I "vincitori" dei sei trofei vengono scelti in base alle denunce dei cittadini: al primo posto di quest'edizione c'è il colosso svedese Heimstaden.
A Bologna ha aperto la Biblioteca Eco, dove verranno conservati gli oltre 32 mila libri appartenuti a Umberto Eco
Migliaia di volumi disposti secondo il principio del "buon vicino" usato da Eco: libri messi l'uno vicino all'altro in base alla loro affinità tematica.
A Bologna è stata inaugurata la Biblioteca Eco, nell’ala novecentesca di Palazzo Poggi, all’Università. Contiene oltre 32 mila volumi provenienti dalla casa-studio milanese di Umberto Eco ed è una delle più importanti biblioteche d’autore contemporanee. La raccolta è una testimonianza dell’immensità e profondità degli interessi di Eco: la Biblioteca contiene volumi di filosofia medievale, semiotica, letteratura, linguistica, cultura popolare, fumetti.
Ci sono oltre 2 mila opere di Eco in numerose edizioni e traduzioni, circa 600 volumi a lui dedicati, la collezione completa della rivista Linus – da lui cofondata nel 1965 – copie di lavoro dei suoi romanzi con correzioni autografe. L’organizzazione dei volumi conserva il principio del «buon vicino», ispirato a Aby Warburg e adottato da Eco, principio per il quale i libri non sono organizzati per disciplina ma per relazioni interdisciplinari e affinità tematiche: ogni volume viene messo vicino a quello con cui ha più da dirsi, indipendentemente dalle rispettive categorie d’appartenenza. Mantenere questa catalogazione nel trasferimento da Milano a Bologna ha richiesto un lavoro di studio e documentazione preliminare lungo anni. Nel 2016, dopo la morte di Eco, la famiglie decise che i suoi libri dovessero essere conservati nella Biblioteca Nazionale Braidense di Milano. La famiglia ha insistito perché i libri tornassero a Bologna, la città in cui Eco aveva insegnato per decenni, la casa accademica che si era scelto. Il percorso è iniziato nel 2018 e si è concluso oggi, con il contributo del Ministero della Cultura, della sovrintendenza ai beni culturali e dell’ateneo di Bologna.
Il vero valore aggiunto della Biblioteca Eco è cercare di mostrare come funzionasse la mente di uno dei più grandi intellettuali di tutti i tempi. Non tanto raccontando risultato del suo lavoro – i libri scritti, i saggi pubblicati, le teorie elaborate – ma il substrato dello stesso, le sue premesse. Cosa leggeva Eco mentre scriveva Il nome della rosa? Quali volumi teneva vicini a quali lontani? Dove finisce Aristotele rispetto a Tex Willer? La Biblioteca Eco è la mappa di un metodo intellettuale, non solo una collezione di libri importanti resa pubblica e accessibile. Come scrive l’Ansa, il rettore dell’Università di Bologna Giovanni Molari l’ha descritta come «uno spazio di studio, di approfondimento, di apertura dell’università a tutta la città e a tutto il mondo». Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha detto che «racchiude un po’ tutti i significati del sapere». Sono certamente frasi da inaugurazione, e come tali vanno prese, ma contengono una verità. Una biblioteca di 32 mila volumi organizzata secondo il principio del buon vicino, in cui la filosofia medievale conversa con i fumetti e la semiotica con la letteratura popolare, è un posto in cui perdersi nel senso più positivo del termine. Eco avrebbe sicuramente apprezzato l’idea che i suoi libri continuino a lavorare anche senza di lui.