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Urrà per i noiosi leader d’Europa

Contro gli utopisti e a favore di un pragmatismo anche noioso, l'editorialista del Financial Times spiega a chi bisogna affidarsi per evitare la catastrofe.

Di seguito un brano estratto da Un’Europa possibile, l’ebook di Simon Kuper che il think tank Volta pubblica in Italia in questi giorni. Un’Europa possibile è una raccolta di articoli che l’autore britannico ha scritto in questi anni per l’edizione del weekend del Financial Times.

Se Donald Trump è il politico più pittoresco al mondo, Angela Merkel non lo è affatto. Persino per gli standard della politica tedesca, la Merkel risulta decisamente tediosa. Il neologismo tedesco merkeln sta per «non far niente, non decidere o rilasciare dichiarazioni». Non la si vedrà parlare de “il sogno tedesco” né la si vedrà – lei come nemmeno nessun altro politico tedesco – sbandierare lo slogan “Di nuovo una grande Germania/Make Germany great again”.

Quando la scorsa estate ha aperto improvvisamente le frontiere a oltre un milione di persone, la Merkel ha sintetizzato l’atto donchisciottesco con un linguaggio pragmatico: Wir schaffen das («Ce la faremo»). I politici tedeschi sono pragmatici e hanno una missione: migliorare lentamente la vita della maggior parte delle persone, cercando di evitare la rovina. Questo è ciò che distingue la Germania da quasi tutte le altre potenze: negli Usa, in Francia e in Russia, la politica si esprime attraverso la retorica del sogno, della grandezza, dell’eroismo e dell’utopia. Esistono culture politiche fondate sulla concretezza ed altre invece che sono astratte. Strano a dirsi, ma sono proprio i pragmatisti ad accostarsi all’utopia.

I politici dell’utopia creano delle aspettative troppo elevate che non possono far altro che disattendere. Qualsiasi presidente americano fa poesia in campagna elettorale presentandosi come un grande leader che farà risorgere il sogno americano, ma poi finisce col governare in prosa. Ben presto le persone inizieranno a lamentarsi che non ha realizzato lo scenario promesso. Ma è normale che non l’abbia fatto, dato che i sogni sono per definizione distinti dalla vita reale.

German Chancellor Angela Merkel Visits The UK

Nonostante gli utopisti facciano dei grandi discorsi, raramente migliorano la vita delle persone e questo succede perché si affidano ai documenti altisonanti del passato, piuttosto che alle migliori pratiche politiche del nostro tempo. Un vecchio e stupido documento quale il Manifesto Comunista è particolarmente deleterio, ma anche la Costituzione americana può essere spesso fuorviante (a titolo esemplificativo basti dire che la ragione principale per cui gli Usa registrano annualmente 30 mila morti per arma da fuoco è da imputare al Secondo Emendamento adottato nel 1791).

Anche la politica francese è colma di vecchie verità fuorvianti, come quella mutuata dalla Rivoluzione secondo la quale “il popolo” dovrebbe sempre salire sulle barricate per contrastare il governo. Un’altra verità gelosamente custodita dalla sinistra francese è che “i lavoratori”– immaginati come le figure di una statua del realismo socialista– debbano combattere qualsiasi cosa venga proposta dai “padroni”, immaginati invece come capitalisti col cilindro in una vignetta del diciannovesimo secolo.

Molti utopisti non si sforzano nemmeno di migliorare la vita delle persone; aspirano invece a qualcosa di più grande. La Russia si appropriò della Crimea per raggiungere la grandezza imperiale, senza riguardo alcuno verso le sanzioni dell’Occidente che aggravarono le condizioni di vita della popolazione russa. In Germania, invece, i sogni di grandezza sono tabù sin dal 1945. Colui che viene ritenuto il peggior cancelliere del dopoguerra, Konrad Adenauer, fece campagna politica con lo slogan «Niente esperimenti», mentre Helmut Schmidt che gli succedette poi nel tempo, raccomandò caldamente: «Chiunque abbia delle visioni deve andare dal medico».

La Merkel ha ricevuto un ulteriore vaccino anti-utopistico, avendo vissuto i suoi primi trentacinque anni in un’utopia fallita: la Germania dell’Est. Raramente racconta la sua storia– forse per timore di suonare enfatica– ma per il suo dottorato in Fisica ha dovuto scrivere una tesi supplementare di stampo “marxista-leninista” sul rapporto tra contadino e operaio nello stato contadino-operaio. La Merkel ride quando ricorda di aver preso un brutto voto per aver dato troppa rilevanza ai contadini.

Per la Merkel, libertà significa libertà dall’ideologia, spiega la sua biografa tedesca Stefan Kornelius. È la tipica politica sgobbona: fatti e analisi piuttosto che discorsi infiammati. Quando una volta in Tv le fu chiesto quali pensieri le ispirasse la parola “Germania”, la Merkel replicò: «Belle finestre a chiusura ermetica».

Prime Minister Tsipras Meets With Chancellor Merkel In Berlin

Quasi tutte le culture politiche dell’Europa del Nord sono altrettanto noiose. Io sono cresciuto nei Paesi Bassi negli anni Ottanta, all’epoca di un altro primo ministro cristiano-democratico, Rudd Lubbers. Correva voce che quando Lubbers leggeva estratti dalla Bibbia alle riunioni di partito, fosse entusiasmante come qualcuno che legge da un ricettario. Dopo dieci anni di servizio, si vantava dicendo: «Ho reso l’Olanda un Paese più scialbo».

La Gran Bretagna è strisciata verso questa noiosa tradizione pragmatista. Lento e silenzioso, il Paese ha rinunciato a quel “Gran” che connotava il proprio nome. Persino gli attuali attivisti del Brexit non vendono sogni imperiali, anzi il nuovo ideale nazionalista ritrae una piccola Bretagna audace che se ne sta da sola a siglare accordi commerciali. Fortunatamente il Regno Unito ha una valvola di fuga che manca alla politica americana: tutte le fantasie fiabesche britanniche possono essere proiettate nella Famiglia Reale e ciò consente al Primo Ministro di essere un mero funzionario. Spesso sono proprio questi noiosi funzionari pragmatici a migliorare la vita della gente. Gli stati nordici sono in cima alle classifiche dei Paesi più felici al mondo. La Germania ha abbassato il livello di disoccupazione– portandolo al livello storico del 6.6 per cento– senza rinunciare al welfare state.

Ma la più grande conquista dei pragmatisti passa inosservata: evitare la catastrofe. Nel romanzo di John le Carré Una piccola città in Germania, un diplomatico britannico identifica proprio questo come scopo nella vita. Il personaggio dichiara «Ogni notte, mentre vado a letto, dico a me stesso: un altro giorno è andato, un altro giorno si è aggiunto alla vita innaturale di un mondo in agonia. E se non mi rilasso, se non alzo mai lo sguardo, possiamo continuare così per altri cent’anni».

I tedeschi conoscono bene questo sentimento. Hanno sperimentato il collasso totale ben due volte: prima nel 1945, e poi nella Germania dell’Est nel 1989. Una volta Angela Merkel ha affermato di avere una certa «competenza nella diagnosi precoce dei sistemi che stanno per collassare». Durante la crisi dell’euro ha ribadito al primo ministro bulgaro Boyko Borisov che i «Maya e altre civiltà» sono scomparse. In altre parole, anche l’Europa potrebbe scomparire. Il compito eroico della Merkel è far sì che la politica continui a essere monotona.

Marzo 2016

 

Fotografie Getty Images.

 

 

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