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18:34 giovedì 4 giugno 2026
Il brand di skincare The Ordinary se la sta prendendo con l’assurdo marketing e i prezzi folli dei brand di skincare di lusso “Buy the ingredients, not the hype”, si intitola la nuova campagna del brand, in cui a prodotti di uso comune viene applicata la stessa maggiorazione di prezzo che si usa con gli ingredienti dei cosmetici.
Phoebe Bridgers ha organizzato un concerto a sorpresa al Madison Square Garden di New York e i biglietti costano un dollaro Il concerto è previsto per questa sera e varrà la solita regola a cui Bridgers tiene molto: niente telefoni.
Per la prima volta al mondo, una cittadina in California ha votato per impedire totalmente e permanentemente la costruzione di data center È successo a Monterey Park, dove l'86 per cento dei cittadini ha votato per vietare per sempre la costruzione di data center.
A Oxford sta per aprire la prima libreria che vende esclusivamente romantasy Si chiama Bad Girl Books e l'ha aperta Starlin Marot, che prima di diventare libraia faceva la tiktoker. La booktoker, per la precisione. Di romantasy, ovviamente.
L’ultima moda tra i miliardari è comprarsi lo scheletro di un dinosauro Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Sempre più giovani si dedicano al solomaxxing, cioè rimanere single perché per trovare un partner servono troppo tempo e troppi soldi Essere single non per scelta sentimentale o filosofica, ma perché le relazioni hanno un costo che il reddito medio non copre più.
Per festeggiare il centesimo compleanno il brand islandese 66°North si è inventato una delle campagne più riuscite degli ultimi anni Cento persone, nate ognuna in uno degli anni trascorsi dal 1926 a oggi, fotografate con addosso i loro vecchi capi 66°North, quelli a cui sono più affezionati.
Nelle praterie della Mongolia è stata costruita una galleria d’arte che sembra un’astronave precipitata sulla Terra Si chiama Praire Ark, l'ha disegnata lo studio architettonico cinese Büro Ziyu Zhuang ispirandosi alla saga di Alien di Ridley Scott.

La resistenza degli ulivi palestinesi

Il libro Anchors In The Landscape di Adam Broomberg e Rafael Gonzalez, edito da MACK, è un viaggio tra ciò che rimane degli ulivi centenari e millenari nei territori occupati.

di Studio
25 Giugno 2024

L’ulivo è più di un albero, per l’identità palestinese. È un totem culturale, oltre che una fondamentale fonte di resilienza economica per un territorio che, dal 1967, è sotto l’occupazione israeliana. Sono più di centomila le famiglie palestinesi che dipendono economicamente da questi alberi, che in molti casi sono antichi di secoli, e non solo di anni. Essendo così importanti, sono purtroppo anche vittime della brutalità dell’occupazione: si stima che, dal 1967, circa 800 mila ulivi siano stati distrutti dalle forze israeliane e dai coloni. Il libro Anchors In The Landscape è il risultato di viaggio fatto nel corso di diciotto mesi dai fotografi Adam Broomberg e Rafael Gonzalez nei Territori occupati di Palestina, con cui ci si riferisce alla Cisgiordania, Gerusalemme Est inclusa, e la Striscia di Gaza.

Ancore nel paesaggio, dice il titolo: alcuni di questi alberi hanno migliaia di anni, e sono cresciuti in quella terra, quindi, da prima ancora che nascesse l’impero ottomano, per dirne una. Impressionante, pensarci, e immaginarli come testimoni di tutta questa quantità di storia. Testimoni non come le chiese, le moschee, i palazzi e i muri, però: testimoni vivi, con radici che si sono nutrite – e si nutrono ancora ora – del sottosuolo di quella terra, di quell’ossigeno e di quella pioggia. Le fotografie sono in bianco e nero, al centro dell’immagine c’è l’albero, sullo sfondo dipende: a volte un palazzo, a volte una moschea, a volte il profilo brullo e arso di una collina, talvolta la compagnia di altri ulivi. Il libro è uscito per l’editore inglese MACK a maggio 2024, tempismo – tragicamente – perfetto in un anno in cui l’offensiva israeliana a Gaza si è fatta sempre più violenta, causando – mentre scriviamo queste righe – circa 35 mila morti, interi quartieri rasi al suolo, e quasi 80 mila feriti.

Durante la cosiddetta guerra di Gaza, iniziata – lo diciamo per tracciare dei confini convenzionali e storiografici – con la strage del 7 ottobre compiuta da Hamas e proseguita, dal giorno dopo, con la ritorsione israeliana e poi l’invasione di Gaza, sono stati commessi diversi crimini di guerra. Diversi esperti della Corte penale internazionale e delle Nazioni Unite hanno citato la strage di Hamas e poi l’evacuazione forzata della popolazione di Gaza nord, l’assedio completo della Striscia in cui sono stati tagliati acqua, elettricità, cibo e carburante. Intanto, la violenza continua anche in Cisgiordania: solo nel mese di aprile i villaggi di al-Mughayyir, Duma, Deir Dibwan, Beitin e Aqraba sono stati assaliti da centinaia di coloni, che hanno bruciato abitazioni, automobili e anche alberi. Almeno quattro cittadini palestinesi sono stati uccisi, racconta Amnesty International.

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