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L’altra Bruxelles

Sette volti che animano la capitale belga e ne raccontano la normalità quotidiana, per parlare di Bruxelles senza terrore.

Queste sette brevi interviste sono uscite sull’ultimo numero di Studio, ora in edicola, con il titolo “La nuova Bruxelles”. Avevamo deciso, in redazione, di raccontare una cosa che potremmo chiamare “l’anima” di una città attraverso i volti di alcuni suoi abitanti, non per forza nativi, non per forza belgi, non per forza europei. Avevamo scelto Bruxelles perché se ne è parlato molto, e in toni molto positivi, sulla stampa di mezzo mondo; poi perché ci affascinava l’idea di ribaltare il contrasto con il lockdown dello scorso inverno. Nei giorni successivi ho passato il tempo a parlare con loro: giornalisti, designer, deputati, cuochi, tutti molto disponibili ed entusiasti di raccontare la positività di quella loro città, di nascita o di adozione, in cui forse piove un po’ troppo. Tutto questo lo facevamo a dicembre. Naturalmente il messaggio, oggi, rimane lo stesso. O è ancora più forte.

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Gli sponsor, editorialmente, sono tra i migliori che una città possa avere: come il New York Times, che l’ha definita «uno degli hub creativi più stimolanti d’Europa», o Monocle, che ha paragonato la sua fioritura artistica a quella di Londra e New York. Bruxelles è stata, negli ultimi mesi, una delle città più chiacchierate e lodate dalla stampa internazionale. Ci sono stati anche altri tipi di riflettori, quelli relativi al lockdown dello scorso novembre, certo. Ma abbiamo scelto di fare un salto sul posto, per incontrare chi a Bruxelles vive e, ogni giorno, contribuisce alla reputazione della capitale belga.

Tom Bonte

Tom Bonte, direttore creativo di Beursschouwburg

«Il dialogo tra il mondo artistico e il resto della società sono cruciali», dice Tom Bonte, direttore creativo dell’art center Beursschouwburg, nel cuore della città. «Le nostre connessioni non riguardano però solo il campo dell’arte, ma affondano in quel terreno più esteso definito creativo». Tom è belga ma non è cresciuto a Bruxelles, come molti si è trasferito qui per vivere e lavorare. Sul suo rapporto con la città dice: «Mi sono innamorato di Bruxelles. Eppure non è né bella né affascinante, a prima vista. È difficile. Ma ti dà indietro tanto». Sorprendentemente, Bonte è anche preparato sulle statistiche riguardanti lo sviluppo demografico: «In trent’anni è passata da essere la città più vecchia del Belgio a essere la più giovane. Bruxelles è un laboratorio per nuovi modi di vivere. Può spaventare alcuni, ma io lo trovo eccitante».

 

Tara Palmeri

Tara Palmeri, reporter per Politico Europe

Da New York a Bruxelles, Tara Palmeri è oggi una delle più apprezzate giovani giornaliste politiche. Descrive il suo lavoro come un insieme eclettico di «investigazione, antropologia e storytelling». Il cambiamento da una delle più grandi città del mondo alla relativamente piccola capitale del Belgio, pur essendo stato rilevante, ha avuto per Tara i suoi pro. Di Bruxelles dice che «è l’esperienza di lavoro all’estero definitiva: è un continuo mix di culture diverse. Nella redazione di Politico sono l’unica reporter americana!». Continua: «Ha le giuste dosi di abitanti interessanti e intellettuali, ha soltanto bisogno di più sbocchi creativi per le masse». Tara apprezza particolarmente i mercati di Châtelain e Sablon, «ottimi per dei drink dopo il lavoro». Sul suo lato notturno, dice: «È una città che funziona molto sui party privati. Come a Parigi, una terrazza è il posto ideale».

