reattivi, perché siamo bombardati da stimoli incessanti. Quello della «attenzione continua parziale» è un problema che diventa particolarmente serio per i genitori dei bambini piccoli perché, sostiene l’autrice, «rischia di interrompere un antico sistema di apprendimento emotivo, che si basa sulla comunicazione reattiva».

In pratica, quello che Christakis sta dicendo è che per lo sviluppo dei bambini è importante la comunicazione coi genitori, e che quel quel sistema, fatto di richiesta di attenzione e di attenzione che viene accordata, viene indebolito quando un genitore è sempre mezzo distratto. Un altro problema, aggiunge poi, è che un genitore smartphone-dipendente tende anche ad essere più irritabile, e dunque a reagire in malo modo quando si sollecita la sua attenzione. La buona notizia, almeno per i genitori, è che non tutta la distrazione viene per nuocere: «Un po’ di distrazione parentale non è certo catastrofica, anzi potrebbe persino aiutare la resilienza del bambino». Invece si presentano problemi quando la distrazione diventa «cronica».

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