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00:47 domenica 15 marzo 2026
Due episodi di Doctor Who degli anni ’60 che si pensava fossero andati perduti sono stati ritrovati in uno scatolone nella casa di un collezionista Si tratta, tra l'altro, di due puntate molto importanti perché raccontano la storia dei Dalek, i villain più famosi dell'universo di Doctor Who.
Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Cos’è l’alt-left, la nuova sinistra reazionaria

Finalmente abbiamo una parola per indicare quella grande chiesa che va da Che Guevara fino a Vladimir Putin (e per spiegare il M5S agli stranieri)

10 Marzo 2017

Le etichette politiche sono una faccenda problematica, specie quando hanno un’origine poco chiara e sono legate all’hype del momento. Di buono, però, c’è che aiutano a inquadrare i fenomeni: sarà capitato a molti di osservare qualcosa, senza saper dare un nome a questo qualcosa, e di sentirsi un po’ confusi; poi però, quando si scopre che qualcuno ha coniato un termine, l’incertezza sulle nostre analisi si smorza, ecco, non ero solo io, questa cosa esiste e ha un nome. Chi legge la stampa anglofona avrà notato che negli ultimi mesi si è diffuso il termine “alt-left”: è un’espressione che già circolava da un po’ su siti di nicchia e sulle bacheche Facebook degli strippati di politica, ma che recentemente ha raggiunto anche testate mainstream, tanto che Vanity Fair ci ha dedicato un articolo nella sua edizione americana di questo mese.

Certo è una terminologia che solleva qualche problema (primo fra tutti: gente diversa l’utilizza per indicare cose diverse). Però, se utilizzata con criterio, torna utile per inquadrare una galassia che è sotto gli occhi di tutti ma a cui era difficile dare una forma: l’alt-left è quella parte della sinistra che non è soltanto anti-capitalista, ma anche anti-immigrazione; l’alt-left è quella parte della sinistra che osteggia la cosiddetta “identity politics” (il femminismo, l’attivismo per i diritti gay, la difesa delle minoranze etniche e religiose) con una veemenza tale da fare invidia alla destra; l’alt-left si crogiola nelle teorie complottiste ed è profondamente anti-sistema; infine ha un debole per i leader autoritari, e in particolare per uno che siede al Cremlino.

Alt-left non è prettamente sinonimo di sinistra estremista: è un suo sotto-insieme, e più precisamente quel sotto-insieme che flirta con idee che a conti fatti sono, beh, di destra. È, come suggerisce il nome, il contraltare dell’alt-right. L’espressione per il momento è utilizzata per indicare un fenomeno americano, ma potrebbe essere facilmente applicata a fenomeni europei e italiani (per esempio Diego Fusaro). E forse, potrebbe essere uno strumento utile per spiegare agli stranieri il Movimento Cinque Stelle e perché non è poi così unico il caso nostrano dove si combinano aspirazioni à la Podemos con elementi trumpiani: finalmente c’è una parola inglese per indicare quella grande chiesa che va da Che Guevara fino a Vladimir Putin.

Nel suo articolo su Vanity Fair, James Wolcott indicava come “summa” dell’alt-left WikiLeaks, Julian Assange, Glenn Greenwald e tutta una serie di sedicenti personaggi di sinistra che hanno votato Trump perché “è sempre meno peggio di Hillary”. Nella lista, Wolcott include anche Jacobin, la rivista marxista, ma forse in questo è stato un po’ azzardato, perché del marxismo si potranno dire molte cose, ma non che non abbia un’ideologia e una visione economica ben precise. Il tratto distintivo dell’alt-left consiste invece nel focalizzarsi unicamente sulla pars denstruens:

«La sinistra mainstream si è sempre concentrata sui programmi sociali ed economici. Aveva una visione ben chiara della società e le sue proposte per raggiungerla. Però anni di marginalizzazione hanno portato alla nascita di un nuovo tipo di sinistra, che non ha alcuna visione sociale o economica, è politicamente reazionaria e ha una visione del mondo basata su teorie del complotto», sintetizza Idrees Ahmad, editor della Los Angeles Review of Books, in una conversazione con Studio (Ahmad è stato uno dei primi a utilizzare in senso polemico, e da una prospettiva marcatamente di sinistra, il termine alt-left).

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L’alt-left si oppone prima di tutto alla sinistra liberal, come si è visto in America, in Italia e altrove, però non va troppo d’accordo neppure con la socialdemocrazia: «Mentre in passato la sinistra riconosceva il ruolo del governo nel fornire servizi e creare posti di lavoro, ora l’alt-left ha un’attitudine antagonista verso il governo che ricorda quella della destra libertaria. La sinistra del passato aveva sempre una componente di politica interna e si dava molto da fare in attività organizzate, come per esempio i sindacati, mentre adesso la preoccupazione principale è contestare l’Occidente», prosegue Ahmad.

Uno dei problemi, come accennato sopra, è che, non appena è stato coniato il termine alt-left, un po’ di gente ha iniziato a ricorrervi quasi a caso, per indicare chi non gli piaceva: così è capitato che i Repubblicani americani utilizzassero il termine alt-left per insultare i Democratici che volevano salvare la riforma sanitaria di Obama al Congresso; alcuni hanno provato a estenderlo all’ala più militante del campo progressista; e il risultato è che, da sinistra, c’è chi ha reagito sostenendo che l’alt-left non esiste, è un complotto della destra e dei clintoniani delusi dalla sconfitta elettorale. Il punto, però, è che l’alt-left non è una sinistra che va più a sinistra, è una sinistra che sta andando a destra, e nel senso peggiore del termine, abbracciando dei valori reazionari. Ed, evidentemente, esiste. C’è una «curiosa affinità» tra l’alt-left e l’alt-right, dice Ahmad, «basti pensare che Greenwald ha lodato l’“indipendenza” di Breitbart News oppure che Assange tesse le lodi dei media americani. Il punto è che c’è un’attitudine simile verso la politica, una visione del mondo analoga».

Nelle immagini Edward Snowden, Julian Assange, Laila Harre, Robert Amsterdam, Glenn Greenwald and Kim Dotcom in un convegno del settembre 2014 a Auckland, Nuova Zelanda (Hannah Peters/Getty Images).
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