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I bambini separati dai genitori al confine Usa-Messico finiscono in adozione

10 Ottobre 2018

Sono centinaia i bambini immigrati dall’America latina che si trovano sotto la custodia delle autorità statunitensi: sono stati separati dai genitori a causa della “border separation policy” o perché i genitori sono stati catturati in raid e rimpatriati senza di loro. Cosa succede a questi bambini? Una recente indagine dell’Associated Press rivela che alcuni sono dati in adozione a famiglie americane, senza che i genitori lo sappiano e nonostante il fatto che le famiglie di origine chiedano di riprenderli con sé.

«La politica di tolleranza zero è finita a giugno, ma centinaia di bambini restano in centri di detenzione, case famiglia o in affido. Di questi, dicono rappresentanti del governo americano, più di duecento non possono essere né riuniti alle loro famiglie né messi in libertà», si legge. «I rappresentanti federali sostengono di fare tutto il possibile per riunire le famiglie. Ma un’indagine dell’Associated Press, basata su centinaia di documenti, tra carte giudiziarie e documenti d’immigrazione, e su interviste negli Usa e in America centrale, ha identificato falle nel sistema che permettono ai tribunali locali di trasferire la custodia dei bambini migranti senza informare le famiglie di origine.

Come spiegavamo qui, la cosiddetta “border separation policy”, ovvero la politica di separare genitori e figli che entrano illegalmente negli Stati Uniti, era stata annunciata lo scorso 7 maggio dall’attorney general Jeff Sessions. Date le dure proteste sollevate, però, era stata revocata il 20 giugno. In quel lasso di tempo più di 9 mila bambini – alcuni dei quali ancora lattanti – erano stati separati dai loro genitori, stando alle stime della stampa americana. Una volta divise le famiglie, gli adulti che non hanno diritto d’asilo vengono rimpatriati velocemente, mentre i bambini possono restare molto più a lungo: il risultato è che molti minori vengono trattenuti sul suolo americano per lunghi periodi mentre i genitori sono già a centinaia di chilometri di distanza; spesso questi ultimi cercano di riavere i figli, ma la lontananza e la mancanza di risorse complicano tutto. In una situazione simile si trovano anche alcuni immigrati irregolari che vengono scoperti durante dei controlli e poi rimpatriati: in alcuni casi i figli minorenni restano in America.

L’indagine dell’Associated Press raccoglie diverse storie. Per esempio quella di una coppia americana che è riuscita ad adottare permanentemente, nel Missouri, «un neonato la cui madre era stata presa in un raid dell’ufficio immigrazione». La donna aveva provato a prendersi la figlia, ma senza successo. Un caso simile si era verificato in Nebraska, dove una donna originaria del Guatemala è però riuscita a riavere i figli… ma solo dopo una battaglia in tribunale durata cinque anni. Aveva potuto pagare le spese legali grazie a un milione di dollari donati da varie associazioni e privati. Poi c’è la vicenda, più recente, di Alexa, una bambina di due anni originaria del San Salvador e giunta quest’anno al confine col Texas insieme alla madre: era il periodo della “border separation policy”, così le due sono state separate e una coppia americana era riuscita, in via preliminare, ad avere la custodia della piccola. L’inchiesta completa può essere letta qui.

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