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22:26 martedì 7 aprile 2026
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.
Le prevendite per Dune 3 sono andate sold out in poche ore nonostante manchino otto mesi all’uscita del film In una sala IMAX di Londra, dove il biglietto costa quasi 30 euro, tutti i 498 posti sono stati prenotati in appena due minuti.
L’Unicef ha pubblicato una guida per aiutare i genitori a spiegare la guerra ai bambini La guida spiega come parlarne ai più piccoli non "isolandoli" dalle notizie, ma aiutandoli a capire la situazione, in base alla loro età.
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».

I rischi e le opportunità dell’attacco di Trump in Siria, secondo il Times

07 Aprile 2017

Com’è noto, nella notte di giovedì il presidente degli Stati Uniti ha lanciato un attacco su una base aerea dell’esercito siriano situata nei dintorni di Homs, distruggendola coi razzi di due navi da guerra di stanza nel Mediterraneo, la USS Porter e la USS Ross. Trump ha motivato la scelta, del tutto imprevista e in controtendenza rispetto alle sue posizioni precedenti, chiamando in causa «interessi di sicurezza vitale nazionale» americani nella non-proliferazione dell’utilizzo di armi chimiche, quelle che pochi giorni prima avevano colpito e ucciso 72 civili, tra cui molte donne e bambini.

SYRIA-CONFLICT-HOMS

La mossa del presidente, scrive il New York Times, gli permette di presentare un aut aut alla Russia: o acconsentirà al regime change, cioè alla deposizione del suo alleato Bashar al-Assad, oppure gli Stati Uniti amplieranno il raggio del loro intervento militare. Ma si tratta di una scelta rischiosa: la Russia ha investito moltissimo, su un piano di forza militare, in Siria, ed è difficile pensare che vorrà mollare la presa facilmente. In secondo luogo Trump, che ha piuttosto evidentemente cercato un coup de théâtre per risollevare l’immagine internazionale di un’amministrazione apparsa già allo sbando, dopo nemmeno tre mesi dall’insediamento, rischia di complicare il raggiungimento del suo primo obiettivo: sconfiggere lo Stato islamico. Se la Siria capitolasse come Stato, potrebbe diventare un rifugio per il jihadismo estremista, «che è esattamente ciò che Trump vuole evitare», scrive il quotidiano americano.

Esiste anche un terzo rischio, se così si può chiamare: che Trump non abbia la minima idea di come procedere da qui in avanti. D’altronde il piano di negoziazione di John Kerry è fallito da tempo, e il nuovo segretario di Stato, Rex Tillerson, non ha mostrato alcuna volontà di organizzarne un altro. Lo stesso Trump, anzi, in un’intervista sullo stesso Times di un anno fa, non sapeva indicare in quale caso avrebbe usato la forza militare per difendere una popolazione straniera da un dittatore sanguinario. Andrà capito, dunque, se il nuovo commander-in-chief è in grado di andare oltre le simboliche manifestazioni di forza; e, se sì, come.

Nelle immagini: in testata una bomba esplosa a Kobane nel 2014; nel testo un palazzo distrutto dalle forze di Assad a Homs nel 2013 (Getty Images)
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