Hype ↓
18:39 giovedì 15 ottobre 2026
ll monte Bianco è diventato più alto ma questa non è una bella notizia come ci piacerebbe pensare In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.
La storica sede del Partito Comunista Italiano in via Botteghe Oscure a Roma diventerà un hotel di lusso Gli uffici dei dirigenti sono diventati camere, e al balcone di Berlinguer adesso ci si affaccia dalla 207.
Grian Chatten dei Fontaines D.C. ha detto che Mina è stata una delle più importanti ispirazioni per Dopamine Chamber «Sono davvero innamorato della sua musica. Mi ha aiutato a trovare quel senso di umanità che volevo infondere in questo disco».
Il governo di Netanyahu adesso sta litigando anche con il Board of Peace di Trump Ad agosto il Board of Peace ha affidato a un'azienda americana il primo cantiere di "New Gaza". Due mesi dopo Israele non ha ancora fatto entrare né i camion né gli operai.
Un ingegnere ha creato un sistema di sorveglianza che sorveglia solo i poliziotti Anthony Sistilli, programmatore e youtuber canadese, ha costruito in casa un lettore automatico di targhe che riconosce solo le auto della polizia.
Netanyahu ha ordinato di identificare e processare i militari che hanno raccontato i crimini commessi dall’Idf in NAZA. Non per i crimini che hanno commesso, però: perché li hanno raccontati in NAZA Il Primo Ministro vuole sapere chi sono e chiede di processarli per aver danneggiato gli interessi del Paese. Parlando con i registi di NAZA, non commettendo crimini.

Parlare dell’Africa usando le parole giuste

Il nuovo volume Africana, antologia di autori vari uscita per Feltrinelli, è uno strumento contro gli stereotipi che ancora resistono nella descrizione e nel racconto del Continente.

29 Giugno 2021

Nel libriccino Aethiopia. Appunti per una canzonetta, scritto nel 1936 e ripubblicato nei Microgrammi di Adelphi nel 2020, Ennio Flaiano scrive: «Tutti i giornalisti sono d’accordo nel trovare che il cielo d’Africa è “azzurrino”, la lontananza “vaga”, i tramonti “fatti di porpora e oro”». Erano i cliché del tempo, un tempo fortemente razzista: Flaiano scrive mentre è in corso la Guerra d’Etiopia che anticipa la creazione dell’Africa Orientale Italiana, ultimo, cruento e traballante impero coloniale europeo. Sono cliché che, con termini diversi, perché cambiano le immagini di moda e quindi anche i luoghi comuni, resistono forti e fortunati anche dopo la fine della Seconda guerra mondiale, dopo la Decolonizzazione, nel Ventunesimo secolo (proprio in questi giorni siamo tornati a parlare di “caldo africano”). Il fortunato saggio “Come scrivere dell’Africa”, dello scrittore Binyavanga Wainaina, uscito su Granta nel 2005 e diventato piuttosto famoso, tratta lo stesso argomento con grazia e umorismo. È significativo che sia il primo testo ad aprire Africana. Raccontare il Continente al di là degli stereotipi, raccolta o antologia (definizione difficile da dare) di letteratura e giornalismo contemporanei, scritta da autori e autrici contemporanei, soprattutto africani ma anche afrodiscendenti. È uscita per Feltrinelli nella torrida primavera 2021, curata da Igiaba Scego e Chiara Piaggio.

Nell’introduzione, Scego scrive una cosa semplice eppure dimenticata spesso, o quasi sempre, da questa parte del Mediterraneo, e dall’altra parte dell’Atlantico, pure: «Sembra banale ribadirlo», dice, «ma non si sa mai, meglio ripeterlo. L’Africa è un continente. Non è un paese, non è un villaggio, non è un borgo, non è un’isola». Ottomila chilometri da nord a sud, più di settemila da ovest a est, cinquantaquattro nazioni, eppure un aggettivo usato spesso per identificare Somalia e Benin, Algeria e Zimbabwe: africano. Che cosa ha unito, quindi, davvero questi Paesi? Il colonialismo: «Il Continente doveva essere smembrato dalle potenze europee», scrive ancora, «per sfruttarlo meglio, ma prima era necessario descriverlo come soggetto inferiore […]. E fu così che l’Africa venne inserita in una narrazione che la voleva, di volta in volta, innocente, premoderna, voluttuosa, bisognosa di ogni cosa, soprattutto dell’aiuto degli europei».

