Hype ↓
11:51 mercoledì 7 gennaio 2026
Mickey Rourke è indietro con l’affitto della sua villa di Los Angeles e la sua agente ha lanciato una colletta per evitare che venga sfrattato A quanto pare, l'attore deve al suo padrone di casa ben 59 mila dollari di affitti arretrati. Per sua fortuna, la raccolta fondi sta andando bene.
Uscirà una nuovo giocattolo simile al Tamagotchi ma “potenziato” dall’intelligenza artificiale Si chiama Sweekar, può diventare immortale (più o meno), ricordare la voce del padrone e anche rievocare momenti vissuti insieme.
Il Cern ha annunciato che il Large Hadron Collider, il più grande acceleratore di particelle del mondo, resterà spento per cinque anni a causa di lavori di manutenzione Lo stop durerà almeno fino al 2030 e servirà a potenziare il LHC, in modo da usarlo in futuro per esperimenti ancora più ambiziosi.
Una delle ragioni per cui Maduro è stato catturato sarebbero i balletti che faceva in pubblico e che infastidivano Trump Trump avrebbe interpretato quei gesti come una provocazione e avrebbe quindi deciso di dimostrare che le precedenti minacce non erano un bluff.
Gli sciamani peruviani che ogni anno predicono il futuro avevano predetto la caduta di Maduro Durante l'abituale cerimonia di fine anno avevano avvertito della cattura del presidente venezuelano, e pure di un'imminente e grave malattia di Trump.
A nemmeno quarantott’ore dal colpo di Stato in Venezuela, Trump ha già minacciato altri quattro Paesi Stando a quello che ha detto Trump, i prossimi a doversi preoccupare sono Cuba, Colombia, Groenlandia e pure il Messico.
Le azioni di Warner Bros. sono salite del 170 per cento da quando è iniziato il triangolo con Netflix e Paramount L'offerta d'acquisizione di Netflix e la battaglia con Paramount hanno trasformato Warner nel titolo più desiderato del 2025.
Xavier Dolan ha confermato che non è più in pensione e che quest’anno girerà un nuovo film Dopo aver annunciato l’addio al cinema nel 2023, il regista ha deciso di tornare a lavoro e ha mostrato una nuova sceneggiatura su Instagram.

L’età dell’oro delle fanzine sportive

26 Luglio 2011

Ehi, qualcuno si è accorto che alcuni calciatori hanno delle capigliature buffe? Non trovate che il Liverpool sia pieno di giocatori brutti? E avete mai assaggiato delle pies nelle curve ospiti? Ultimamente nessuno ha mai sentito qualcuno, da dietro durante la partita, dire qualcosa di particolarmente stupido o divertente?

Può sembrare un tipo di umorismo estremamente vecchio e trito, oggi, ma nella seconda metà degli anni ’80, parlare di questo tipo di cose su carta stampata sembrava un fatto  all’avanguardia, addirittura cutting edge. Il giornalismo calcistico mainstream era noiosamente acritico e monodimensionale, si avvertiva il declino dello sport in sé, con gli spettatori che scemavano e i disastri di Bradford e dell’Heysel che davano uno schiaffo violentissimo alla pubblica reputazione del calcio, lasciando quelli che ancora lo seguivano isolati e alla gogna, l’ennesimo nemico interno in una decade segnata dalle divisioni.

In un clima del genere anche la mera routine di seguire una partita – in particolare una partita in trasferta – sembrava un atto vagamente sovversivo, quindi quando apparvero le prime fanzine che celebravano i futili dettagli di un match, l’atto di leggere o scrivere di pinte, pies e divise da trasferta sembrò un gesto provocatorio, quasi politico.

Le politiche che gestivano il calcio svolsero un ruolo chiave nel boom delle fanzine. Era un movimento rabbioso – diretto a ogni cosa, dai matchday programmes (riviste ufficiali che in Inghilterra vengono distribuite prima di ogni partita, ndT) a presidenti irresponsabili, dalla terribile iper-commercializzazione del gioco (sì, già allora) alla cattiva amministrazione a livello nazionale, strutture carenti negli stadi, sorveglianza disumana e un governo la cui ostilità nei confronti del calcio si manifestò apertamente nella proposta della carta d’identità per ogni tifoso, fermata dalla tragedia di Hillsborough del 1989. La Voice of the Valley del Charlton creò un efficace dibattito sul ritorno dall’esilio di Selhurst Park, la fanzina dello York Terrace Talk chiese a gran voce un tetto per la curva dei tifosi di casa, e  Marching Altogether del Leeds si impegnò nella lotta al razzismo.

