I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
Ai colloqui di pace tra Usa e Iran c’è un problema: J.D. Vance continua a essere ignorato da diverse delegazioni diplomatiche
Tanto che la Casa Bianca è stata costretta a diffondere un comunicato stampa per dire che non è affatto vero che Vance viene ignorato.
JD Vance era in Svizzera, domenica 21 giugno, per i colloqui di pace con l’Iran, insieme a Steve Witkoff e Jared Kushner. Il giorno prima aveva dichiarato a Fox News: «Non c’è alcuna prova che gli iraniani stiano tenendo chiuso lo Stretto di Hormuz». Mentre parlava, l’Iran lo ha chiuso. Al vertice del Lago dei Quattro Cantoni le cose non sono andate meglio: le telecamere hanno ripreso Vance mentre veniva bellamente ignorato dal Primo Ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Nel video si vede Vance che aspetta lì, impettito, che lo sceicco si fermi davanti a lui e gli stringa la mano, ma lo sceicco lo vede, passa avanti senza avvicinarsi e va a salutare calorosamente il Premier pakistano Shehbaz Sharif. È emerso anche un video, piuttosto imbarazzante, in cui il ministro degli Esteri iraniano Araghchi abbraccia Sharif mentre Vance osserva da un angolo. La delegazione iraniana, che aveva acconsentito a una sessione fotografica con la stampa, ha lasciato la sala non appena ha visto il numero di giornalisti presenti e ha poi diffuso la propria versione dell’accaduto tramite i media statali.
Come scrive Yahoo News, la Casa Bianca ha commentato la questione del “Vance ignorato” con una dichiarazione concessa a Daily Wire e al New York Post, una dichiarazione in cui si definisce «una totale assurdità» l’idea che Vance sia stato snobbato. «La delegazione statunitense aveva appena trascorso ore con i qatarioti, e non c’era bisogno di salutare di nuovo qualcuno con cui hai appena passato ore», ha detto un funzionario dell’amministrazione Usa. È una spiegazione plausibile, ma è anche la spiegazione che si darebbe se la cosa fosse successa davvero.
Mentre Vance cercava di tenere un tono costruttivo, con uno «speriamo di fare progressi sulla questione nucleare e sul cessate il fuoco in Libano», Trump commentava su Fox News: «Potremmo prendere il controllo dello Stretto se fosse necessario. Li ridurrò in mille pezzi». Tutto perfettamente in linea con la politica estera di questa amministrazione Usa: il negoziatore sul campo che cerca di costruire fiducia e il Presidente che vanifica quel lavoro in diretta televisiva o postando sui social. Vance era in Svizzera a stringere le mani che Trump non vuole stringere, a mediare con interlocutori che lo ignoravano, mentre lo Stretto che aveva appena dichiarato aperto si richiudeva. Trump nel frattempo minacciava di bombardare questo e quello, di fare a pezzi qui e di fare a pezzi lì. Vance ha detto che i colloqui erano un motivo per essere ottimisti. Va precisato, però, che l’ha detto prima di andarci, a questi colloqui.