Quello che riesce molto bene ai 19 racconti di Africana è proprio questa operazione di ri-frammentazione della parola Africa, che è allo stesso tempo una valorizzazione delle diverse specificità storiche, culturali, geografiche, politiche. Ci sono molte letture di questo libro ben più complesso di quanto possano fare immaginare 220 pagine, ma penso che la questione delle immagini sia una sintesi interessante, partendo proprio dal cielo azzurrino di Flaiano. Anche Wainaina, nell’apertura “Come scrivere dell’Africa”, si sofferma sulle immagini: «I lettori ci rimarranno male se non citate la luce dell’Africa. E i tramonti: il tramonto africano è un must. È sempre grande e rosso. C’è sempre un grande cielo. Gli ampi spazi vuoti e la fauna sono temi cruciali: l’Africa è la Terra degli Ampi Spazi Vuoti».

In questo senso, Africana si pone come uno strumento nuovo: qualcosa con l’obiettivo di incrinare gli stereotipi che resistono in un gruppo di persone o di target, per così dire, già dichiaratamente non razzista, o apertamente antirazzista. «Un’Africa protagonista in her own words», scrive Scego sempre nel primo testo del libro, che vuole rimpiazzare le cartoline, i cliché, anche quelli che sembrerebbero, apparentemente, innocui. Ecco, quindi, l’importanza delle parole e delle immagini precise: perché una generica buona volontà non basta, e non si può parlare di un mondo, o averci a che fare in modo onesto, senza prima vederlo con gli occhi di chi ci abita. La presunzione che tutte le città debbano essere come quelle europee. Che le strade debbano essere grigie. Il concetto di kitsch. Il decoro. La spiritualità silenziosa. I cieli ampi, azzurrini, i tramonti rossi.

Nel racconto “Una telefonata da sottoterra” di Stanley Gazemba (Kenya, 1974) è descritto un funerale allestito con Cadillac, Harley Davidson, canzoni di Coolio, whisky versato sulla bara. Più avanti (“Charlie Brown, l’amico di Massawa”) Ken Bugul (Senegal, 1948) descrive il silenzio della città portuale eritrea, i bar numerosissimi, i ristoranti yemeniti, il sale accumulato sulle banchine del porto, i toni tenui degli edifici bianchi, rosa, beige. Poi la Lagos di Chimamanda Ngozi Adichie (Nigeria, 1977) con il quartiere borghese di Lekki, con i giornalisti di moda della capitale, i flirt tra i ragazzi e le ragazze e la moda dello shawarma. Oppure i ricordi della millefoglie di Enrico, la miglior pasticceria di Addis Abeba, per Agazit Abate (Los Angeles). Poi una ricca casa in Ghana, uno zio violentatore appassionato di Shakespeare. Ancora: le tradizioni i gioielli gli uccelli al mattino, le partenze dalla Nigeria al Ghana gli aeroporti i visti la burocrazia. L’Hilton di Nairobi, un monolocale di Nairobi, un principe in esilio che perde potere fortuna e libertà in un cambio di presidenza.

Non c’è un’unità nei racconti di Africana e nemmeno negli scrittori e nelle scrittrici di questa strana antologia, alcuni nati e cresciuti nelle loro nazione del Continente, altri cosiddetti “afropolitan”, abituati a vivere e lavorare negli Stati Uniti oppure in Europa. Ed è questa la parte più interessante di questa operazione: dare al lettore italiano, digiuno di letteratura africana contemporanea, l’assaggio di un panorama sconosciuto. Metterlo a disagio, se pensa che, per citare ancora Wainaina, «l’Africa deve essere compatita, adorata o dominata». Un viaggio nuovo, senza seni nudi, senza animali parlanti, cieli stellati, mutilazioni o riti tribali, mercenari neri e avventurieri bianchi.

Articoli Suggeriti
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh

Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.

In Pecorelle smarrite di Madeline Cash c’è lo sguardo sul mondo di tutte le ragazze di ogni generazione

Abbiamo intervistato l'autrice di uno dei romanzi più chiacchierati e sorprendenti di quest'anno. Con lei abbiamo parlato di autofiction, scrittura femminile, bellezza e coppie aperte.