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00:13 martedì 1 settembre 2026
Four Tet ha pubblicato su YouTube un set di 4 ore e mezza 58 tracce condensate in 4 ore e 24 minuti. Nel video ci sono inediti, remix, canzoni dal suo repertorio fantasma e numerose collaborazioni.
A Gaza non si possono più far volare gli aquiloni perché Israele li considera una minaccia terroristica Lo ha annunciato il Ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, secondo il quale «Un aquilone viene trattato come un drone, con o senza esplosivi».
Ci sono così tanti video dell’inondazione in Nepal generati con l’AI che il governo nepalese ha intimato alle piattaforme di rimuoverli tutti immediatamente E ha pure creato una task force di polizia esclusivamente dedicata alla caccia di questi contenuti e alla denuncia delle persone che li creano e diffondono.
Ib Kamara lascia Off White ed è l’ennesima brutta notizia per lo streetwear Sono previste però special capsule firmate da lui con dieci collaboratori esterni, tra cui il musicista Kid Cudi e lo stilista Raul Lopez.
Il governo serbo concederà a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, il funerale di Stato perché «era pur sempre un generale» «Il generale Mladic è un generale, e ci sono dei protocolli da seguire», questo si è limitato a dire il Ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.
La ragione per cui le aziende AI stanno addestrando le AI usando solo libri vecchi e che i libri vecchi sono gli unici che sicuramente non sono stati scritti con l’AI Cause giudiziarie e inchieste giornalistiche hanno rivelato che questa è una pratica ormai diffusissima. Anche perché le AI non possono più essere addestrate con contenuti presenti su internet, perché troppi contenuti presenti su internet sono ormai fatti con l'AI.
Le operazioni di soccorso al confine tra Nepal e Tibet stanno diventando impossibili a causa della piena di un lago che si è formato dopo la frana che ha causato l’inondazione Operazioni che erano già difficili per via dalle infrastrutture distrutte e dalle linee di comunicazione danneggiate.
Dopo 25 anni di attesa, il regista di Donnie Darko ha finalmente pronto il sequel, solo che non è un film ma un romanzo epistolare di 800 pagine sui viaggi nel tempo Richard Kelly, regista, sceneggiatore e adesso anche scrittore, ha già detto che questo è solo il primo passo nell'esplorazione dell'universo di Donnie Darko.

Unexpected Israel

13 Giugno 2011

Un giorno Etgar Keret, una delle voci più originali e interessanti della letteratura israeliana, nonché co-autore insieme allo scrittore palestinese Samir El-Yusuf di Gaza Blues, è stato invitato a una conferenza letteraria in Norvegia. Insieme a lui avrebbero dovuto parlare due autori palestinesi, che però all’ultimo si sono ritirati. “Erano dei tipi gentili, ma entrambi hanno rifiutato di apparire al mio fianco, mi hanno detto che erano disposti a parlare con me, ma non in pubblico,” ha raccontato lo stesso Keret in un’intervistaThe Believer. “Mi hanno detto: ‘Siamo certi che capirai’, e io gli ho risposto ‘no, non capisco ma rispetto la vostra decisione’.” Poi uno dei due scrittori palestinesi ha chiesto a Keret di mandargli un suo libro, e gli è piaciuto talmente tanto che ha deciso di tradurlo in arabo.

Perché vi racconto questa storia? Perché, come Keret davanti ai suoi due colleghi palestinesi che non volevano apparire in pubblico con lui, io proprio non capisco chi si oppone alla manifestazione culturale Unexpected Israel, che si terrà a Milano in piazza duomo, a partire da oggi. Rispetto le loro idee, a patto che, come sembra, si impegnino a manifestarle pacificamente. Ma proprio non le capisco.

Se ho ben capito, l’obiettivo della manifestazione è promuovere la conoscenza di quell’Israele che solitamente non ci si aspetta. Il titolo, va da sé, scopiazza sfacciatamente il più celebre Incredible India. Ma la chutzpà (sfacciataggine), si sa, è una virtù squisitamente israeliana. Tanto che il termine chutzpà è stato preso paro-paro anche dall’inglese americano (Google per credere). Ma il punto è che, per una volta, si ha l’occasione di parlare di Israele al di là del solito dibattito sul conflitto mediorientale.

Stiamo parlando di un paese che ha moltissimo da offrire, dal punto di vista culturale, estetico e tecnologico. Vogliamo parlare del boom del cinema made in Tel Aviv, da Walzer con BashirMeduse, da LebanonBeaufort (Il Giardino dei Limoni eviterei di mettercelo perché a me i film didascalici danno l’orticaria, però anche quello è stato un successo)? Per non parlare della letteratura in lingua ebraica, che tra l’altro non si riduce più solamente alla trimurti Grossman-Yehoshua-Oz. Mai sentito parlare di Meir Shalev, di Assaf Gavron o, giusto per ritornarci, di Etgar Keret?

Eppure, quando si parla di Israele, lo si fa sempre in modo ideologico. E, francamente, non è solo colpa degli anti-israeliani. A ridurre Israele allo stato di “feticcio” su cui proiettare le proprie aspirazioni, senza conoscere veramente la cultura del paese, sono anche i suoi fan. Nel suo libro Israel vs Utopia, per esempio, Joel Schalit critica duramente il concetto di “hasbarà,” o propaganda filo-israeliana, perché lo ritiene una forma di imperialismo culturale. “Il problema è che spesso chi dice di difendere Israele non ha la benché minima conoscenza della realtà israeliana. Infatti chi si occupa di hasbarà difficilmente è un israeliano. Sono quasi sempre i ‘fan’ di Israele all’estero, che spesso lo vedono con un’ottica distorta… e i primi a rimetterci sono proprio gli israeliani, che si vedono ridotti a uno stereotipo,” mi ha spiegato una volta Joel.

Unexpected Israel è una manifestazione culturale e come tale andrebbe accolta. Anche per chi si oppone con tutte le sue forze contro le politiche del governo israeliano, dovrebbe essere un’occasione di confronto, non di contestazione.

E finalmente, se portata avanti nel modo corretto come mi auguro, potrebbe essere un’occasione di parlare Israele per quello che è: non solo una nazione in guerra, non solo una nazione che secondo alcuni si macchia di crimini gravissimi (e secondo me Israele di errori ne ha fatti parecchi), e neppure una patria di santi e di eroi. Ma anche un paese reale, fatto di gente reale, con un dinamismo e una creatività al di fuori del comune.

Nel mio piccolo avevo provato a spiegarlo, con un libro dedicato alle controculture giovanili israeliane e oggi aggiungo un altro mini-contributo con questa raccolta di foto scattate tra Gerusalemme, Cesare e Tel Aviv. Joel lo aveva fatto con uno spirito molto più dotto (e agguerrito) con il suo Israel vs Utopia. Spero che Unexpected Israel rispetti le promesse e offra davvero una finestra su Israele senza trasformarsi in uno strumento di propaganda.

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