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08:44 lunedì 22 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

La Terza Repubblica al mercato

Destra e sinistra in fila nel farmers market romano voluto da Alemanno, un tempo molto avversato, oggi imprescindibile, e come il parcheggio in doppia fila può superare la lotta di classe.

17 Febbraio 2014

Non si conoscono ancora le reazioni dei mercati al cambio di governo italiano, ma al mercato romano del Circo Massimo il paese reale parla poco di totoministri e corrobora invece larghe intese già in atto sul fronte alimentare. Luogo altamente simbolico, l’antico Mercato del pesce degli ebrei sorge nel cuore della città archeologica tra Palatino e San Teodoro, e San Giorgio al Velabro dove scoppiarono le bombe del luglio 1993, la famosa estate del nostro scontento che poi ha portato alla seconda Repubblica. Già sede dell’autoparco dei vigili urbani, anche, con depositi di segnaletiche verticali e cartelli; qui, vecchie diatribe in epoca alemanniana; lo stabile doveva essere destinato al museo Valentino, ma non venne concesso, e l’Ultimo Imperatore se ne andò molto sdegnato e decise di fare un museo virtuale, dopo aver venduto agli Emiri arabi; qui poi doveva aver luogo una fondazione Fendi, prima che il marchio passasse ai francesi e si prendesse poi esternalizzato le architetture fasciste estetiche dell’Eur.

Al mercato romano del Circo Massimo il paese reale parla poco di totoministri e corrobora invece larghe intese già in atto sul fronte alimentare.

Con molte polemiche e proteste stilistiche, e tratto muscolare da battaglia del grano, Alemanno vi impiantò invece un farmers market cioè mercatino di primizie di allevatori e produttori dell’agro romano; e mozzarelle porchette e puntarelle della Coldiretti neanche tanto biologiche ebbero la meglio sulle aspirazioni Vogue capitoline; forse fu anche provocazione, perché il luogo è simbolico, sorgendo non solo nel cuore della città imperiale ma proprio in faccia all’ex loft del Pd tra via di San Teodoro e via dei Cerchi: voluto da Walter Veltroni nel 2007, era un grande spazio di mille metri quadri che doveva ospitare senza barriere architettoniche il centrosinistra senza trattino, prima di approdare al Nazareno (vicino alla sede Mediaset, e all’omonimo liceo dove studiò Christian De Sica, per gli antropologi in cerca di coincidenze).

Prima poi nel loft sorgeva un grande outlet di Balloon, griffe di abbigliamento romano molto local poi decaduta la cui erede, Rosy Greco, ebbe un ruolo non secondario nella prima repubblica a trazione socialista (è lei la “discola” protagonista dell’autobiografia sentimentale di Claudio Martelli, Ricordati di vivere, Bompiani, 2013). Accanto, la basilica di Santa Anastasia, famosa perché aperta giorno e notte, con sperimentazioni di adorazione eucaristica 24/7, per richieste di grazia last minute. E cogliendo forse con preveggenza un genius loci alimentare più che sartoriale – a Sant’Anastasia durante il Giubileo del 2000 fu allestita una grande impastatrice per la preparazione di 700.000 ostie – Alemanno scontentò molto le immaginifiche sorelle Fendi, che non riuscirono mai a impossessarsi del Mercato; pur continuando negli anni a produrvi solo part-time spettacoli seminali e genitali studiati da Raffaele Curi con grandi dispendi di Village People, scenografie di Jean Nouvel e molte contaminazioni.

A vincere furono infatti i banchi di “Campagna Amica”, si chiama così, diventando fulcro di una romanità estesa, il sabato e la domenica, con convergenze parallele anche programmatiche e riconciliazioni nazionali a seconda dell’ora. Il sabato mattina, luogo soprattutto di signore Roma Nord con suv o Smart (seconda serie) e filippina, felici di risparmiare strada per non arrivare fino all’Ostiense di Eataly (con cui si fanno raffronti sui prezzi, e che spesso viene pronunciato Eat Eataly, non si sa per quale motivo); la domenica, le stesse signore con lo stesso suv o Smart ma con marito, che però si perde immediatamente in degustazioni di vino e formaggi di aziende dell’agro e loro rimangono sole in fila per i numeretti, sfogandosi con inutili domande a commesse rustiche, e frequentando soprattutto il banco delle piante all’ingresso dove si fanno spiegare come innaffiare e manutenere piante anche banalissime di cui però si è perso il know-how.

