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22:06 martedì 17 marzo 2026
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

L’Europa legata a un filo (d’olio)

Atene e una dieta ancor più mediterranea. Bruxelles non salva dai default, ma interviene sull’extravergine

31 Maggio 2012

La Grecia? Che si dia all’agricoltura, in particolare all’olio d’oliva. Lo consiglia un documento intitolato Greece 10 Years Ahead: Defining Greece’s New Growth Model and Strategy, pubblicato a marzo da Mc Kinsey, la più prestigiosa società di consulenza del mondo. In questo paper si suggerisce il modello di business su cui Atene dovrà orientarsi per recuperare crescita una volta uscita dall’euro. Ruolo fondamentale è attribuito all’olio d’oliva: mercato in cui, si legge, “la Grecia è il terzo produttore mondiale d’olio ma esporta il 60% della sua produzione grezza in Italia, consentendo a quest’ultima di guadagnare sulla trasformazione e sul prodotto finito”. La figura numero 47 del documento è proprio intitolata La Grecia non ha il posto che meriterebbe nelle esportazioni di olio extravergine, e perde importanti opportunità, soprattutto riguardo all’Italia. Insomma, oltre che a truccare i conti per entrare nell’euro siamo stati anche più svegli sull’olio, che consolazione.

Così Mc Kinsey consiglia loro di fare quello che l’Italia ha fatto negli anni: puntare sui prodotti di fascia alta, sui marchi. Secondo il documento in questione, devono investire sul “branding e sul packaging dell’olio extravergine di oliva ma non solo, anche in altri sostituti come girasole, palma, eccetera, puntando sulla pubblicità, sul legame col territorio, sul marchio Grecia”. “Creare una compagnia  – Greek Foods Company –semi-pubblica o privata, una specie di Eataly insomma, che venda olio d’oliva e prodotti tipici nei principali mercati esteri puntando sul marketing. Poi, scegliere tra i mercati quelli giusti in cui concentrare l’export, in base ad alcuni criteri (presenza di cittadini di origine greca; flussi di turisti dalla Grecia); dunque prima di tutto Usa, Germania e Uk; e ancora, creare una facoltà d’Agricoltura importante, e un istituto per la tutela del marchio Made in Greece; puntare su prodotti ad alto valore aggiunto, precotti, lavorati, eccetera, invece che sulle materie prime. Tutte queste misure dovrebbero portare a un giro d’affari di 6 miliardi di euro in dieci anni con 120 mila nuovi posti di lavoro. Poi non c’è solo l’olio; “perché Atene ha una quota solo del 28 per cento del mercato mondiale della Feta?” si chiedono a Mc Kinsey con stupore americano di fronte ai misteri europei. “E una quota di solo il 30% nel mercato mondiale dello yogurt greco?”. Per l’Italia uno studio simile non è ancora disponibile.

Ma intanto l’olio d’oliva sembra tenere insieme (condire?) ciò che rimane dell’eurozona o almeno di noi paesi periferici della stessa. I giornali hanno registrato il crollo del prezzo di questa importante materia agricola. I prezzi negli ultimi mesi sono scesi ai livelli di dieci anni fa, a 2.300 euro la tonnellata, contro i 4.800 del 2005. Spagna Italia e Grecia sono i maggiori produttori, con il 70 per cento della produzione mondiale, quindi sono i più colpiti; il crollo è dovuto sia ai minori consumi (causa impoverimento collettivo e passaggio a lubrificanti meno nobili, vedi olio di semi di girasole) sia a un raccolto-boom in Spagna che ha fatto abbassare le quotazioni. Secondo l’International Olive Oil Council (sic) i prezzi sono scesi del 12% in Spagna, del 5% in Grecia e ben del 38% in Italia.

Però, sul fronte oleario, l’Europa sta mostrando i muscoli ben diversamente che su quello finanziario: la Commissione europea è infatti intervenuta massicciamente due volte negli ultimi mesi, congelando per 18 mesi ben 100 mila tonnellate d’olio prodotte da Grecia, Italia e Spagna, e levandole dal mercato per evitare ulteriori crolli dei prezzi. Era un po’ quello che si domandava anche per i poveri titoli di stato. Ma si capisce che di mediterraneo a Bruxelles (e a Francoforte) piace soprattutto la dieta.

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