Una rassegna di articoli per celebrare la straordinaria carriera della direttrice di Vogue Us.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero
L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Da giugno scorso, quando Anna Wintour ha annunciato il suo addio alla direzione di Vogue Us, e la conseguente nomina di Chloe Malle al suo posto, molti si sono chiesti cosa sarebbe cambiato per la rivista considerata comunemente “la Bibbia della Moda” . Una nuova direttrice elder-millennial; un’industria dell’editoria che ha cambiato totalmente volto rispetto a 37 anni fa, quando Wintour arrivò da Condé Nast; un grado maggiore di consapevolezza collettiva rispetto alle tante criticità e idiosincrasie del settore: come si affrontano queste sfide? Sostanzialmente, è questo quello che la reporter del New York Times Jessica Testa ha chiesto alle due, in un video girato negli uffici della redazione. La peculiarità della situazione di Malle è però che nel frattempo, Anna Wintour è divenuta Chief Content Officer mondiale e direttore editoriale globale di Vogue, lasciando il suo ruolo precedente per assumere una posizione ancora più alta, rimanendo quindi figura alla quale Malle deve fare riferimento e alla quale deve chiedere approvazione (ne avevamo parlato qui).
Il linguaggio del corpo e lo sguardo, soprattuto di Wintour, hanno però causato diverse reazioni nel web: Amy Odell, autrice del podcast Back Row, un passato al New York Magazine e al Time, e firma dietro la bio (non autorizzata) Anna: The biography ha parlato di un atteggiamento “sprezzante della Wintour”. Il riferimento è al momento nel quale Chloe Malle ha citato il percorso quasi quarantennale dell’ex direttrice, dicendosene ispirata, e Wintour, dandole le spalle, ha riso. Inoltre, quando Testa ha chiesto a Malle, “cosa faresti se avessi il budget di Vogue negli Anni 90?”, Malle ha risposto citando alcune migliorie, tra le quali “un nuovo studio per i podcast, pagherei tutti il 30% in più, mi assicurerei che la squadra dedicata ai social abbia più persone, perché lavorano tutto il tempo». Anna Wintour ha colto l’occasione per rimarcare che “il budget di Vogue è molto sano”. Una risposta che contrasta comunque con le più recenti notizie che arrivano da Condé Nast: a novembre quattro dipendenti della casa editrice sono stati licenziati in tronco, per essere andati di fronte all’ufficio del capo delle risorse umane a chiedere risposte rispetto alla strategia dell’azienda, e anche la chiusura di Teen Vogue (che è stato accluso a Vogue) ha portato a diversi licenziamenti.
Inoltre, il NYT ha chiesto perché alle sfilate della couture a Parigi di gennaio, la direttrice di Vogue US non è stata avvistata, mentre Wintour ha, come al solito, assistito agli show. «Chloe ha già molto lavoro qui, e abbiamo pensato che fosse più importante per lei rimanere da Vogue, piuttosto che seguire le sfilate». «Non è un passaggio della torcia, quanto il modo di Wintour di ricordarci chi è ancora al comando» sostiene Odell. «Questa non era una intervista, quanto una power move». Nel frattempo, però, le prime modifiche sono davvero arrivate: Vogue US avrà 8 numeri al posto dei classici dieci, con una carta diversa. Lo ha annunciato Condé Nast proprio a ottobre scorso, facendo spiegare il cambio di strategia ad Anna Wintour «Stiamo investendo nella carta stampata per renderla più speciale e d’impatto. Chiamo spesso il giornale cartaceo la nostra “passerella”, e stiamo facendo più spazio nell’anno per creare storie ambiziose sulla piattaforma digitale: è lì che possiamo essere versatili, agili e tempestivi, e si spera provare nuove cose».
L'1 marzo, alle 10, al Teatro Franco Parenti di Milano una puntata live del nostro vodcast dedicato alla moda e ai suoi protagonisti. Assieme a Giuliana Matarrese e Andrea Batilla ci sarà Cathy Horyn, critic-at-large del New York Magazine.
Un percorso di riposizionamento estetico "facilitato" dai migliori del settore e dagli scivoloni delle maison: perché Zara sul più grande palco al mondo era un finale prevedibile, ma che ha comunque sorpreso tutti.