Hype ↓
09:32 martedì 25 agosto 2026
Un tizio ha creato una mappa di tutti i musei più strani e di nicchia del mondo Volete sapere dov'è che si trova il museo delle pompe di benzina, quello delle archeoplastiche o degli spazzacamini? Questo è lo strumento che fa per voi. E sì, questi musei esistono tutti e si trovano tutti in Italia.
Tra i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia si è aggiunto all’ultimo NAZA, il nuovo documentario dei registi di No Other Land Yuval Abraham e Rachel Szor Prodotto (tra gli altri) dal Guardian e dal Guardian, e il titolo è l'acronimo con cui l'intelligence israeliana conta i civili palestinesi che muoiono nei raid.
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.

L’arte della guerra

Non solo economia: così Angela Merkel ha vinto le elezioni alimentando lo scontro con Europa e Stati Uniti. Cina, Russia (e Siria) ringraziano.

23 Settembre 2013

Il rapporto della Germania con l’Europa non è mai stato facile, come notava già all’inizio del secolo scorso Thomas Mann, preoccupato per la tendenza dei tedeschi ad estraniarsi dal resto del continente o, peggio, a “germanizzarlo”. Nel quadro attuale, due elementi concorrono a complicare questa ancestrale diffidenza reciproca; ma il sospetto è che abbiano contribuito al trionfo elettorale di Angela Merkel.

Il primo elemento di frizione è la crisi europea, il secondo il rapporto con l’Est, e in particolar modo con la Cina e la Russia.

I motivi per i quali gli europei la criticano, sembrano spesso gli stessi che hanno convinto i suoi connazionali a votarla.

La sorpresa in Europa, che rasenta in alcuni casi l’incredulità, rispetto alla popolarità incrollabile di una leader apparentemente esitante se non riluttante, spesso ambigua, e a tratti dannosa, è perfettamente speculare alla granitica convinzione con la quale i tedeschi hanno scelto per la terza volta di farsi rappresentare da lei. Con Merkel, sembra dire il risultato delle urne, è garantita la difesa ad oltranza degli interessi della Germania. La verità è che la cancelliera sembra aver trasformato questa tensione perenne tra interessi nazionali ed europei nella pietra angolare della sua politica. E i motivi per i quali gli europei la criticano, sembrano spesso gli stessi che hanno convinto i suoi connazionali a votarla.

L’abilità di Merkel è stata quella di mantenere viva la narrazione – spesso menzognera – di questo contrasto, ma anche di essersi assicurata una campagna elettorale in discesa, avendo momentaneamente risolto la crisi dei debiti europea. A questo racconto unilaterale concorrono enormemente notizie come quella recente sui soldi risparmiati sui tassi di interesse dei titoli di Stato tedeschi – tema che conforta i tedeschi e fa infuriare il resto d’Europa. Mentre la cancelliera continua a guardarsi bene dallo spiegare ai suoi concittadini che la recessione quasi sfiorata quest’anno e l’anno scorso, dipenda enormemente dal rallentamento dei Paesi periferici. Un ragionamento che potrebbe convincere i suoi concittadini a essere meno intransigenti con il Portogallo, la Spagna o l’Italia, ma che la cancelliera non usa praticamente mai.

Rispetto ai suoi predecessori, da Adenauer a Kohl, Angela Merkel sembra aver abbandonato per sempre l’entusiasmo filo-europeista attraverso il quale i capi dei governi tedeschi di qualsiasi colore politico cercavano anzitutto di allontanare ogni sospetto di tensione germanica alla supremazia europea. L’ultimo, grande gesto in questa direzione è stato l’abbandono del marco del “gigante buono” Kohl in cambio di una riunificazione tedesca che spaventava molti. Merkel sembra muoversi invece senza entusiasmi e senza alcuna tensione visionaria nel consesso europeo.

Ma l’interrogativo è se dietro l’apparente tatticismo continuo, negli anni non sia emersa una vera e propria strategia. Quella, appunto, di mantenere vivo il conflitto tra interessi di Berlino ed interessi continentali, e porsi come mediatrice. Persino quando il conflitto nasce dalle sue stesse prese di posizione, assolutamente inedite per la diplomazia berlinese come quelle recenti, filo-russe sul conflitto in Siria o quella filo-cinese nel conflitto tra Commissione europea e Pechino attorno ai dazi sui pannelli fotovoltaici.

Non è nuova l’attenzione tedesca per l’Est – non c’è bisogno di citare la Ostpolitik di Willy Brandt o la scelta più recente di Gerhard Schroeder di costruire un gasdotto che porti il metano in Germania direttamente dai giacimenti russi – per richiamare alla mente la speciale attenzione che un Paese diviso per mezzo secolo dalla Cortina di ferro ha sempre mostrato per Mosca. Ma l’idea avanzata a fine agosto di costituire una commissione che indagasse sulla strage di bambini con il gas alle porte di Damasco, sull’onda della proposta di Putin, è stata la ennesima prova di una tendenza della cancelliera a tenere la testa molto rivolta ad Est. In maniera analoga, nella scorsa primavera, quando Merkel ha bloccato il tentativo di Bruxelles di limitare i danni di un’industria europea del fotovoltaico esposta al lampante dumping dei prodotti cinesi, ha rotto l’ennesimo tabù, scandalizzando mezza Europa.

Sembra che Merkel abbia sbaragliato gli avversari con lo stesso antidogmatismo con il quale affronta le questioni europee.

Restringendo il campo alla campagna elettorale tedesca, sembra che Merkel abbia sbaragliato gli avversari con lo stesso antidogmatismo con il quale affronta le questioni europee. Da anni, sta cannibalizzando il principale partito rivale, la Spd, sui temi sociali, senza perdere elettorato conservatore. Addirittura, in questi ultimi otto anni è riuscita sempre a trasformare la comparsa sporadica di partiti a destra della Cdu/Csu come il recente partito anti-euro Afd, in poco minacciose stelle comete che non sono riuscite a entrare in Parlamento. E nonostante i periodici mugugni dell’ala bavarese del partito, gli sconfinamenti a sinistra della cancelliera (si pensi alla posizione sui matrimoni gay, alle misure a favore delle politiche di conciliazione, o all’attenzione per l’istruzione) non hanno mai davvero minacciato la sua popolarità nel partito.

Difficile costruire un’alternativa alla “cancelliera di ferro”: persino rispetto a questa immagine diffusa, Merkel è riuscita a far convivere quella opposta di “Mutti”, rassicurante madre della nazione.

Una versione precedente di questo articolo è stata pubblicato sul numero 16 di Studio.

Illustrazione di Marco Klefisch

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.