Alla fine degli anni ’80 più o meno ogni club in Inghilterra e Scozia vantava una fanzina, e più o meno la metà di queste squadre ne pubblicavano più di una. E se alcuni argomenti di dibattito di allora sembrano oggi delle antiche curiosità – campi sintetici, divieti di trasferta – le similitudini tra le varie denunce denunce  sono appariscenti tanto quanto le differenze. Critiche sulla separazione della Premier League dalle altre leghe o sull’arroganza economica dei grandi club sono oggi piuttosto diffuse, ma le fanzine, per circa venti o venticinque anni, furono la sola voce fuori dal coro, i canarini delle miniere del football, stampate goffamente, frettolosamente rilegate.

Effettivamente, nel 1986, il calcio e il mondo intorno al calcio erano molto più simili a una sottocultura piuttosto che alla soffocante macchina mediatica tipo “tutti-hanno-un’opinione-su-Torres-al-Chelsea” che è adesso. E le fanzine erano ancora una sottocultura dentro una sottocultura, scritte spesso (anche se non esclusivamente) da giovani di una certa sensibilità: abbastanza ben educati, solitamente ossessionati non solo dal calcio ma anche dalla musica – che il boom della fanzine iniziò nella decade del punk è significativo – e in generale anche interessati alla politica.

Ma i magazine generarono genuinamente un senso di appartenenza comune a un dato momento – gli editor si scambiavano vicendevolmente le uscite, e dalla borsa del postino arrivavano  rumours piccanti che andavano dal Meadowbank al Man Utd alle ultime posizioni della Bundesliga, direttamente sul tavolo della colazione.

Che impatto ebbe tutto ciò? È già stato detto che sia il movimento casual degli anni ’90 sia l’apparente “intelettualizzazione” della vita da stadio hanno radici nelle fanzine, anche se entrambi i fenomeni non ne hanno mantenuto gli elementi fondamentali. NéLoaded né quella sorta di “nuovo tifoso” middle-class preso in giro nel Fast Show di Charlie Higson avevano un vero interesse nell’entrare nel merito del movimento, nelle sue dinamiche autentiche. Ma le fanzine, senza dubbio, aiutarono a capire come se ne scriveva, e resero quello scrivere remunerativo. Molte carriere giornalistiche fecero i primi passi in quest’ambito.

Pochissime fanzine della prima ondata esistono ancora oggi, o forse nessuna. Così come la stampa fai-da-te facilitarono il boom degli anni ’80, così il web ha eliminato il bisogno di far uscire quaranta pagine di fogli A5 ogni mese o due. Tuttavia, rimangono dei sopravvissuti degni di nota. City Gent del Bradford, una delle primissime, continua a vivere e prosperare da ventisette anni, così come la Leyton Orientear (fondata nel 1986, e in cui ho lavorato come editor per tre anni), e continuano a spaccare. CityGent – mai stata, ai tempi, la più provocatoria delle pubblicazioni – è stata recentemente ai ferri corti con i poteri forti di Valley Parade (lo stadio del Bradford, ndT), mentre l’Orientear ha fatto la sua parte nel dar voce ai fans durante la disputa sull’Olympic Stadium (il nuovo stadio di Londra, costruito per le Olimpiadi del 2012, corteggiato da molte squadre di calcio, tra cui appunto Leyton Orient, West Ham, Tottenham, ndT).

Entrambe le fanzine sono sostenute da un gruppo di fedeli lettori. Dice l’attuale editor di City Gent Mike Harrison: “Quando cominciai, nel 2004, avevamo solo 50 abbonati, e ora ne abbiamo più di 200”, anche se si schernisce: “I fans che comprano The City Gent sono perlopiù di mezza età, in quanto sono cresciuti, quando avevano vent’anni, comprando fanzine, e noi gli diamo un prodotto a cui sono già abituati”. La produzione di fanzine negli anni ’80 scaturì da un gruppo demograficamente giovane, che oggi molto spesso non frequenta più gli stadi.

I discendenti delle fanzine esistono anche oggi, anche se le idee dei supporters sono diventate più sofisticate sotto molti punti di vista. Blog come TwohundredpercentAndersred dissezionano l’amministrazione e le finanze di un club in maniera forense, cosa che i loro antenati cartacei non facevano. Perché, in definitiva, la rabbia che ha alimentato le fanzine durante il loro boom esiste ancora. Molte delle minacce che incombevano sul football sono scomparse, ma molti problemi che ci preoccupavano allora sono diventati oggi ancora più gravi. Così, anche se abbiamo fatto battute che non facevano ridere, abbiamo sbagliato a scrivere un sacco di parole, non siamo riusciti a stampare una sola pagina perfettamente al centro del foglio ed eravamo, spesso, un po’ pieni di noi stessi, quando si arrivava al dunque, avevamo ragione su quasi tutto.

Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.