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Tutti i libri dei presidenti

La lista di Obama, l'amore di Bill per Márquez e di Hillary per Donna Tartt, i gusti di Renzi e Sarkozy. I titoli con cui i politici si sono costruiti un'identità.

Dietro a un grande politico ci sono spesso letture sintomatiche. I libri amati dai capi di stato raccontano spesso che persone vorrebbero essere, in che mondo vorrebbero vivere e soprattutto come desiderano essere valutati. Alla fine del 2015 Barack Obama ha intervistato la scrittrice premio Pulitzer Marilynne Robinson. Ora la Casa Bianca ha diffuso la lista dei cinque libri che Obama leggerà nell’ultima estate da presidente degli Stati Uniti.

Obama ha scelto Giorni selvaggi di William Finnegan, vincitore del premio Pulitzer nella categoria autobiografia in cui si racconta la vita di un surfista che attraversa i continenti alla ricerca di onde, e parte proprio dalle Hawaii, dove Obama è nato. Gli altri quattro libro sono romanzi: The Underground Railroad di Colson Whitehead, in sui si immagina una rete di tunnel sotterranei che permetteva agli schiavi del sud degli Stati Uniti di evadere verso il nord Guerra Civile. C’è poi La ragazza del treno di Paula Hawkins, Io e Mabel. Ovvero l’arte della falconeria di Helen Macdonald (di cui fra l’altro vi parlavamo qui) e il romanzo dello scrittore di fantascienza Neal Stephenson, Seveneves che alla fine racconta come sarà il mondo tra 5mila anni.

Obama è solo l’ultimo di una lista di politici che hanno manifestato un innamoramento per le pagine letterarie. Si dice che William Gladstone, primo ministro del Regno Unito, rimase sveglio tutta la notte per finire di leggere L’isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, del 1883. Solo un anno prima, dopo cinquant’anni dal suo ingresso in politica, Gladstone voleva ritirarsi. Facile supporre che desiderasse evadere su un’isola caraibica almeno con la testa.

Obama Visits Local Bookstore On Small Business Saturday

Le autorità politiche svelano sempre il titolo di un libro che li ha forgiati, dispensano consigli di lettura, citano opere, rendono bestseller libri sconosciuti, vengono immortalati con volumi in mano, scatti che li legheranno per sempre a un frammento della Storia.

L’11 settembre George W. Bush ricevette la notizia degli attacchi alle Torri Gemelle mentre stava leggendo in una classe elementare la favola The Pet Goat tratta dal libro Reading Mastery II: Storybook 1 di Siegfried Engelmann e Elaine C. Bruner. Qualche giorno dopo, fu fotografato mentre saliva a bordo dell’Air Force One con una copia di April 1865. The Month That Saved America di Jay Winik. Il libro di Winik ricostruisce gli ultimi trenta giorni della Guerra Civile americana, quando Lincoln assunse poteri che prima di lui non aveva avuto nessun presidente. Le letture subito successive servirono a Bush per imparare a essere l’uomo che voleva diventare: Lincoln. Per Bush i libri sono fonte d’ispirazione, lesse: Lincoln. A life of Purpose and Power di Richard Carwardine e Stefan Rudnicki, Lincoln’s Greatest Speech: the Second Inaugural di Ronald C. White Jr e Team of Rivals di Doris Kearns Goodwin.

Proprio Abraham Lincoln, sedicesimo presidente americano, era appassionato di Shakespeare, dichiarò di aver letto moltissime volte il Riccardo III, Enrico VIII, Amleto. Ma la sua lettura preferita era il Macbeth. Ci si può sbizzarrire nelle ipotesi e domandarsi come mai un presidente degli Stati Uniti si eccitasse nel leggere di Macbeth, il personaggio letterario che più di ogni altro ha incarnato l’ambizione a regnare e la brama di potere. Di certo, per gli uomini di potere sfoggiare grandi letture è sempre un segno di profondità e ricchezza interiore. Quanto alla necessità di evasione anche Lincoln, come Gladstone, amava un romanzo ambientato su un’isola: Robinson Crusoe di Daniel Defoe.

Ironia della sorte vuole che John Fitzgerald Kennedy avesse una profetica simpatia per Ian Flaming e le sue storie piene di omicidi, vendette, spie, complotti, agenti segreti. Dell’autore di James Bond, Kennedy amava in particolare il romanzo From Russia With Love. Disse che era uno dei romanzi da salvare e il libro divenne un bestseller. Non sempre bisogna citare un grande classico, leggere James Bond aiutava Kennedy a potenziare l’immagine di una vita esteticamente impeccabile.

