Hype ↓
02:41 sabato 8 agosto 2026
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.

L’immortale Andreotti

I diari pubblicati da Solferino sono sorprendentemente uno dei casi editoriali dell'estate.

14 Settembre 2020

No, non c’è il famoso episodio in cui chiede alla moglie di sposarlo durante un funerale al cimitero. E non c’è neanche il passaggio dove, in diretta da Maurizio Costanzo a Bontà Loro nel 1976, ha ammesso di aver tirato qualche calcio ai compagni di scuola (un passaggio epocale della tv perché prima di allora un politico non aveva praticamente mai raccontato del suo privato, pensa te che tempi). In compenso, in questi Diari Segreti appena pubblicati da Solferino (420 pagine, un librone, ma gustoso) Giulio Andreotti – sette volte presidente del Consiglio, 32 volte ministro, per quattro elezioni il più votato d’Italia – qualche sopracciglio comunque lo fa alzare: sugli amici, su nemici, sui personaggi, sui tempi che ha vissuto. Sopracciglia alzate, quindi, ma in questi giorni anche occhi strabuzzati, visto che – in maniera sorprendente – il volume è quarto in classifica nelle vendite della saggistica, davanti ai best seller Augias, Calenda e Recalcati, e persino davanti all’Harper Collins Su Harry e Megan.

«Mi piacerebbe sapere la fascia d’età prevalente dei lettori», mi dice Alessandra Sardoni, il volto che tutti conosciamo del Tgla7 e una delle giornaliste più preparate sulla politica italiana. «Ma credo che contino due diversi fattori: la popolarità del personaggio, che resta per almeno un paio di generazioni anche nel negativo, e che è stata rivitalizzata dal film di Sorrentino: Andreotti ha della commedia e della cronaca, del grottesco e della politica. E poi penso influisca il fatto che sia talmente centrale nella letteratura, nel genere giornalistico dei “misteri Italiani” da catturare altri lettori. Infine ritengo che l’idea del diario segreto documento apparente disintermediato sia un richiamo forte. La parola segreto, insomma, funziona».

Che il Divo prendesse appunti lo sanno tutti, aveva iniziato subito, nel 1944, su consiglio di Leo Longanesi. La storia poi è quella che potrebbe capitare ad ognuno di noi: un trasloco e quei vecchi scatoloni che nessuno sa mai cosa ci sia dentro. Nei nostri finisce sempre che ci trovi le foto sfigate delle comunioni e gli addobbi dei vecchi alberi di Natale; Stefano e Serena Andreotti, due dei quattro figli del Senatore, invece hanno aperto i loro e ovviamente dentro c’era la storia d’Italia. Pubblicarla tutta sarebbe stato troppo, ma anche in questa parte, che racconta più o meno tutti gli anni Ottanta, in cui incredibilmente Andreotti non aveva incarichi di Governo e che non riguardano il processo per associazione a delinquere di stampo mafioso, di aneddoti se ne trovano, figurarsi: «Al comunista D’Alema, che parla di un mio carteggio con il mafioso Gambino, dico che mi ha rotto le scatole. Quando ci vuole, ci vuole», come se fosse una roba perentoria, senza sapere che da lì a poco sarebbero volati i vaffanculo in allegria anche tra i suoi colleghi.

A proposito, sul tema colpisce un altro passo: «Vengono a studio per una foto di gruppo Vittorio Gassman, Enzo Biagi, il presentatore Corrado Mantoni, il cantante Zucchero Fornaciari, il comico Beppe Grillo e il calciatore Gianluca Vialli. Siamo stati indicati dai lettori della rivista Sorrisi e Canzoni TV come personaggi dell’anno e riceveremo il premio Telegatti». Era il 22 dicembre del 1987, vabbè.

«Non mi meraviglia questo interesse per Andreotti come per le grandi personalità della Prima Repubblica», spiega, tranquillo, Pier Ferdinando Casini, l’ultimo vero democristiano ancora in Parlamento, 37 anni di seguito sugli scranni (il Nostro invece 68), che pure in gioventù fu al fianco dei dorotei di Bisaglia e poi con Forlani, quindi non proprio nell’inner circle del Divo. «La gente sta capendo ora, dopo l’antipolitica degli anni scorsi, i prezzi che si pagano al dilettantismo e all’incompetenza. Andreotti era un uomo che la politica la conosceva, che la professionalità politica la sublimava, che i contatti internazionali mettevano al centro dell’arena. Tutto sommato questo fatto delle vendite è la dimostrazione specifica che c’è un processo di revisione critica in atto: viva Andreotti e viva la politica costruita sulle competenze, perché i dilettantismi ci hanno già quasi scavato la fossa».

Tornando alle cose di oggi, ad un certo punto scrive: «Si discute del numero dei parlamentari. Sono troppi? Quale è il riferimento con gli altri Paesi, eccetera. Fa impressione in effetti il rilievo che lo stesso lavoro è compiuto a Palazzo Madama da 323 persone e a Montecitorio da 630. Ad un capo di Stato che domandava quante persone lavorassero in Vaticano Giovanni XXIII rispose “la metà”». E chissà perché nessuno del comitato del SI’ al taglio dei parlamentari oggi si avventuri in un “lo diceva già Andreotti!”.

Dentro il libro c’è il mondo visto dagli occhi speciali di un uomo di potere cui abbiamo ora accesso nel profondo dell’intimità: il rosario recitato insieme a Madre Teresa di Calcutta («Un momento di Paradiso»), la festa a casa di James Stewart a Los Angeles in occasione della festa per i suoi 35 anni di matrimonio («Nel settore i giubilei postnuziali sono rarissimi», osserva perfido), o quando deve scrivere una lettera all’accademia svedese per caldeggiare il Nobel per la Pace a Pertini, che evidentemente se ne moriva per averlo.

Ci sono racconti che davvero sono interessanti per gli storici, come quando parla a lungo con Gheddafi (che gli consegna due suoi libri da regalare a Reagan, Andreotti il postino), o come quando va a Mosca per i funerali di Andropov, intermezzati da osservazioni di costume: «Nel volo di rientro Pertini esclude me e Berlinguer dal tavolo dello scopone nel quale, andando, avevamo avuto un certo successo (pensava, sbagliandosi, che il giovane D’Alema fosse meno agguerrito) e ci invita, invece, a parlare un po’ di politica».

C’è, insomma, questa vena ironica, che ha dello straordinario. Dice di Prodi, neo Presidente dell’IRI, il più importante ente pubblico di politica industriale: «Se è vero che l’amico Prodi di tanto in tanto si diletta di spiritismo (la seduta con il riferimento a Gradoli durante il sequestro di Moro), avrà forse modo di farsi indicare dai grandi presidenti passati, come Beneduce o Paratore, la via per decurtare i forti deficit IRI, che sarebbe però davvero ingiusto addebitare all’ultima gestione. E già che c’è, chieda anche a Enrico Mattei come si fa a riportare l’ENI a guadagnare e a non a perdere migliaia di miliardi come oggi avviene». Insomma: dopo 420 pagine di auto racconto uno si convince che, forse, Andreotti non era proprio come Il divo di Sorrentino che lo fece – pare – così incazzare. Di sicuro, però, antipatico non doveva esserlo.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.