Luogo soprattutto di signore Roma Nord con suv o Smart (seconda serie) e filippina, felici di risparmiare strada per non arrivare fino all’Ostiense di Eataly.

La domenica, invece, soprattutto dopo la lettura dei giornali e i caffè, il mercato si riempie di ceto medio riflessivo con molte Fiat e soprattutto Panda, Repubblica e Domenicale sotto il braccio, e fori romani a portata di sguardo, accanto anche l’ambasciata del Belgio con memorie di favolosi ricevimenti per la regina Paola, mean girl romana d’epoca. In una domenica di febbraio, intorno all’ora di pranzo, ritrovo abbastanza hipster, anche, con molti occhiali giusti e molte famiglie con passeggini MacLaren e cani educati che però non possono entrare; anche una recrudescenza di barboncini, non proprio come Dudù, ma striati, con aria da canile o comunque politicamente corretta, e famiglie tradizionali con papà brizzolati in tweed e Barbour e Clark; e famiglie arcobaleno dall’aria anche più contenta, con bambini in maschera da carnevale ma sobri (solo una mascherina, niente fatine e arlecchini), molte presentazioni, all’ingresso; “conosci Piergiorgio?”. Imma Battaglia esce con grandi ciuffi di insalata dalle borse della spesa o shopper o in romanesco buste; di tela, qui molto studiate e identitarie, distinguono i vari gruppi sociali: di Eataly, di Whole Foods (ma di Kensington), del Partito Socialista Europeo (molto elegante, lettering rosso su fondo beige), addirittura una del programma studentesco aspirazionale Fulbright (di studenti-turisti bene di passaggio, che si fanno anche le foto in fila per le carni della Tenuta dell’Argento, l’olio della Sabina, la misticanza).

Fuori, il popolo della terza repubblica si fonde soprattutto parcheggiando all’unisono in doppia e tripla fila senza inutili lotte di classe ma invece approfittando delle ultime settimane di sosta selvaggia prima che parta il nuovo piano-traffico del sindaco Marino, forse rimpiangendo già il predecessore, in aria di riabilitazione. Panda lettiane e Smart (prima serie) renziane (l’ex premier Enrico Letta veniva fino a qualche mese fa a fare la spesa coi bambini, a piedi, da Testaccio) in questa temperie anti-casta che a Roma si configura soprattutto nell’Auto Scrausa per Salire al Quirinale (il Fiat Ulysse sempre di Letta, la Focus di papa Francesco). Dentro, grandi degustazioni di ricottine, sottoli, arrosticini, e poi la più gran fila, per il self service con banchetti all’aperto, con menu da troika e austerity: pasta alla puttanesca, o in alternativa riso alla contadina, spezzatino alla cacciatora, pane, acqua e vino, totale 5 euro. Si mangia fuori sulle panche, in un cortile, si intravedono anche monumenti un po’ anneriti e mai aggiustati forse dalle bombe del ’93. E c’è pure il sole. Il ceto medio riflessivo e anche il popolo di destra post berlusconiano si mettono in fila diligentemente, come a una grande primaria generale di qualche partito post; qualcuno chiede se davvero Baricco sarà ministro. Nessuno vorrebbe mai seriamente tornare al museo Valentino. Pochi vanno a chiedere la grazia a Santa Anastasia; qualcuno indica il loft, ma ora c’è uno studio d’avvocati, ed è chiuso. Qualcuno ricorda la massima di Paolo VI, “sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”. Tutti si calcola quanto si è risparmiato rispetto a un brunch normale, anche meno buono.

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