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18:31 martedì 19 maggio 2026
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.

Vita di una firma

Storia per immagini di un writer milanese, autore dalla metà dei Novanta di un segno che, evolvendosi, ha interagito con il territorio.

25 Maggio 2016

Scrivere da Cani, Spiner 1994 – 2014 è un progetto curato da Stefano Mariani e Filippo Nicolini sull’evoluzione del tratto di Spiner, writer milanese. Una selezione di più di 450 immagini (di cui presentiamo una selezione in questa gallery) scattate nell’arco di un decennio come un archivio delle tag di uno degli artisti principali della TBC crew di Lambrate. Il libro verrà presentato oggi, 25 maggio 2016, dalle 19 alle 22 alla Galleria Plusdesign, via privata Ventura 6. Di seguito l’introduzione.

Questo progetto nasce dalla raccolta d’immagini di un fotografo che per dieci anni ha immortalato i lavori di Spiner, artista milanese, raccontandone l’evoluzione e creando un punto d’incontro tra figure molto diverse tra loro. Un archivio che assume ancora più valore dopo le campagne Moratti anti-graffiti di fine anni 2000 e che, alla fine, evidenzia la relazione di artista e fotografo con l’ambiente urbano e la sua inscindibilità con la vita quotidiana di entrambi.

«Mi è sempre piaciuto fare foto, fermare i ricordi. Specialmente i graffiti, effimeri per natura. Dalla seconda metà degli anni Novanta, ho iniziato a muovermi per Milano spinto dalla curiosità: leggevo i muri fotografando i pezzi e i bombing che preferivo e ho iniziato così a creare istintivamente una sorta di archivio personale, utile per conoscere la subcultura che mi stava coinvolgendo», ha dichiarato Stefano Mariani, fotografo del progetto. «Tra tutti i nomi che ho fotografato, ho mantenuto alta l’attenzione su uno in particolare, Spiner, che ritengo un fuoriclasse per i livelli raggiunti nel fare le tag, per lo sviluppo del lettering, per l’individuazione di spot caratteristici personali, per la costante ricerca sullo strumento e la sua conseguente evoluzione espressiva. È infatti questo ciò che distingue chi sa fare tag da chi invece prova soltanto a farle».

La storia di Spiner inizia dai TBC, The Bombing Connection, aka Tha Bombo Combo Golden Boys. Una storica crew di Milano-Lambrate (tangenziale est, uscita via Rubattino) composta da: Sniper, Rogna, Goldie, Bufer, Spiner, Basc, Obes; ai quali poi si aggiungono Clark, Fayer, Andre e Skuld, fino agli ultimi Zome e Ezer; tutti giovani e tutti all’incirca coetanei perché nati tra l’80 e l’85. TBC si forma nel ‘94 grazie ai fondatori Panza, Dawk e Blef. Nel ‘96 Sniper entra a farne parte e dà inizio a un ricambio generazionale che porta Spiner a unirsi nel ‘98/99 circa. «Si sono trovati subito. Avevano le stesse opinioni, gli stessi gusti e soprattutto la stessa concezione di writing come disciplina completamente libera. Era questo il loro reale fascino: la più totale e libera interpretazione, per essere writer senza dover per forza far parte di un movimento».

I primi segni di Spiner compaiono insieme a quelli degli altri TBC, inizialmente solo nell’area di Lambrate. Poi però mentre gli altri si spostano in giro per tutta la città, Spiner continua a dipingere individualmente, per lo più nella zona di appartenenza, nei punti meno visibili dello spazio urbano, come un animale che marca il territorio a cui vuole appartenere. Spiner fa quindi sempre lo stesso tragitto tornando su muri già battuti nel tempo per ri-marcare la sua presenza, o trovandone di nuovi per segni più evoluti. Così il suo percorso si sviluppa in modo più sperimentale rispetto ad altri writer perché fa uno studio di quel preciso contesto, sceglie punti meno evidenti e ha come unica costante quella di non uscire mai dal tracciato quotidiano.

Spiner sceglie di opporsi alla logica canonica dei writers di distinguersi anche fuori dal proprio territorio. Il suo segno, negli anni sempre più complesso, per un certo numero di insider diventa una sorta di landmark che interagisce con il muro e il territorio con un approccio stilistico. Come un cane che rilascia piccole quantità di urina su superfici verticali, Spiner resta fedele alla sua zona; con la sua tag va a occupare gli stessi spot scelti degli animali e li colpisce periodicamente, adattando l’estetica della pisciata del cane all’atto di fare tag con lo spray o con strumenti alternativi. Spiner infatti sperimenta anche altri strumenti di cui intuisce le capacità espressive, pur non essendo concepiti per la scrittura. Adesivi, marcatori industriali, clisteri, bianchetti a punta metallica, cannucce permettono all’artista di porre la sua firma su ogni tipo di superficie urbana, quasi come una forma di alterazione del territorio stesso.

Scrivere da cani può avere diverse letture per chi conosce questo mondo. Gioca con l’idea di marcare il territorio partendo proprio dal significato stesso di vita animale, dura e insopportabile. Con il “cane” che nella lingua italiana rappresenta qualcosa di negativo (dal brutto, al solitario, al difficile), come se nell’essere indipendente ci fosse qualcosa di sbagliato e di difficilmente incanalabile.

Ma gioca anche con il concetto di scrittura illeggibile. Dopotutto infatti, non si può spiegare che cosa siano i graffiti, appendere quella sensazione in una galleria, stamparla su una t-shirt o in una pubblicazione. Bisogna esserci dentro per sapere, per capire, per individuare il gesto che sta dietro a una tag, immaginando Spiner come in una performance. Le ginocchia si piegano. La pallina sbatte contro le pareti metalliche della bomboletta. Le lettere si compongono una dopo l’altra: S – P – I — N – E – R .

Le fotografie sono state organizzate secondo un ordine cronologico che ne definisce l’estetica, gli strumenti e gli stili che durante la classificazione sono stati spontaneamente nominati. In un anno e mezzo di realizzazione del libro, è stato possibile contattare Spiner e ricevere delle risposte, ma non incontrarlo o mostrargli il progetto.

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