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Stasera La chimera di Alice Rohrwacher arriva per la prima volta in tv, su Rai 3 Un film d'autore per festeggiare l'apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2025.
Emma Stone, che in Bugonia interpreta una donna accusata di essere un alieno, crede nell’esistenza degli alieni E ha spiegato anche perché: lo ha capito guardando la serie Cosmos di Carl Sagan.
Miley Cyrus è diventata la prima celebrity a fare da testimonial a Maison Margiela La campagna scattata da Paolo Roversi è una rivoluzione nella storia del brand.
Andrea Laszlo De Simone ha rivelato la data d’uscita e la copertina del suo nuovo album, Una lunghissima ombra Lo ha fatto con un post su Instagram in cui ha pubblicato anche la tracklist completa del disco.
Il Van Gogh Museum di Amsterdam rischia la chiusura a causa di lavori di ristrutturazione troppo costosi Lo dice il museo stesso: servono 121 milioni di euro per mettere a posto la struttura. Il Van Gogh Museum pretende che a pagare sia il governo olandese. Il governo olandese non è d'accordo.
C’è grande attesa attorno a The Voice of Hind Rajab, il film che potrebbe essere la sorpresa di questa Mostra del cinema Per i nomi che lo producono, per il regista che lo dirige e soprattutto per la storia vera che racconta: quella di una bambina di 6 anni, morta a Gaza.
La stylist di Julia Roberts non vuole rivelare il brand del cardigan con la faccia di Luca Guadagnino Il misterioso cardigan indossato dall'attrice al suo arrivo a Venezia è già diventato l'oggetto del desiderio della Mostra del Cinema.
In Corea del Sud è stata approvata una legge che vieta l’uso dello smartphone a scuola a tutti gli studenti È una delle più restrittive del mondo ed è stata approvata dal Parlamento con una larga maggioranza bipartisan.

Bienvenus nel calcio globale/4

Inchiesta in più parti sul futuro del calcio a partire dal caso Paris Saint Germain

30 Gennaio 2012

Si conclude qui il racconto della trasformazione del Paris Saint Germain da trascurata Cenerentola sportiva di una metropoli poco interessata al calcio a progetto di marketing sportivo globale con sede in una delle città più fancy del pianeta. Qui la prima, seconda e terza parte.

Dopo essersi aggiudicata, la scorsa estate, i diritti esclusivi di trasmissione, fuori dal territorio francese, delle partite di Ligue 1 per una somma di 60 milioni di euro a stagione (validità: 2012 – 2016), pochi giorni fa è arrivata la notizia che Al Jazeera Sport avrebbe finalizzato un ulteriore e più esteso accordo con la Lega Calcio Francese (LFP). Un contratto di cui non si conoscono ancora né i termini economici né la durata ma grazie al quale, a partire dalla prossima stagione,  la rete Qatariota diventerà ufficialmente il player numero uno nella trasmissione “Pay-Per-View” del campionato francese anche all’interno dei confini transalpini, avendo acquistato un pacchetto di diritti che “pesa” per un totale di 8 partite su 10 di ogni singola giornata di campionato. Un netto salto di qualità per le strategie di penetrazione nello sport europeo da parte del network diretto da Nasser Al Khelaifi: un passato da tennista di belle speranze e un presente da businessman sportivo costruito anche grazie alle ottime relazioni con l’Emirato che amministra le finanze del Qatar – la famiglia Al-Thani – a partire dallo sceicco Hamad fino al principe Tamim, l’ “uomo” di Sarkozy, colui che più di ogni altro sta sovrintendendo all’ “invasione” dei patrimoni Qatarioti in terra francese, nonché l’uomo che ha messo Nasser Al Khelaifi prima al comando di Al Jazeera Sport e poi sul seggio Presidenziale del PSG.

