Hype ↓
06:47 martedì 23 giugno 2026
Fatboy Slim ha fatto un dj set improvvisato e gratuito durante una manifestazione contro l’estrema destra a Brighton E ha commentato tutta la giornata così: «Never been more proud of my hometown. More disco, less fascism».
In Albania un milione di persone è sceso in piazza per protestare contro il resort di lusso di Jared Kushner, il genero di Trump I manifestanti, però, non si accontentano più di fermare la costruzione del resort: adesso vogliono le dimissioni di tutti coloro che hanno approvato il progetto.
Loris Messina e Simone Rizzo sono i nuovi Direttori Creativi di Moschino Il loro debutto è fissato per settembre, alla Milano Fashion Week, dove presenteranno la loro prima collezione ufficiale.
Trump sta combinando un grosso, grossissimo guaio con la Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington Ha speso 15 milioni di dollari per rifarla come voleva lui. Ora l'acqua è verde perché invasa dalle alghe e la vernice del fondo si sta staccando.
A Berlino sta nascendo una nuova scena musicale che mescola il jazz e (ovviamente) la techno Due generi apparentemente lontanissimi e che, non senza una certa sorpresa, a Berlino hanno scoperto che stanno benissimo assieme.
Lo smartworking riduce la socialità e rovina la salute mentale, secondo una delle più grandi ricerche di sempre sul lavoro da casa Quasi 600 mila lavoratori hanno preso parte alla ricerca e i risultati sono stati abbastanza incontrovertibili.
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.

Generation Walk

Il cambio generazionale dei Millenials: se l'auto non è più uno status-symbol

09 Maggio 2012

C’è stato un tempo, non così lontano, in cui si sognava a trazione anteriore, posteriore o a quattro ruote motrici. Un tempo in cui l’automobile era uno status symbol tra i più importanti della società. E una società che sull’automobile si fondava, non soltanto economicamente (leggi: Fiat) ma pure in un linguaggio fatto di interazioni, costume, moda, cultura. Le Topolino che affollavano le nuove autostrade verso le ancor più nuove vacanze al mare, e sull’altro lato le lotte sindacali a Mirafiori e il sardonico Cipputi di Altan. Anche oggi si parla di Mirafiori, e insieme di Detroit e di Polonia – ché la Fiat si è globalizzata -, e ancora di lotte e sindacati e votazioni nelle fabbriche, pro e contro Marchionne, ma se ne parla con formule vecchie, e proprio le forme ideologiche della prima repubblica sono alla base delle tensioni e delle polemiche. Anche la classe che le automobili le produce, letteralmente e manualmente, non è più la stessa.

La società è fortemente mutata (solite cose banali: caduta del Muro, globalizzazione, internet, eccetera eccetera) e mutati sono i suoi consumi – e il suo bisogno di determinati consumi. Le ultime fasce generazionali hanno nomi e caratteristiche ben definiti: i Baby Boomers, quelli che la guerra non l’hanno vissuta per un pelo (tendenzialmente nati nel segmento 1945 – 1965) e i Millenials, o Generazione Y (1970 – 1980 e oltre). I primi hanno fatto fiorire il mercato automobilistico (negli Stati Uniti il 62% è occupato dagli over 50, soltanto il 13% dai 18-34). I loro figli lo stanno spingendo verso una pericolosa discesa che s’affaccia su un preoccupante baratro, all’insegna dell’indifferenza. I Millenials vivono in città, non hanno alcuna intenzione di muoversi nei centri rurali (sempre negli Usa, un sondaggio del Wall Street Journal ferma all’88% la fetta di giovani che non desiderano in alcun modo “andare a vivere in campagna”), e hanno un altro significativo soprannome: Generation Walk.

La frustrazione del mercato automobilistico nei confronti dei Millenials emerse a una delle maggiori conferenze dello scorso anno, in cui Jim Lentz, presidente del ramo americano di Toyota, parlò così: «Dobbiamo affrontare la realtà: i giovani, oggi, non sembrano interessati nelle auto come le generazioni precedenti. Molti preferiscono di gran lunga comprare l’ultimo modello di smartphone o l’ultima console piuttosto che fare un esame di guida». Le ragioni del declino di un mito sono molteplici: quella economica, certo (questi giovani d’oggi: non si sposano, non comprano casa, non fanno figli e rallentano pure l’economia), quella geografica, che concerne più direttamente gli spostamenti inter-cittadini, inter-statali e persino inter-continentali: questa generazione è dopotutto quella che più viaggia, non solo per brevi periodi (chiamateli cervelli in fuga, se vi pare) ma anche per lunghi soggiorni di studio o lavoro. C’è la questione residenziale, già anticipata, con un’urbanizzazione costante – e all’interno dell’urbanizzazione, la veloce e continua gentrificazione dei quartieri in capitali come Londra, Berlino, New York. In ultima analisi c’è, evidente, la motivazione sociale. La libertà un tempo promessa dall’automobile non ha più senso di essere invidiata. E con meno nuclei famigliari e meno figli, la macchina non rappresenta nemmeno più un bonus in comodità.

Status symbol, piuttosto, tornano i treni o le biciclette, anche per la tendenza green delle società, non più appannaggio di un isolato segmento politico. L’alta velocità delle Fs, la concorrenza (finalmente) di Nuovi Treni Veloci, le politiche comunali all’insegna delle ciclabili (lo avevamo visto a Milano con Pisapia, lo confermano queste ultime amministrative con il boom, pardon, successo, del M5s) sono la nuova cifra generazionale. Le case automobilistiche corrono ai ripari a modo loro: la General Motors, a inizio anno, ha reclutato Ross Martin, trentasettenne vice presidente di Mtv Scratch (l’unità di Mtv che si occupa di brand consulting) per svecchiare la linea alla Chevrolet, uno dei marchi più legato al “grande mito americano” dell’auto che ha in tempi recenti inglobato anche Daewoo. Il risultato dell’unione è per ora una nuova gamma di colori, “techno pink”, “lemonade” e “denim”, che secondo le parole di Rebecca Waldmeir, color designer di GM, «puntanto a un target di ventitreenni che fanno shopping da H&m e ascoltano Wale con auricolari Beats» (Wale è un rapper scarso, le Beats sono le cuffie disegnate da Dr Dre).

Il mercato si sta invece spostando sulla formula della condivisone e dell’affitto. A fronte del -27% di immatricolazioni registrato nel marzo 2012 rispetto all’anno precedente (dati del Ministero dei Trasporti) cresce esponenzialmente il numero dei posti auto condivisi: da seimila del marzo 2011 si è passati, nel 2012, a 16mila. La tratta più richiesta è la Milano – Roma. E in Europa, una start-up spicca nella pletora di servizi di car-rental: si chiama WhipCar, ha base a Londra, ed è un social network dell’affitto. Il sistema è molto simile a quello del couch surfing. Si affitta una macchina o si mette in affitto la propria, gestendo le relazioni con l’intermediario direttamente dal web, con assicurazioni, cauzione e tutto quanto. Ci sono richieste per WhipCar, ha dichiarato uno dei due fondatori a Kernel Magazine, da 25 paesi mondiali. E l’età media dei clienti è, manco a dirlo, 32 anni.

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.