Esteri ↓
14:36 martedì 13 gennaio 2026
L’uomo che ha passato 52 anni a cercare il mostro di Loch Ness ha ammesso che il mostro di Loch Ness non esiste Adrian Shine si è dovuto arrendere alla realtà: le leggende sono solo leggende, nonostante ciò, ha dichiarato di essersi divertito moltissimo
Un misterioso youtuber ha pubblicato un video lungo 140 anni in cui non succede, non si vede e non si sente niente L'utente shinywr è diventato improvvisamente l'uomo più cercato di internet: chi è? Come ha fatto? E, soprattutto, perché?
L’app più scaricata in Cina serve ad avvisare i tuoi parenti se sei morto Si-le-ma ("Sei morto?) usa un sistema di check-in giornaliero per rassicurare i Gen Z cinesi che vivono da soli e temono di morire senza che nessuno se ne accorga.
Se esistesse un Golden Globe al Miglior meme, quest’anno l’avrebbe stravinto Leonardo DiCaprio L'attore non ha vinto il premio come Miglior attore protagonista, ma è stato senza dubbio il personaggio più commentato, screenshotato e memizzato della serata.
Il regime iraniano ha inventato un nuovo strumento di censura pur di impedire ai manifestanti di accedere a internet con Starlink Secondo gli esperti di cybersecurity, un simile livello di oscuramento delle comunicazioni, e di internet in particolare, ha pochissimi precedenti nella storia.
Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.

Pronto? Parla il sud

Un saggio spiega com'è cambiata la lingua con i cellulari. Dall'iniziale "oi" al "ciaociaociao" di chiusura

03 Maggio 2012

Lo si era sempre sospettato, pronunciando quel fatidico “oi!“, poco convinti, sostituendolo con disagio, noi telefonatori padani, al classico “pronto!”; sospetto di ogm linguistico, di pastrocchio filologico. Adesso ce lo conferma Riccardo Gualdo in un saggetto intitolato appunto Oi?! Ciao, ciao! Apertura e chiusura di conversazioni al telefonino, che apre la raccolta Per l’italiano. Saggi di storia della lingua nel nuovo millennio (Aracne Editrice). «La nascita del telefono cellulare» mette in chiaro Gualdo in quest’operina molto gaddiana «ha cambiato alcuni aspetti della conversazione telefonica; il fatto che l’apparecchio sia personale elimina o abbrevia le fasi d’avvio e di identificazione della telefonata, il costo della comunicazione riduce le ridondanze e i convenevoli. Implicita in queste notazioni è la possibilità per il ricevente di identificare chi chiama prima di rispondere, cosa che produce effetti significativi, anche di natura psicologica e antropologica, nello scambio comunicativo, effetti che si misurano soprattutto nei rituali d’apertura e di chiusura».

Protagonista del rituale d’apertura, signora mia (direbbe la Signora Cecioni, che oggi avrebbe l’iPhone), è proprio l’interiezione “oi”, con la o stretta e vocale breve; è un mutante linguistico di origine “centromeridionale” che ha preso piede in tutto il paese da pochi anni «come segnale d’apertura e di saluto in conversazioni telefoniche». «Sebbene i casi di cui ho maggiore esperienza derivino da parlanti romani, l’interiezione – che si può ascoltare ben oltre i confini della capitale – mi pare tipica di parlanti giovani e giovanissimi, raggruppabili in una fascia d’età che s’apre, direi, con i nati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta» scrive Gualdo. «Oi, in letteratura, si trova appunto nel meridione, (o, se in autori settentrionali, messa in bocca a “parlanti centro-meridionali”) ed esprime tradizionalmente “sofferenza fisica” (“Ohi! oohi! cominciarono a vociare gli uomini della ciurma passandosi la fune”; Verga, La Lupa; “Badiamo, ohi! Se si svincola la cappellania, la roba va divisa fra tutti i consanguinei!”; De Roberto, I vicerè). L’oi meridionale (nel parlato) ha poi “funzione di ferma richiesta d’attenzione che stinge facilmente nel comando “anche ad animali”. (“Oi nì,” fece, “t’aggio a cunfessà na cosa!” “Che me voi dì?” fece il Riccetto ch’era partito pure lui”.; Pasolini, Ragazzi di vita; “Oi Giacinto, non hai finito? Spicciati!»; Carlo Levi, L’Orologio)». Secondo Gualdo, dai libri il termine passa poi trasfigurato in televisione (primo caso: pubblicità Daygum Protex, sic, anni Novanta, un giovanotto con un mazzo di fiori in mano bussa alla porta di un appartamento, gli apre una ragazza che lo accoglie con un “Oi!”) e alla radio, rafforzandosi nel suo significato di richiesta d’attenzione: qui secondo l’autore è colpa degli Articolo 31 (“Oi Maria!”) che diffondono la particella sul territorio nazionale, prendendo in prestito però anche qui qualcosa di borbonico (l’origine sarebbe “Oi Marì”!). Infine l’ibridazione con l’anglosassone hi! che toglie la definitiva caratterizzazione di sofferenza e di richiamo rustico per animali. L’oi diventa infine nazionale e popolare.

Gualdo non si occupa solo del capo ma anche della coda e in particolare studia la moltiplicazione del “ciao” finale che chiude la telefonata, e che diventa spesso “ciao ciao” e ciaociaociao. «Due volte nella forma tipica, ma anche tre o più nelle conversazioni frettolose»; come si sperimenta del resto ogni volta sul Frecciarossa, tempio del ciao moltiplicato. E se il moltiplicatore del ciao, che è gratis, agisce per “esigenze di brevità”, diverse dalla «conversazione telefonica domestica, più rilassata e ormai da tempo non condizionata da preoccupazioni legate ai costi», si conferma quanto già si sospettava dopo semplici osservazioni empiriche ferroviarie: che il numero di ciao pronunciati e l’energia spesa nel mulinarli è inversamente proporzionale al costo del biglietto del telefonatore. (Mentre la Sora Cecioni oggi telefonerebbe entusiasta a Mammà dalla carrozza Smart dell’Italo, e poi tanti ciao).

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