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16:51 sabato 21 marzo 2026
Chopper, il medico della ciurma Cappello di Paglia in One Piece, è stato nominato ambasciatore di Medici Senza Frontiere «La convinzione che si debba curare tutti, indipendentemente da etnia o nazionalità, è ciò in cui crediamo anche noi», ha detto il presidente di MSF, spiegando la scelta del nuovo ambasciatore.
La foto che tutti i giornali stanno pubblicando negli articoli sulla vera identità di Banksy non ritrae Banksy ma un tizio qualunque fotografato mentre lavorava vicino a un’opera di Banksy L'uomo si chiama George Georgiou, ha 69 anni e di mestiere fa l'operaio. Ha definito quello che gli è successo «assurdo».
Al trailer di Spider-Man: Brand New Day è bastato un giorno per diventare il trailer più visto di tutti i tempi Ha totalizzato 718 milioni di visualizzazioni in 24 ore, sbriciolando il precedente record detenuto dal trailer di No Way Home.
Hachette ha cancellato l’uscita di un romanzo horror molto atteso perché si è scoperto che l’autrice l’ha scritto usando l’AI L’autrice di Shy Girl, Mia Ballard, si è difesa sostenendo che a usare l'AI non è stata lei ma un suo conoscente al quale aveva affidato il compito di correggere le bozze.
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Alcolisti (non più) Anonimi

23 Maggio 2011

«Mi chiamo David Colman, e sono un alcolista.»

Così comincia un pezzo uscito sul New York Times, firmato da un giornalista con 15 anni di sobrietà alle spalle. Sobrietà raggiunta frequentando un gruppo di Alcolisti Anonimi. Da qui, la decisione di fare un piccolo passo avanti: aggiungere un cognome al proprio nome, e negare l’importanza dell’anonimato come chiave del recupero, suo e altrui.

L’articolo ha suscitato le reazioni più prevedibili.

Le obiezioni di Colman hanno un carattere personale, ma mettono in discussione anche la teoria: «l’anonimato è un retaggio dell’origine di AA, non siamo più negli anni Trenta, il sistema deve evolversi con il tempo» (parliamone); «quante volte ho intervistato questo o quel Signor Famoso che avevo già incontrato nel mio gruppo» (e cosa vuoi, una medaglia?); in più, però, lui dice di essere stato spesso presentato con nome e cognome ad altri partecipanti (ok, questo è fastidioso), e raccoglie testimonianze di organizzatori inferociti davanti alle foto di una riunione finite su Facebook, naturalmente taggate per intero (double facepalm per tutti, offro io).

Per chi legge un pezzo simile senza conoscere la nostra comunità, e quindi per il 95% di chi prende in mano un giornale, il rischio è sempre uno: scambiare Los Angeles per il mercato sotto casa, e pensare che tutti i gruppi di auto-aiuto siano dopolavori della Warner, o buone occasioni per scambiare aneddoti di degradazione con bellissime (ma dolenti) attrici televisive. Lo stesso principio per cui il gruppo di Perry Street a Manhattan, che esiste da oltre 50 anni e offre un meeting ogni 90′, rischia di essere riassunto con «ah, sì, ne ho sentito parlare, ci è passato anche Lou Reed». (Grazie del sostegno, da qui in poi faccio da sola.) Se alcuni di noi difendono l’anonimato, altri non hanno mai avuto la possibilità di restare anonimi. E c’è molta differenza tra la realtà degli Stati Uniti, dove i workshop AA sono numerosi, organizzati e tendono a seguire il manuale con maggiore rigidità, e quella di un paese come l’Italia, dove sono meno radicati, ma più rilassati (in media, eh), e può capitare di sentirsi rispondere «devi fare quello che è giusto per te» di fronte a questioni di responsabilità personale. (Non sarà un caso se la narrativa memoriale continua ad avere un discreto successo, al di là della celebrità dell’autore: nemmeno l’autogol di James Frey, che allora sembrava devastante, ha frenato il filone).

Questo è il terreno su cui possono nascere portali come The Fix, la cui ambizione evidente è diventare il Gawker o il Daily Beast del problema, e le cui firme non usano pseudonimi, sia che parlino di sé sia che commentino la notizia del giorno. Va detto, alcuni di loro erano già usciti allo scoperto: Susan Cheever ha pubblicato un libro dedicato al suo recupero e uno alla vita col padre John. L’atmosfera però è molto vicina a quella che potremmo trovare in un buon gruppo vero: tira un’aria di segreto aperto, dove si cerca di sospendere il giudizio sulle scelte degli altri, si ripete «non esiste un solo modo di mantenersi sobri», e magari si lega di più con chi ci sembra più simile a noi.

Ho detto noi. Perdonatemi, se potete.

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