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14:48 venerdì 23 gennaio 2026
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.
La comunità scientifica è strabiliata da una mucca che ha imparato a usare una scopa per grattarsi La mucca si chiama Veronika, ha 13 anni, vive in Austria ed è il primo esemplare di bovino a dimostrare questa capacità con scientifica certezza.
Dopo quattro anni di silenzio, finalmente è uscita una nuova canzone degli Arctic Monkeys Fa parte dell'album benefico di War Child Records che uscirà a marzo e che, oltre a riunire band e artisti strepitosi, vanta la collaborazione di Jonathan Glazer.
Metà delle città più popolose del mondo sono a rischio siccità perché consumano più acqua di quanta ne abbiano L’analisi mostra livelli critici di stress idrico in molte metropoli. In Italia Roma, Napoli e l'intera Sicilia sono già in fascia rossa.
Sinners è diventato il film con più candidature agli Oscar di tutti i tempi Sono 16 le nomination per i vampiri di Ryan Coogler: mai così tante per un film nella quasi centenaria storia degli Academy Awards.
L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police
Trump dice che a Davos sono tutti entusiasti del suo accordo sulla Groenlandia, ma in realtà a Davos nessuno sembra saperne niente Il Presidente sostiene di aver avuto tutto quello che chiedeva, ma per il momento i suoi colleghi sembrano non avere idea di cosa stia dicendo.

Pronto? Parla il sud

Un saggio spiega com'è cambiata la lingua con i cellulari. Dall'iniziale "oi" al "ciaociaociao" di chiusura

03 Maggio 2012

Lo si era sempre sospettato, pronunciando quel fatidico “oi!“, poco convinti, sostituendolo con disagio, noi telefonatori padani, al classico “pronto!”; sospetto di ogm linguistico, di pastrocchio filologico. Adesso ce lo conferma Riccardo Gualdo in un saggetto intitolato appunto Oi?! Ciao, ciao! Apertura e chiusura di conversazioni al telefonino, che apre la raccolta Per l’italiano. Saggi di storia della lingua nel nuovo millennio (Aracne Editrice). «La nascita del telefono cellulare» mette in chiaro Gualdo in quest’operina molto gaddiana «ha cambiato alcuni aspetti della conversazione telefonica; il fatto che l’apparecchio sia personale elimina o abbrevia le fasi d’avvio e di identificazione della telefonata, il costo della comunicazione riduce le ridondanze e i convenevoli. Implicita in queste notazioni è la possibilità per il ricevente di identificare chi chiama prima di rispondere, cosa che produce effetti significativi, anche di natura psicologica e antropologica, nello scambio comunicativo, effetti che si misurano soprattutto nei rituali d’apertura e di chiusura».

Protagonista del rituale d’apertura, signora mia (direbbe la Signora Cecioni, che oggi avrebbe l’iPhone), è proprio l’interiezione “oi”, con la o stretta e vocale breve; è un mutante linguistico di origine “centromeridionale” che ha preso piede in tutto il paese da pochi anni «come segnale d’apertura e di saluto in conversazioni telefoniche». «Sebbene i casi di cui ho maggiore esperienza derivino da parlanti romani, l’interiezione – che si può ascoltare ben oltre i confini della capitale – mi pare tipica di parlanti giovani e giovanissimi, raggruppabili in una fascia d’età che s’apre, direi, con i nati tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta» scrive Gualdo. «Oi, in letteratura, si trova appunto nel meridione, (o, se in autori settentrionali, messa in bocca a “parlanti centro-meridionali”) ed esprime tradizionalmente “sofferenza fisica” (“Ohi! oohi! cominciarono a vociare gli uomini della ciurma passandosi la fune”; Verga, La Lupa; “Badiamo, ohi! Se si svincola la cappellania, la roba va divisa fra tutti i consanguinei!”; De Roberto, I vicerè). L’oi meridionale (nel parlato) ha poi “funzione di ferma richiesta d’attenzione che stinge facilmente nel comando “anche ad animali”. (“Oi nì,” fece, “t’aggio a cunfessà na cosa!” “Che me voi dì?” fece il Riccetto ch’era partito pure lui”.; Pasolini, Ragazzi di vita; “Oi Giacinto, non hai finito? Spicciati!»; Carlo Levi, L’Orologio)». Secondo Gualdo, dai libri il termine passa poi trasfigurato in televisione (primo caso: pubblicità Daygum Protex, sic, anni Novanta, un giovanotto con un mazzo di fiori in mano bussa alla porta di un appartamento, gli apre una ragazza che lo accoglie con un “Oi!”) e alla radio, rafforzandosi nel suo significato di richiesta d’attenzione: qui secondo l’autore è colpa degli Articolo 31 (“Oi Maria!”) che diffondono la particella sul territorio nazionale, prendendo in prestito però anche qui qualcosa di borbonico (l’origine sarebbe “Oi Marì”!). Infine l’ibridazione con l’anglosassone hi! che toglie la definitiva caratterizzazione di sofferenza e di richiamo rustico per animali. L’oi diventa infine nazionale e popolare.

Gualdo non si occupa solo del capo ma anche della coda e in particolare studia la moltiplicazione del “ciao” finale che chiude la telefonata, e che diventa spesso “ciao ciao” e ciaociaociao. «Due volte nella forma tipica, ma anche tre o più nelle conversazioni frettolose»; come si sperimenta del resto ogni volta sul Frecciarossa, tempio del ciao moltiplicato. E se il moltiplicatore del ciao, che è gratis, agisce per “esigenze di brevità”, diverse dalla «conversazione telefonica domestica, più rilassata e ormai da tempo non condizionata da preoccupazioni legate ai costi», si conferma quanto già si sospettava dopo semplici osservazioni empiriche ferroviarie: che il numero di ciao pronunciati e l’energia spesa nel mulinarli è inversamente proporzionale al costo del biglietto del telefonatore. (Mentre la Sora Cecioni oggi telefonerebbe entusiasta a Mammà dalla carrozza Smart dell’Italo, e poi tanti ciao).

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