Diventare amico di uno scrittore fa sempre brillare di luce riflessa

Ronald Reagan ha contribuito a fare dello sconosciuto Tom Clancy – venditore di assicurazioni di Baltimora – un caso editoriale planetario. Nel 1984 Clancy pubblicò il romanzo La grande fuga dell’ottobre rosso con una piccola casa editrice di libri dedicati alla marina (la Naval Institute Press). Reagan divorò il thriller e lo definì “una storia perfetta”. La notizia finì sulla stampa nazionale e il libro scalò le classifiche. Reagan vedeva semplificati in quel duello tra Russia e Stati Uniti i conflitti politici reali che doveva risolvere. I libri amati, come Witness di Whittaker Chambers (che metteva in guardia dai pericoli del comunismo), fornivano consigli a Reagan, legittimavano le sue scelte e contribuivano a creare un immaginario che giustificava la sua politica.

Tra tutte le storie che legano i presidenti americani e la letteratura, forse la più curiosa è quella tra Bill Clinton e Gabriel García Márquez. “Il fatto è che non sopportiamo il peso della coscienza”, dice nelle prime pagine José Arcadia Buendìa, dopo aver ucciso un uomo che lo prendeva in giro per la sua sessualità. Durante la campagna elettorale per la Casa Bianca, Bill Clinton disse che Cent’anni di solitudine era il suo libro preferito. Márquez considerò quel giudizio solo un’esca per conquistare l’elettorato latino.

Effettivamente dietro gli apprezzamenti letterari si potrebbe costruire il profilo per una candidatura politica. Ma Clinton amava davvero Márquez. Lo definì: «Il più importante scrittore di narrativa di qualsiasi lingua dopo la morte di William Faulkner». Eletto presedente rimosse il divieto che impediva a Márquez di entrare negli Stati Uniti e lo invitò spesso alla Casa Bianca. Diventare amico di uno scrittore fa sempre brillare di luce riflessa. Ma per Bill Clinton il vantaggio di quell’amicizia non fu solo un facile acquisto di spessore culturale. Quando scoppiò lo scandalo Monica Lewinsky, il premio Nobel difese il presidente dalle colonne di un magazine colombiano: «Il presidente voleva solo fare ciò che gli uomini comuni fanno alle spalle delle loro mogli fin dal principio del mondo (…). Una cosa è mentire per ingannare, una cosa completamente diversa è nascondere la verità per preservare quell’istanza mitica dell’essere umano che è la sua vita privata». L’articolo fu esplosivo. Il suo ragionamento fece infuriare le donne di tutto il mondo.

Russia's Prime Minister Vladimir Putin (

Hillary Clinton, dopo la nomination democratica come possibile prima donna presidente degli Stati Uniti, ha detto al New York Times di stare leggendo Il cardellino di Donna Tartt, Mom & Me & Mom della poetessa afroamericana Maya Angelou (recitò una sua poesia durante la cerimonia di insediamento di Bill Clinton, come fece Robert Frost per Kennedy) e Missing You di Harlan Coben. Tra i grandi libri Hillary ha elencato Un’eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal, Citizen of London di Lynne Olson e Il ragazzo giusto di Vikram Seth. Mentre tra i suoi scrittori e libri preferiti si va da John le Carré a I fratelli Karamazov, da Toni Morrison ai racconti di Alice Munro.

Per Mikhail Gorbaciov la letteratura è soprattutto la possibilità di vivere vite diverse, proiettarsi in realtà estranee. Da giovane amava autori americani come Jack London, Francis Scott Fitzgerald e Margaret Mitchell (in particolare, di Margaret Mitchell, Via col vento), scrittori che creavano mondi avventurosi o mondani. Affermare di leggere autori molto diversi dalla realtà in cui si vive è un modo semplice per risultare dotati di grande intelligenza e apertura mentale. Se è curioso pensare a Gorbaciov immerso in Via col vento, fa meno impressione sapere che uno degli autori preferiti di Fidel Castro è un americano: Ernest Hemingway, suo amico. I libri preferiti di Castro sono Per chi suona la campana e Il vecchio e il mare, libri in cui ritrovava conferma dell’universalità e della raffinatezza di valori come eroismo e coraggio. I due libri erano scritti, guarda caso, proprio nella casa di Hemingway a Cuba.