 

Guy Quirynen

Guy Quirynen, fondatore di Umamido

Un mondo vario e multiculturale come quello di Bruxelles non può non riflettersi anche nella cucina. Uno dei migliori ristoranti giapponesi della città, allora, è Umamido, specializzato in ramen. Il fondatore è Guy Quirynen, belga, ma nativo del nord. Guy ha poi vissuto in Svizzera e in Giappone, prima di arrivare qui ad aprire il suo primo ramen shop. Oggi ne ha quattro, tra Bruxelles e Anversa. «Il mio lavoro è in continua evoluzione», dice, «e da quando la compagnia si è espansa, il mio focus è passato dal lato operativo a quello più manageriale». Sulla scelta di vivere a Bruxelles, dopo aver passato tempo altrove in Europa e Asia, sostiene che «per non perdere una prospettiva internazionale, una volta tornato in Belgio, non potevo che scegliere Bruxelles. È un melting pot, e negli ultimi tempi hanno aperto un bel po’ di ottimi ristoranti molto originali».

 

Alexandra Lambert

Alexandra Lambert, direttrice MAD Brussels

Quando Alexandra Lambert parla di Bruxelles, dove ha sede il MAD, ovvero il “Centre of Fashion and Design”, dice «la capitale d’Europa». Il suo lavoro è «una miscela creativa di visione strategica, filosofia di programmazione e la gestione di un team di 20 persone. Accompagniamo i nostri talenti da quando lasciano le scuole al loro debutto internazionale». Alexandra Lambert è nativa di Bruxelles, di cui è «innamorata da sempre». E vedere i grandi cambiamenti che hanno attraversato la città negli ultimi anni. Dice: «Nei primi anni Zero era considerata noiosa e burocratica, oggi non passa giorno che Bruxelles non mostri al mondo la sua nuova natura, il suo hype. C’è un costante fiorire di eventi, arrivi dei più importanti galleristi, è un movimento che taglia trasversalmente l’intera società, dal food alla mobilità».

 

Nawad Ben Hamou

Nawal Ben Hamou, deputata del Partito Socialista

Quando è stata eletta al Parlamento federale di Bruxelles, nel giugno 2014, Nawal Ben Hamou aveva appena compiuto 27 anni. È nata a Bruxelles, ha frequentato scuole in francese e olandese, ha origini turche e marocchine: la sua multiculturalità e la giovanissima età fanno della députée una delle personalità politiche più interessanti d’Europa. «Bruxelles è casa mia», dice parlando della “capitale d’Europa”. «Credo sia più di una città: è un’identità. E sta diventando sempre più bella, è un incrocio continuo di culture. È questo che ci rende più forti. La gioventù di Bruxelles non ha paura di affrontare le nuove sfide che si presentano in questo Paese, soggetto a continui cambiamenti».

 

Theophile Calot

Théophile Calot, editore di Théophile’s Papers

Théophile’s Papers è una sorta di casa editrice itinerante – così la descrive lo stesso Théophile – che si occupa di stampare e distribuire pubblicazioni indipendenti legate, soprattutto, alle arti visive. Si divide come il suo fondatore tra Parigi e Bruxelles, e in un certo senso viene come il suo fondatore dalla Francia, e si sviluppa in Belgio: «Ho creato Théophile’s Papers nel 2011, quando ero studente presso l’Erg. Oggi continuo a pubblicare libri con l’obiettivo di offrire a dei giovani artisti uno spazio espositivo attraverso la carta stampata». Sui paragoni tra Bruxelles e Berlino, Théophile dice: «Non credo che questo rappresenti il suo lato migliore: a Berlino gli affitti sono aumentati, ci sono meno spazi. A Bruxelles è ancora tutto più accessibile, per questo molti artisti vengono qui».

 

Jean Angelats

Jean Angelats, designer presso Ateliers J & J

Jean Angelats è, insieme a Jonathan Renou, uno dei due designer e artigiani dietro Ateliers J&J. Jean è di natali francesi, e non viene da scuole prestigiose o costosi istituti: come lui stesso dice, è un «autodidacte». Le sue creazioni – tavoli, librerie, divani, sedie – sono caratterizzati da linee morbide e curve, e mescolano ferro e acciaio: «Tutte le materie prime sono di provenienza locale». Su Bruxelles, nella cui périphérie c’è l’atelier, Jean dice che «è un’onda di hype che è arrivata sulla spinta dell’arte contemporanea. Il difficile sarà mantenerla, fare sì che non sia effimera». «Bruxelles ha un’identità definita», continua, «non somiglia né a Berlino, né a Detroit. Ogni città che si sviluppa in questo modo lo fa con la sua cultura nazionale, anzi cittadina».

Tutti i ritratti sono stati scattati da Christophe Coënon
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