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La chiusura della più famosa sauna di Bruxelles è un grosso problema per la diplomazia internazionale A Bruxelles tutti amano la sauna nella sede della rappresentanza permanente della Finlandia. Che ora però resterà chiusa almeno un anno.
C’è un cardinale che potrebbe non partecipare al conclave perché non si riesce a capire quando è nato Philippe Nakellentuba Ouédraogo, arcivescovo emerito di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, ha 80 anni o 79? Nessuno riesce a trovare la risposta.
La Corte europea ha vietato ai super ricchi di comprarsi la cittadinanza maltese Per la sorpresa di nessuno, si è scoperto che vendere "passaporti d'oro" non è legale.
Una nuova casa editrice indipendente pubblicherà soltanto libri scritti da maschi Tratterà temi come paternità, mascolinità, sesso, relazioni e «il modo in cui si affronta il XXI secolo da uomini».
Nella classifica dei peggiori blackout della storia, quello in Spagna e Portogallo si piazza piuttosto in basso Nonostante abbia interessato 58 milioni di persone, ce ne sono stati altri molto peggiori.
Microsoft ha annunciato che dal 5 maggio Skype “chiude” definitivamente L'app non sarà più disponibile, chi ancora si ricorda le credenziali potrà usarle per accedere a Teams.
Alexander Payne sarà il presidente della giuria alla prossima Mostra del cinema di Venezia Il regista torna sul Lido dopo un'assenza di otto anni: l'ultima volta ci era stato per presentare il suo film Downsizing.
I fratelli Gallagher si sono esibiti insieme per la prima volta dopo 16 anni In un circolo operaio a Londra.

Come si è trasformato l’aperitivo a Parigi

29 Maggio 2020

Sembra che la guerra alla movida da Coronavirus non abbia attecchito solo in Italia, ma che anzi imperversi anche oltre le Alpi. Come raconta il New York Times, infatti, i parigini, dopo più di 50 giorni di quarantena, hanno deciso di riappropriarsi del rito dell’aperitivo all’aperto, anche se i bar sono ancora chiusi. L’apéro, allora, è diventato “apérue”, ovvero aperitivo in strada, sui canali, sui marciapiedi, nei giardini pubblici (i parchi sono ancora chiusi), sulle panchine in riva alla Senna e fuori dai pochi posti aperti che vendono alcolici e cibo da asporto. «Siamo tutti adulti, siamo tutti responsabili, siamo tutti consapevoli di quello che sta succedendo», ha spiegato uno di loro al Nyt, descrivendo l’apérue come un atto di “disobbedienza civile” e una reazione alla gestione del governo dell’epidemia, che in molti considerano catastrofica. «Trattarci come bambini non può funzionare a lungo», ha aggiunto.

Come l’Italia, la Francia sta lentamente emergendo da uno dei lockdown più severi al mondo, due mesi in cui le persone potevano uscire di casa solo compilando dei moduli. Ora, però, mentre la maggior parte delle restrizioni rimangono in vigore, «i francesi stanno testando i limiti di ciò che il governo permetterà, in una continua lotta fra gatto e topo con il governo, che racconta di una relazione insolitamente personale ed emotiva tra l’individuo e lo stato». Come ha spiegato Michel Wieviorka, sociologo che sta scrivendo un libro proprio sul rapporto dei francesi con lo stato, «In Francia lo stato è sacro ed è rimasto monarchico, è trascendente, e quindi ci si aspetta molto da esso. Ma c’è una certa ambivalenza. [I francesi, ndr] vorrebbero che lo stato si occupasse di tutto, ma che allo stesso tempo permettesse loro di decidere ciò che vogliono». Di conseguenza, emergono sempre più zone grigie, «in cui si svolgono negoziati inespressi», ha specificato Wieviorka, «È uno stato molto potente, ma anche uno con il quale è possibile raggiungere un compromesso, quindi i francesi stanno cercando di capire fino a che punto si possono spingere». Così l’aperitivo in strada diventa un fatto politico.

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