Le scelte in libreria possono influenzare dunque la costruzione dell’identità di un leader. Nel settembre 2010 le agenzie di stampa danno la notizia che uno degli ultimi acquisti del presidente russo Dmitrij Medvedev era il romanzo Stieg Larsson Uomini che odiano le donne, mentre tra gli scrittori contemporanei preferirebbe Pelevin e il giapponese Murakami. Forse non saranno i suoi veri scrittori preferiti, ma il segnale è chiaro: Medvedev è uno di noi. Al contrario, Vladimir Putin preferisce libri di storia e di politica. Legge il filosofo Ivan Ilyin, che spesso cita. Ma per lui la letteratura è anche il luogo dove coltivare passioni segrete. Ha una curiosa passione per il poeta persiano Omar Khayyam (1048-1131), matematico e astronomo: molte quartine sono dedicate all’elogio del vino. Per Putin, quasi un autogol.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy non considera la lettura una delle sue attività preferite. Preferisce il cinema e lo sport. Carla Bruni, però, dopo essere diventata sua moglie, si è occupata di restituire un’immagine diversa del presidente. Lo ha fatto proprio affidandosi al potere che hanno i libri nel dare consistenza intellettuale a chi dice di averli letti. Da allora, Sarkozy ha preso ad affermare che il suo libro preferito è Il rosso e il nero di Stendhal.

Dopo la Brexit suona vagamente inquietante il titolo del libro preferito dell’ex primo ministro britannico David Cameron: Addio a tutto questo, autobiografia del poeta e romanziere britannico Robert Graves, del 1929. Le pagine raccontano l’esperienza di Graves, arruolato volontario e poi ufficiale durante la prima guerra mondiale, con molte riflessioni sul peso di chi ricopre incarichi di responsabilità. Cameron, che si è dimesso subito dopo  in cui la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’Europa, apprezza anche lo scrittore di origini libanesi Nassim Nicholas Taleb, l’autore di Il cigno nero, saggio in cui forse ha appreso consigli su come affrontare le incertezze del mondo.

Nicolas Sarkozy Official Visit to Algiers

Certe volte infatti leggere è pura formazione, ma è sempre soprattutto una scelta di stile. Basti pensare alle immagini pubblicate su Instagram che raccontano ogni volta gli acquisti in libreria di Metteo Renzi: a febbraio 2015 comprò: Le lettere di Cheever, L’egoismo è inutile, elogio alla gentilezza di George Saunders, Numero zero di Umberto Eco, e soprattutto un libro che sembrava avesse già digerito bene: La politica nell’era dello storytelling di Christian Salmon.

E prima di Renzi in Italia che si leggeva? Il presidente della repubblica Francesco Cossiga apprezzava molto i libri di Tommaso Moro, tanto da proporlo come Santo patrono dei politici. Condivideva questa passione con Silvio Berlusconi, autore di una prefazione (di cui fu accusato di plagio) al libro di Moro Utopia. Faticando a cambiare questo mondo sia Cossiga che Berlusconi affiancarono dunque alla politica la lettura di libri che permettevano escursioni in mondi perfetti, utopici o fantastici: Cossiga era un esperto del Signore degli anelli di Tolkien. L’attuale presidente, Sergio Mattarella, a colloquio con degli studenti ha detto: «I libri sono un giacimento sterminato per comprendere la vita e attraversarla. Cominciate con Dostoevskij». Le letture che annunciò di portare in vacanza nel 2015 erano un’ottima scorciatoia per testimoniare quanto fosse un semplice cittadino, una personalità priva di spirito elitario: «Il tempo migliore della nostra vita di Antonio Scurati, e Possa il mio sangue servire, di Aldo Cazzullo. E poi l’ultima fatica da biblista di Enzo Bianchi, Raccontare l’amore».

Fuga dalla realtà, ricerca di ispirazione, immedesimazione. Per le ultime vacanze Obama ha scelto il divertimento, l’evasione e forse qualche consiglio su come vivere la sua nuova vita. I libri per i politici sono mattoni con cui costruire le identità, sono simboli che irradiano profondità e complessità. Molti di loro hanno scritto libri apprezzati anche da scrittori veri. A volte, letteratura, premonizioni e politica sono indivisibili: davanti allo scandalo Lewinsky, Toni Morrison disse di Clinton: «Lo hanno trattato come un presidente nero».

In una intervista a Hollywood Reporter, il candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump ha detto che stava leggendo un libro su Nixon, e rileggeva Niente di nuovo sul fronte occidentale, che considera uno dei migliori libro di sempre. La sua sfidante, Hillary Clinton, non avrà certo tempo per affrontare il libro che si vergogna di non aver ancora letto: Alla ricerca del tempo perduto di Proust.

Nelle immagini: Obama visita una libreria, novembre 2014 (Dennis Brack/Black Star); Sarkozy ascolta il regista algerino Alexandre Arcady  che legge Camus, 2007 (Pascal Parrot/Getty Images); Putin alla Fiera del Libro di Mosca, 2010 (Alexey Druzhinin/AFP/Getty Images)
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