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L’internet degli altri

Non di soli Facebook, eBay e Wikipedia vive il mondo, anche se a noi Occidentali piace pensarlo

Noi occidentali abbiamo da sempre un piccolo difetto, cioè il colonialismo, che ormai è un fatto più che altro mentale, e questo piccolo difetto ci spinge  da sempre a vedere l’Intera Storia del Mondo come la storia del mondo occidentale per cui tutto il resto (dalla musica sudamericana alla letteratura indiana, passando per l’arte africana) finisce per essere una pura curiosità folcloristica, perché per noi le cose davvero importanti dell’Intera Storia del Mondo sono altre (tipo la musica classica, la letteratura mitteleuropea e l’arte rinascimentale). Ora io non so se questa prospettiva, girata dal punto di vista dell’Africa o dell’Asia o del Sudamerica, risulti rovesciata e quindi tutto passi attraverso la storia dell’Africa o dell’Asia o del Sudamerica, ma credo di no.

Anche la storia della tecnologia e del web (in parte anche con il contributo del Giappone, che però da vent’anni a questa parte mi pare sia compreso di diritto nella parola “Occidente”) passa tutta attraverso questo punto di vista strettissimo. Però le cose cambiano, si sa, anzi stanno già cambiando e oggi l’Occidente sta facendo la fine di certi nobili decaduti che per mantenere il loro status sono costretti a vendere i gioielli di famiglia. L’Europa fa finta di essere nelle mani della Germania che a sua volta fa finta di essere in quelle degli Stati Uniti che fanno credere di essere preda della Cina quando tutto poi in realtà è nelle mani di dieci società d’intermediazione finanziaria che controllano quasi il 70% dei flussi finanziari in circolazione. Tanto per andare un po’ fuori tema.

Chi frequenta Wall Street conosce probabilmente nomi come Sina, Baidu, Sohu, Queapasa, Rediff e altri che magari ancora non sono quotati come Taobao del gruppo Alibaba, l’eBay cinese. Sono nomi che al grande pubblico non dicono nulla ma i cui numeri, rimanendo con l’esempio di Taobao, parlano da soli: se eBay dichiara 200 milioni di utenti registrati e circa 150 milioni di oggetti in vendita, il colosso cinese ha 370 milioni di utenti e 800 milioni di inserzioni. Tanto per dire come gira il fumo virtuale dei BRICS. Un caso a parte invece è rappresentato dai grandi oppositori dei regimi occidentali, Iran e Cuba, che fanno un po’ tenerezza e che parlano dell’imperialismo degli Stati Uniti come se fossimo nel 1977.

Dal momento che non hanno la potenza economica della Cina e nemmeno la potenzialità in termine di numero di utenti, provano a fare delle cose così, random, che somigliano a sparare nel mucchio. Gli iraniani ad esempio qualche tempo fa si erano inventati il Velayat Madaran un social network dedicato ai supporter del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei di tutto il mondo, con particolare riferimento ai navigatori dello “Stato occupato della Palestina”. E avevano tirato su circa 3mila utenti, di cui 2.500 uomini. Siccome però la gente in Iran, e direi giustamente, invece di iscriversi al social network di Khamenei preferisce ubriacarsi, prendere ecstasy e fare delle orge Velayat Madaran non è più raggiungibile al vecchio indirizzo e più realisticamente è diventato, almeno mi pare di capire dal basso del mio arabo, una specie di blog.

A Cuba invece hanno pensato di andare direttamente alla radice del problema e per combattere l’egemonia culturale degli Stati Uniti, hanno deciso di creare la loro Wikipedia. Al momento ecured contiene 55mila voci, fra cui proprio quella sugli Stati Uniti – in cui si legge “consuma il 25% dell’energia prodotta a livello mondiale e a dispetto della sua ricchezza, più di un terzo della sua popolazione non dispone di assistenza medica – e quella su George W. Bush definito “un continuatore della politica famigliare di corruzione e intrighi”. La cosa curiosa (e direi anche metaenciclopedica) è che ovviamente ecured è già finita su Wikipedia dove è stata bollata come un “tentativo di condividere la visione cubana del mondo”.

Chissà che fine farà la Wikipedia cubana, che ovviamente non si legge e-cured ma bensì ecu-red. Hasta la enciclopedia siempre!

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