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13:43 giovedì 12 marzo 2026
Sembra proprio che Billie Eilish farà il suo debutto da attrice interpretando la protagonista nell’addattamento di La campana di vetro di Sylvia Plath Dopo aver detto di non amare la recitazione, la cantante sembra aver cambiato idea grazie a Sylvia Plath e al personaggio di Esther Greenwood.
L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti «L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.
A quasi ottant’anni, Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare Conan il barbaro L'attore ha 78 anni ma è prontissimo a indossare di nuovo i panni del re distruttore, che però nel nuovo film sarà anche re vecchio e stanco.
Il sindacato delle librerie indipendenti francesi ha cacciato Amazon dalla Fiera del libro di Parigi Amazon avrebbe dovuto essere il main sponsor del Festival du Livre de Paris, principale fiera letteraria francese. Il Syndicat de la Librairie Française si è opposto.
A Londra hanno aperto due punti di controllo qualità della droga per prevenire overdose e morti Si trovano a Hackney e Camden, li gestisce l'associazione The Loop, assieme al Comune e alla polizia locale.
Chloë Sevigny e Gillian Anderson hanno sfilato per Miu Miu ricordandoci che gli anni ’90 sono stati bellissimi Lo show, chiamato "Mindful Intimacy", rifletteva sul rapporto tra corpo e abito in un mondo così grande e problematico: un pensiero che, di per sé, è già molto anni '90.

Arte sommersa

Opere rubate, scomparse, distrutte: la Tate le ricorda con la Gallery of Lost Art, un sito interattivo per scoprire il "lato oscuro" dei musei.

24 Ottobre 2012

Così come si dice che il 90% delle specie viventi che hanno abitato il pianeta sono ora estinte, potremmo dire che la grandissima maggioranza delle opere artistiche create dall’umanità sono oggi scomparse. In vari modi: bruciate, distrutte, perdute (in fondo al mare o vattelapesca) o rubate e mese al riparo da occhi indiscreti. È il “sommerso” del mondo dell’arte, quel buco nero che ha attratto e continua ad attrarre dipinti, statue e quantaltro. Pensiamo agli anni ’30, per esempio, quando il regime nazista organizzò mostre dedicate alla cosiddetta “arte degenerata”, ovvero le opere non in linea con con i valori e l’estetica del Terzo Reich. Nel 1939 vennero bruciati in piazza a Berlino molti capolavori contemporanei firmati Matisse, Gauguin, Van Gogh e Munch – fu soprattutto l’Espressionismo ad essere preso di mira dai nazisti. Altre opere invece vennero rivendute nei mercati stranieri. Ma la storia è un continuo bruciare-perdere-distruggere-rubare e se da una parte si tratta di una tendenza a cui è difficile opporsi, dall’altra qualsiasi tentativo di salvaguardia può dare frutti interessanti. The Gallery of Lost Art è un’iniziativa congiunta delle Tate Galleries di Londra e il network televisivo Channel 4, progettata dalla società di design e consulenza Iso. Si tratta di una mostra interattiva che per un anno sarà aperta a tutti online a questo indirizzo, ed è un viaggio negli ultimi cento anni dell’arte perduta, una lunga galleria di catastrofi, incendi, furti e altri accidenti, un memoriale ad alcune delle cose belle che ogni giorno perdiamo. Ma è anche un prodotto didattico, una visita guidata a un lato poco noto – anche perché sommerso – dell’arte. Come spiega Jennifer Mundy, curatrice dell’anomala mostra, «la storia dell’arte tende ad essere la storia di quello che è sopravvissuto. Ma le perdite hanno influenzato il nostro senso di storia dell’arte in modi che spesso non conosciamo».

Sul sito della galleria, cliccando sul menù in alto a sinistra si può visitare la mostra selezionando il nome dell’artista di cui si vuole conoscere la lost art o, più vagamente, una delle modalità con cui le opere sono state perse (quadri bruciati, rubati, distrutti, dispersi e così via). Vagando nell’ambiente digitale, si impara qualcosa di più su questo strano mondo: c’è una piccola opera di Lucian Freud rubata il 27 marzo 1988 e mai più ritrovata, anche se uno sconosciuto aveva chiamato l’artista inglese proponendosi come intermediario tra lui e i ladri; o il caso di John Baldessari che nell’estate del 1970 incenerì tutte le sue opere prodotte tra il 1953 e il 1966, facendo dell’eccidio un’opera chiamata Cremation Project (e divenuta subito la sua preferita).

La “mostra” è stata inaugurata lo scorso luglio ma di settimana in settimana vengono aggiunte nuove opere e nuove storie, ed entro qualche mese sarà possibile avere davanti agli occhi un vero e proprio «museo-fantasma» in cui i roghi convivono con i furti, i misteri, le leggende e la delicata categoria delle “opere non realizzate“. Categoria delicata perché la loro non-presenza non è dovuta a un atto violento o illegale ma al destino, che le ha intrappolate tra la vita e la non vita e magari ne ha conservato qualche schizzo preparatorio o, nel caso del Monumento alla Terza Internazionale di Vladimir Tatlin, il prototipo iniziale. Come degli spettri, queste quasi-opere d’arte hanno vagato per decenni tra archivi e libri di settore: ora possiamo dire abbiano trovato riposo per raccontarci quella parte di storia e di arte che non vedremo mai.   [Immagini: schermata iniziale del sito; ritratto di Francis Bacon (incompleto) di L. Freud, 1956-57; un momento del Cremation Project di J. Baldessari.]

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