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08:47 martedì 7 aprile 2026
Il primo problema che gli astronauti della missione Artemis II hanno dovuto risolvete è stato il bagno rotto Lo Universal Waste Management System della navicella Orion ha avuto un problema poco dopo aver raggiunto l'orbita terrestre. Per fortuna, l'astronauta Cristina Koch è riuscita a ripararlo, autonominandosi «idraulica dello spazio».
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Kim Jong-un guarda le sue forze speciali che svolgono insensate e dolorosissime prove di forza Le prodezze dei soldati nordcoreani sono diventate ovviamente virali, tra pile di mattoni frantumate a panciate e grandi sorrisi rivolti al leader supremo.
La prima immagine del nuovo film di Bong Joon-ho non sembra per niente un film di Bong Joon-ho Il film si intitola Ally e ha una protagonista così carina e paciosa che molti non riescono a credere che venga dalla stessa mente che ha pensato Parasite.
Giuseppe Alfarano di Camini (RC) passerà alla storia come il primo sindaco italiano dimessosi perché nel suo Comune ci sono troppi cani randagi Il sindaco ha lasciato la carica dopo aver provato personalmente a risolvere la questione. Ma alla fine si è dovuto arrendere e ha parlato di «abbandono istituzionale».
Kristoffer Borgli, il regista di The Drama, è finito nei guai per un vecchio saggio in cui raccontava la sua relazione con una ragazza 17enne È riemerso su Reddit un testo del regista in cui raccontava in chiave positiva la sua relazione con un'adolescente, paragonandosi anche a Woody Allen.
Una ricerca ha dimostrato che le persone che più amano il gergo “aziendalese” sono anche quelle che sul lavoro prendono le decisioni più sbagliate L'università di Cornell ha dimostrato che chi si fa "sedurre" dall'iperbolico corporate speak non ha grandi capacità strategiche e di analisi.
Le correzioni di Jonathan Franzen diventerà una serie Netflix con protagonista Meryl Streep L'adattamento sarà a cura dello stesso Franzen, che della serie sarà anche produttore esecutivo assieme a Streep.
Durante la sua visita di Stato in Giappone, Macron ha ricevuto in regalo un disegno di Porco rosso autografato da Hayao Miyazaki (e ha fatto anche la Kamehameha di Goku assieme a Sanae Takaichi) Miyazaki, oltre alla sua firma, sul disegno ha lasciato anche un breve ma chiaro messaggio: «Insieme difendiamo la pace».

Accra

Il Ghana e le BMX. Come le sottoculture globalizzate rinnovano l'interesse per il locale

15 Novembre 2011

Con la sua relativa stabilità economica (secondo esportatore di cacao al mondo, uno dei maggiori di oro, e dal 2007 vi è stato anche scoperto il petrolio), del Ghana ho sentito parlare principalmente in ambito calcistico. La nazionale è stata una sorpresa ai mondiali del 2006, mentre quella under 20 s’è addirittura portata a casa il titolo di categoria nel 2009 e Mario Balotelli è di origine ghanese. Forse (almeno in Italia) se ne sente parlare meno perché, considerando la media africana, il paese non è messo particolarmente male: niente conflitti etnici (nonostante una grande diversità), tasso di alfabetizzazione alto, stampa “tra le meno ostacolate” nel continente. Sarà a causa di questo suo essere troppo benestante per essere raccontato (i canoni sono africani ovviamente) che quando sento la parola “Ghana”, oltre alle immagini di repertorio di bambini poveri, mi viene in mente solo la maglietta gialla di FIFA ’98 (effettivamente, anch’io mi potrei aggiornare…).

Qualche tempo fa, però, ho trovato su internet il trailer di questo documentario: Bike Lordz: Stunts & Styles from Accra, Ghana. Il progetto consiste in un breve documentario sulla scena BMX nella capitale ghanese, con una colonna sonora tutta locale e una serie di obiettivi collaterali, tra cui un mega evento sul posto, un bike park temporaneo, e la promozione video e web necessaria per mettere i lordz sulla mappa. Per farlo i produttori hanno anche creato un profilo su Kickstarter, affidandosi al crowd-funding e proponendosi, di fatto, come mediatori tra la scena locale e i supporter globali. Insomma, vogliono collegare Accra al network già globale della BMX culture. Come si vede dalle immagini, i protagonisti del video sono giovani del posto con un’ostinata passione per la bici e la voglia di trasformarla nel proprio lavoro, quindi sembrerebbe che l’attenzione mediatica e le connessioni internazionali portati dalla crew di Brooklyn sia proprio quello di cui hanno bisogno (ok, una delle cose di cui hanno bisogno).

Bike Lordz non è che un esempio tra tanti di un interesse crescente verso le sottoculture, di matrice quasi sempre americana, che nonostante tutto emergono anche in contesti urbani noti (spesso tristemente) per tutt’altri motivi. Al lungometraggio di VICE Heavy Metal in Baghdad possiamo aggiungere Skateistan ed Havana Surf, oltre a Made in Queens e al già discusso Taqwacore, giusto per nominare quelli in cui mi sono imbattuto io, più o meno casualmente. Con le loro evidenti differenze (Skateistan è un progetto di ampio respiro con intenti socio-umanitari, come vuole essere anche Bike Lordz, gli ultimi due si riferiscono invece a tematiche culturali inerenti al noto fattore meltin’ pot, imprescindibile negli Stati Uniti), ciascuno di questi progetti coniuga il fascino per uno stile, ormai sdoganato internazionalmente, e l’interesse per un luogo, spesso marchiato da fatti o stereotipi che ne irrigidiscono la comprensione. Il fatto che in tutti sia presente la patina cool della cultura urbana statunitense li rende anche potenzialmente paternalistici, e quindi controversi, ma più che un difetto per me questo è uno degli aspetti più interessanti.

Una giornalista del TIME ha criticato Heavy Metal in Baghdad in questo modo: “Si piange l’opportunità sprecata di esplorare una cultura dove la ribellione definitiva è copiare il rock commerciale americano”. Ok, ma il pregio del documentario non era essere riuscito a mostrarci il talento di un gruppo di mediocri musicisti metal, quanto l’affondare i denti nella quotidianità deprivata dei giovani iracheni, che evidentemente hanno interessi equivalenti a quelli di una garage band brianzola. In una interminabile guerra decisa da interessi globali, forse l’unico modo per non impazzire è cercare di rivendicare il proprio diritto a essere dei giovani, a fare cose banali e anche stupide, come inventarsi cover band dei Metallica. Inoltre, anche se fa effetto dirlo, se immedesimarsi nel bambino col pancione gonfio che muore prima dei 10 anni può risultare impossibile per un occidentale, forse rispecchiarsi nella vita di chi è, tutto sommato, come noi può aiutarci a empatizzare meglio con certe realtà. Conoscere i giovani iracheni, afghani, ghanesi e cubani attraverso gli stili e le culture urbane globalizzate potrà sembrare paradossale, forse anche ipocrita, ma è dopotutto un modo per iniziare a vederli come persone, piuttosto che come un’informe nuvola di senso di colpa.

Tornando a Bike Lordz, la colonizzazione del Ghana da parte delle culture anglosassoni è un fatto storico: l’inglese è la lingua ufficiale e fa anche quello parte della cultura del paese, che è membro del Commonwealth. Un po’ come con Taqwacore e Made in Queens, quindi, sembra che Bike Lordz possa farci conoscere qualcosa di originale, un ibrido veramente locale di espressione giovanile. Un buon motivo per tenere d’occhio il progetto.

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