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L’affresco dell’angelo con il volto di Giorgia Meloni è già diventato un’attrazione turistica

Dopo il restauro, ci sono sempre più turisti che accorrono alla Basilica di San Lorenzo per valutare di persona la somiglianza tra l'angelo e Meloni.

04 Febbraio 2026

Aggiornamento delle 12:15 del 4 febbraio: come riportano praticamente tutti giornali italiani, il volto dell’angelo è stato coperto. A confermarlo è stato l’autore del discusso restauro, Bruno Valentinetti, che ha affermato di aver agito su ordine della Curia

Visto quanto se ne è parlato nei giorni scorsi, era quasi inevitabile: l’affresco restaurato di recente nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma, in cui un angelo si è ritrovato con delle fattezze simili a quelle di Giorgia Meloni, è diventato un’attrazione turistica. A rilanciare la notizia di un boom di visite sono anche testate internazionali, ma chiunque sia passato in queste ore dalla chiesa ha notato un via vai più vivace del solito. A popolarne la navata di destra sono molti turisti stranieri che stanno visitando la città e ne approfittano per dare un’occhiata, ma anche cittadini romani che hanno ceduto alla curiosità di vedere di persona l’ormai famigerato affresco.

Tanti visitatori, dunque, entrano nella Basilica e chiedono informazioni per la Cappella del Crocifisso, percorrendo poi la navata destra fino ad arrivar di fronte al monumento votivo a Umberto II di Savoia. “L’angelo Meloni” è uno dei due che affiancano il busto del re, quello che tiene tra le mani una pergamena su cui è disegnato lo Stivale. Tra i visitatori intervistati da EFE, italiani e stranieri, il motivo principale della visita è proprio quello di constatare di persona quanto sia evidente la somiglianza tra l’angelo e Meloni. Dal vivo, dicono, l’ispirazione è innegabile. Sono differenti però le reazioni sull’opportunità di “aggiornare” in questo modo le fattezze dell’alata figura. C’è chi la legge come una vera e propria provocazione politica, chi come una satira (la stessa Meloni ha commentato ironicamente di non somigliare proprio a un angelo), chi semplicemente come un gesto artistico destinato a inserirsi nella lunga tradizione pittorica dei “camei” di celebrità politiche, una pratica popolarissima tra i pittori di ogni epoca.

La storia dell’angelo “modificato” inizia nel 2023, quando viene autorizzato un restauro sulla parete con gli angeli e il busto di Umberto II. A occuparsi dello stesso è stato Bruno Valentinetti, un restauratore e decoratore autodidatta di 83 anni, a cui viene chiesto di dare un ritocco all’affresco senza alterazioni di alcun tipo. Al montare dello scandalo Valentinetti ha negato di aver modificato in maniera rilevante le fattezze di quello che doveva essere un cherubino “anonimo”. La somiglianza però era così evidente che Repubblica ha denunciato il fatto, cogliendo di sorpresa anche la Diocesi, che non si era accorta di nulla, come riporta Sky Tg24 ricostruendo l’intera vicenda. A quel punto, tra indagini della curia e reazioni delle opposizioni, l’angelo è diventato un caso politico e una notizia dall’eco internazionale. Fanpage è anche riuscita a scovare una foto precedente al restauro, che prova l’intervento “invasivo”: Valentinetti si è quindi arrogato il diritto di ritrarre le fattezze di chi preferisce, come faceva Caravaggio.

Non esistono ancora dati certi rispetto a quanto l’improvvisa notorietà dell’affresco abbia inciso sugli ingressi alla Basilica, né se la stessa diventerà una tappa fissa per i turisti appassionati d’arte, come successo per esempio a un altro restauro controverso: quello del cosidetto “Monkey Jesus”. Dato che non è ancora chiaro se l’affresco verrà ritoccato o continuerà a somiglia alla leader di Fratelli d’Italia, per ora continua ad alimentare la Fomo turistica di romani e turistici curiosi.

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