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A gennaio 2026 in tutta la Norvegia sono state acquistate soltanto sette auto a benzina E 29 auto ibride, 98 diesel, mentre le elettriche sono più di 2000: queste ultime costituiscono il 96 per cento delle auto acquistate in tutto il 2025.
Per i brand di moda, farsi pubblicità durante il Super Bowl non è mai stato così importante Spot che sembrano corti cinematografici, collaborazioni e persino sfilate: il pubblico del Super Bowl sta cambiando – anche grazie a Taylor Swift – e la moda prende nota.
Emerald Fennell ha consigliato 13 film stilosi da vedere per prepararsi alla visione del suo Cime Tempestose Film memorabili per l'estetica audace, i costumi bellissimi e anche per "l'infedeltà" rispetto ai romanzi da cui erano tratti.
L’uscita dell’album di Lana Del Rey è stata rimandata di tre mesi e mezzo per colpa della versione in vinile Il nuovo singolo, invece, creato insieme a Jack Antonoff e scritto insieme alla sorella, il cognato e il marito Jeremy Dufrene, uscirà il 17 febbraio.
Il Segretario generale dell’Onu ha detto che se non la smetteremo di preoccuparci solo del Pil andremo incontro al disastro planetario Per Antonio Guterres, nell'epoca delle crisi climatica il Pil non può più essere l'unico strumento per misurare il progresso e il benessere.
I Geese faranno finalmente un concerto in Italia, quest’estate a Milano Un sibillino Reel Instagram ha annunciato l'ingresso della band nella line-up di Unaltrofestival: l'appuntamento è per il 19 agosto al Magnolia.
Il governatore della California Gavin Newsom ha ribattezzato il Super Bowl Sunday in Bad Bunny Day Il governatore democratico ha dato l'annuncio con un messaggio ironico che fa il verso a Donald Trump, da mesi impegnato a parlare male del musicista.
Tra le cose mai viste fatte da Bad Bunny al Super Bowl c’è anche quella di essersi esibito in un total look Zara Camicia con colletto, cravatta, maglia e pantaloni chino: questo il look dagli stylist Storm Pablo e Marvin Douglas Linares.

È giusto essere allarmisti?

Per anni ci siamo preoccupati a vuoto, e adesso che la democrazia liberale è davvero in pericolo non sappiamo più cosa pensare.

28 Maggio 2018

È una strana generazione la mia. Da un lato ci siamo abituati a dare la democrazia liberale per scontata, un’attitudine che è il risultato di un privilegio storico, ma che ha finito per impigrirci un po’. Dall’altro lato chi, come me, ha cominciato a seguire la politica negli anni Novanta è cresciuto in una sorta di allarmismo permanente. Da che abbiamo memoria, c’era sempre una minaccia alla democrazia liberale: prima Berlusconi, poi la svolta di Fiuggi, e di nuovo Berlusconi, poi Monti e Letta, che nessuno li ha votati, poi Renzi, che andava in tv, e chi più ne ha più ne metta. Il paradosso era proprio questo: siamo cresciuti, politicamente parlando, nella bambagia, in un clima in cui sapevamo che difficilmente qualcuno avrebbe potuto affossare la democrazia liberale; però, per qualche motivo, ci siamo sentiti in dovere di mostrarci sempre preoccupati, pronti a difenderla da attacchi reali o presunti. Forse era una posa, forse una risposta alle lezioni della Storia così come nonni e professori ce l’avevano inculcata, forse entrambe le cose. Fatto sta che per anni ci siamo preoccupati a vuoto, e adesso che la democrazia liberale rischia veramente di prendere qualche duro colpo non sappiamo più cosa pensare. Come nella favola del pastorello che urlava “al lupo! al lupo!”, ci siamo assuefatti agli allarmi.

Cosa mi fa pensare, potrebbe domandarsi qualcuno, che questa volta gli allarmi siano giustificati? La risposta sta nella combinazione di quello che sta succedendo in Italia e quello che sta succedendo nel resto del mondo, e soprattutto in Europa. In Italia abbiamo la Lega e i Cinque Stelle, che hanno stipulato un contratto di governo con punti esplicitamente illiberali: gli asili nido gratis solo per gli italiani e la «specifica legge quadro sulle moschee», per fare due esempi. Non è la prima volta, si potrebbe obiettare, che qualcuno in Italia prova a introdurre delle misure illiberali. Poi, esiste la Costituzione e gli organi adibiti a difenderla: i tribunali, il presidente della Repubblica, che come Ciampi ai tempi di Berlusconi potrebbe rifiutarsi di firmare leggi anticostituzionali; esistono gli organi internazionali, come la Corte di Giustizia europea e la Corte europea dei diritti dell’uomo (la prima fa capo alla Ue, la seconda al Consiglio d’Europa). Insomma, Lega e Cinque Stelle non sono i primi a portare in campo idee anticostituzionali, e ci sono strumenti per impedire che le realizzino.

Le differenze, però, sono due. Primo, Lega e Cinque Stelle sono molto più illiberali di quanto non lo fossero i loro predecessori. E, secondo, operano in un contesto diverso, dove gli anticorpi ci sono ancora ma restano sempre più deboli. L’opposizione politica, per cominciare, è molto più debole e frammentata di quanto non fosse ai tempi di Berlusconi. Ci sono le istituzioni, certo, ma se c’è una cosa che la storia recente insegna è che, quando la volontà popolare prende una piega illiberale, le istituzioni riescono ad arginarla ma fino a un certo punto. È successo in Svizzera, dove per anni i tribunali hanno continuato a difendere la libertà di costruire minareti citando una costituzione che tutelava la libertà di culto, e la politica ha reagito indicendo un referendum che ha cambiato la costituzione. È successo in Russia, dove di punto in bianco s’è deciso che la Corte europea dei diritti dell’uomo può essere ignorata. Sta succedendo in Ungheria. In Italia, certo, cambiare la costituzione è più difficile che in Svizzera, e, così almeno mi piace pensare, il nostro sistema è più solido di quanto non fosse in Ungheria (la Russia in effetti è un altro discorso). Affossare certi principi liberali non sarà facile, e non è detto che chi ci prova riesca a farlo al primo giro, però, se la politica continuerà a muoversi in questa direzione, è ingenuo pensare che le istituzioni possano reggere come argine in eterno.

Un altro argine, peraltro, è già caduto. Quello dell’Unione europea, che non ha più la forza, e forse non ha più neanche la volontà, di fare rispettare certi paletti. Ricordate quando l’estrema destra andò al potere in Austria, alla fine degli anni Novanta, e Bruxelles impose sanzioni economiche? Oggi, se la mentalità fosse la stessa, le sanzioni andrebbero imposte a Ungheria, a Polonia e, di nuovo, all’Austria. Ma le condizioni sono diverse, sono cambiate anche negli Stati Uniti e in quel che resta della comunità internazionale ed è in questo contesto che Lega e Cinque Stelle operano. Un contesto in cui, a furia di tirare picconate alla democrazia liberale, si può anche farla franca.

Foto Getty
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