Come si anticipava già nella terza parte di questo pezzo, il calcio e la televisione rappresentano però appena la punta dell’iceberg dell’avventura geopolitica Qatariota in Francia e delle relazione tra i due paesi. Oltre a questo tipo di investimenti molto “visibili”, il piccolo emirato saudita sta infatti entrando in modi più discreti nel tessuto economico francese, cercando di raccogliere consensi e sentimenti di simpatia. Va letta in tal senso la creazione di un fondo di 50 milioni di euro a disposizione di giovani imprenditori provenienti dalle banlieues parigine. Secondo molti analisti, il Qatar starebbe cercando di creare legami con alleati di un certo peso nel mondo occidentale per far sì che, qualora ce ne fosse bisogno in caso di rovesci nel turbolento panorama mediorientale, essi sappiano ripagare queste partnership con importanti favori politici se non addirittura militari. Come dichiarato dall’economista Muhammad Ammar: «Gli investimenti sportivi in Europa fanno parte di una chiara strategia dell’Emirato per aumentare il benessere, la stabilità e la sicurezza della nazione». In Francia, però, non tutti guardano con uguale simpatia alle recenti mosse della famiglia Al-Thani. È il caso per esempio di Marine Le Pen – candidata presidenziale per il Front National, il partito di estrema destra fondato nel 1972 dal padre Jean Marie – che ha accusato l’Emirato di voler islamizzare le periferie francesi e di fare il doppio gioco presentandosi come una paese illuminato e moderato quando invece offre supporto a gruppi di estremisti in Medio Oriente e Nord Africa.

Per quanto ciò possa dispiacere a Le Pen, a onor del vero va detto che la firma del contratto con Al-Jazeera permette al calcio francese di tornare a respirare dopo i numerosi tentativi fallimentari di rinnovare un accordo esclusivo con Canal+ sulle stesse basi – economicamente molto, troppo generose; sicuramente incompatibili con la Crisi – di quello stipulato nel 2007. Una situazione d’incertezza che stava gettando numerosi club nel caos e nell’incubo di una bancarotta evitata in extremis come confermano le dichiarazioni rilasciate pochi giorni prima della chiusura degli accordi dal presidente del Toulouse: «Le trattative non sono ancora finite. Ma per fortuna che sono ancora in piedi altrimenti sarebbe stato un cataclisma per il calcio francese».  D’altro canto è ugualmente evidente che, dato l’impegno finanziario promesso da Al-Jazeera, il network arabo e con esso il paese che rappresenta si aspettano una serie di ritorni importanti, non solo dal punto di vista politico, ma anche da quello economico e dell’immagine. Ed è a questo punto che si chiarisce quanto sia stata strategica l’acquisizione del PSG. È infatti chiaro che una squadra che ha sede in una delle città più visitate, amate e chic del pianeta apre un ventaglio di potenzialità affascinanti. Un Paris Saint Germain vincente e addobbato di grandi nomi in campo ha infatti tutte le carte in regola per diventare uno dei più grandi crack del marketing sportivo globale negli anni a venire e per calamitare maggiore interesse sul calcio francese, valorizzando così l’investimento del network di Doha.  Si spiega in questo modo la lunga corte fatta da Leonardo a David Beckham per riportarlo in Europa dagli L.A. Galaxy. Una trattativa sfumata, dice Beckham, per ragioni familiari ma che nessuno, tantomeno i diretti interessati, ha mai nemmeno tentato di mimetizzare come un’operazione di tipo sportivo. Il matrimonio Beckham/PSG era, con ogni evidenza, un matrimonio basato esclusivamente su mutue complicità di marketing. Anche se è ormai a fine carriera, lo Spice Boy è ancora un brand che si vende bene sui mercati che più interessano alla nuova proprietà del PSG: Cina, Russia e Primo Mondo Arabo. Le operazioni sportive sono state altre: dall’acquisto di Pastore a quello di Sissoko, Menez etc fino alla firma di Ancelotti come allenatore da 6 milioni di euro annui. Eppure, nonostante l’enorme potere d’acquisto e il fascino della città, il PSG (come il Manchester City prima di lui) vive sulla propria pelle il dilemma di essere una società con un portafoglio profondissimo da un lato e una tradizione calcisticamente risibile dall’altro; si vedano in tal senso i rifiuti di Pato e Tevez a trasferirsi a Parigi, la recente insofferenza di Javier Pastore che a giorni alterni dichiara di volere andare a giocare in una grande squadra o il fatto di trovarsi in testa alla Ligue-1 con soli 3 punti di vantaggio sulla seconda dopo aver speso 80 milioni di euro in campagna acquisti contro i 119 messi insieme in totale dalle altre 19 squadre iscritte al torneo.

Al momento però queste contrarietà non sembrano preoccupare troppo la nuova presidenza del PSG, convinta che se hai alle spalle abbastanza milioni, nel calcio moderno tutto si possa comprare. Anche il blasone.

Credits: FRANCK FIFE/AFP/Getty Images

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