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Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Skweee, electrofunk in salsa Ikea

26 Maggio 2011

Skweee è l’assolo di synth che collega la tundra Scandinava con i sobborghi di L.A., in una sorta di improbabile versione nordica del P-funk di clintoniana memoria. È una musica molto semplice, quasi povera, pure piuttosto facile da descrivere. Immaginatevi l’andatura ciondolante di un pappa uscito fuori da una pellicola blaxploitation… bene, e quella è la sezione ritmica; poi metteteci sopra varie linee di sintetizzatore analogico da quattro soldi, in un’ottica squeezed out – ovvero: cerca di tirare fuori il meglio possibile da un equipaggiamento basico, proprio come facevano all’epoca i primissimi produttori dance e hip hop.

L’atteggiamento, dietro l’apparente “arte di arrangiarsi”, è però chiaramente elitario. Scegliere di utilizzare una determinata tipologia di strumenti, con tutte le conseguenze del caso, non può che essere frutto di una precisa scelta estetica. Oggi con un laptop ed una buona scheda audio ti registri un disco in casa, perché occupare un intera stanza di macchinari, cavi, polvere e quant’altro? La questione, tuttavia, non è legata solo a una particolare grana sonora, i tizi non sono feticisti del sound, il centro focale è lo squeeze, l’oltrepassamento della soglia. Come forse avrete capito, il termine skweee deriva appunto dall’inglese squeezed out, perché, come spiega il pioniere Daniel Savio al magazine americano Spin: “the dogma for the music we invented was to squeeze out of our crappy equipement as possible. So I suggest to call it skweee”.

In realtà, di inventato – come spesso accade nel mondo della musica popolare, a maggior ragione oggi – c’è ben poco. È solo l’ennesimo imbastardimento, anche molto divertente in questo caso. Guardatevi ad esempio un qualsiasi videoclip, soprattutto quelli di brani prodotti dalla Flogsta Danshall, una delle label di riferimento. L’immaginario è unico. Dentro ci sono l’hip hop West Coast anni ’90, i videogames a 16 bit, il mondo dei graffiti del Nord Europa: il tutto frullato aggiungendo massicce dosi di umorismo scandinavo, di quello che se un finlandese ti fa una battuta non la capisci neanche il giorno dopo. La musica invece sì, quella si capisce benissimo, è immediata ed autoironica, rigorosa e funky. Il beat, rispetto alla dubstep – con cui lo skweee vanta una qualche lontana parentela –, è decisamente meno sostenuto. Il range di velocità, come del resto anche nell’hip hop, è molto vario: si spazia dagli 80 ai 110 bpm, raramente si supera i 120. È roba da pompare nel pre-serata, perfetta per quando inizia l’ebbrezza del secondo Martini: ti appoggi sulla colonna, muovi a tempo la testa, ti entra in circolo l’alcool, e pensi di essere un fico. Poi entra il super-sintentizzatore e ti ritrovi a suonare dei licks di tastiera immaginari, e realizzi che anche stasera con le donne non combinerai nulla.

Poco male, perché la musica non dà due di picche, e te la puoi gustare anche da solo in casa, preferibilmente su vinile. Sì perché lo skweee è elitario anche nel formato di riferimento, il sette pollici, le cui edizioni limitate sono quasi tutte sold out, e destinate a crescere di valore nel mercato discografico dell’usato. Una micro-nicchia quindi, con delle regole ben precise e codificate; un sotto-genere con pochissimi click sul web, che ancora non è stato triturato dalle logiche del “Mi Piace”. Probabilmente se ne accorgeranno in pochi, non ha infatti la portata rivoluzionaria della dubstep né l’impatto sul breve della fidget-house, tuttavia la sensazione è quella di qualcosa di creativo, che ancora deve offrire le proprie pagine migliori (ufficialmente il genere è nato solo nel 2006). Nel frattempo, se volete approfondire, ecco una manciata di nomi che dovete assolutamente cercare: Randy Barracuda, Limonius, Slow Hand Motëm, Baba Stiltz, Eero Johannes.

Se siete fan di Dr. Dre, avevate un Sega Mega Drive, e impazzite per i synth analogici: lo skweee potrebbe la colonna sonora della vostra sudatissima estate.

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