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La scoperta della Terra piatta

Curvature create dai governi, complotti e nazisti che vivono al centro del pianeta. Viaggio tra gli adepti della geofisica alternativa.

«La Terra è piatta, e chi discute questa dichiarazione è un ateo che merita solo di essere punito». Era il 1993 e ad Abdel-Aziz Ibn Baaz, gran mufti – ovvero suprema autorità religiosa – dell’Arabia Saudita, tra i più importanti studiosi islamici del suo secolo, era stata attribuita una frase piuttosto insolita, per una figura così erudita. L’enunciato continuò poi a far alzare sopraccigli e innescare gomitatine per gli anni seguenti, ma al povero mufti fu data l’opportunità di chiarire solo in seguito: lui parlava del terreno su cui si cammina; è quello che è piatto, ovviamente. Chi sarebbe mai così fuori di testa da sostenere che la Terra, intesa come pianeta, è piatta?

D’altronde la sfericità del «pale blue dot» era cosa nota fin dagli anni di Pitagora e poi di Aristotele, e già quando la Santa Inquisizione costrinse Galileo a inginocchiarsi per abiurare alla sua stramba teoria eliocentrica l’idea di vivere su un corpo celeste piano era considerata una stravaganza d’altri tempi. Eppure giusto pochi giorni fa, a.D. 2016, su Twitter il rapper B.o.B ha postato ai suoi 2 milioni e 300 mila follower una foto in cui appare in piedi sullo sfondo di una vallata, con due centri urbani appena visibili sulla linea dell’orizzonte. «Le città sullo sfondono distano più o meno 16 miglia una dall’altra. Dov’è la curva? Per favore spiegatemelo». Naturalmente non voleva che nessuno gli spiegasse nulla, come spesso succede a chi è già giunto alla verità. E in questo caso si trattava di una verità rivoluzionaria. In una serie di messaggi scritti nelle successive 24 ore B.o.B ha difeso energicamente la teoria della Terra piatta, misurandosi anche con una serie di questioni marginali ma troppo attuali per non essere affrontate (i filmati delle GoPro? «Hanno le lenti curvate»; quella volta che Felix Baumgartner si è fatto paracadutare dallo spazio? «Volavo alla STESSA altezza del tipo che ha fatto il salto nel vuoto di Red Bull… NESSUNA curvatura… anche se il loro filmato mostra un’altra cosa»).

Da allora, vista la mole di risposte e commenti per così dire critici generati dall’exploit (è intervenuto, suo malgrado, anche Neil deGrasse Tyson, il famoso divulgatore scientifico), la star del rap ha cancellato quasi tutti i tweet incriminati, ma il suo era solo l’ultimo di una serie di tentati revisionismi scientifici. A inizio mese la ex celebrità di MySpace dei primi Duemila, Tila Tequila, aveva contestato secoli di osservazioni astrali con un argomento solido: «Perché tutti i palazzi di New York City sono dritti? Se la terra fosse rotonda alcune costruzioni avrebbero una leggera pendenza». Anche Tila aveva preso il suo compito piuttosto sul serio, arrivando a temere per la sua stessa incolumità per aver «rivelato la verità».

Potrà sembrare il colpo di testa di due celebrità colpevoli di aver passato qualche mezz’ora di troppo nei recessi complottisti della rete, eppure l’assurda convinzione di vivere su una piattaforma con estremi da cui si rischia di cadere ha un suo seguito: la Flat Earth Society è realtà, ha 200 membri attivi e un sito di rappresentanza. In un’intervista rilasciata a Live Science qualche anno fa il suo vicepresidente, l’irlandese Michael Wilmore, spiegava: «La questione della sincerità e della convinzione viene spesso chiamata in causa. Se dovessi esprimermi, potrei dire che almeno alcuni dei nostri membri vedono la Flat Earth Society come una specie di esercizio epistemologico. […] Detto ciò, conosco molti iscritti personalmente e sono del tutto convinto che ci credano».

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Illustrazione da un testo di Americus Symmes, figlio di John che portò avanti le sue teorie (Wikipedia)

Ma a cosa? Credono, spiega Gawker, a una teoria per cui la Terra è un disco piatto coperto da una barriera invisibile, il «firmamento», lo stesso citato dall’Antico Testamento. La teoria più fortunata, quella copernicana, non sarebbe altro che una cantonata di cui i governi mondiali si sono accorti solo con la corsa allo spazio, correndo frettolosamente ai ripari, spiegano gli adepti della Flat Earth, con stratagemmi come il Trattato antartico del 1961, che per la tesi complottista avrebbe ristretto gli accessi al Polo sud per impedire la scoperta della «verità». Uno sforzo mondiale considerevole che comprenderebbe anche i (falsi) lanci di shuttle della Nasa, il finto sbarco sulla Luna e sostanzialmente tutto ciò che abbia mai dimostrato la sfericità di Gea. (E le eclissi lunari? Sono l’effetto di un corpo artificiale messo davanti alla Luna per oscurarla a uso e consumo del governo americano, no?).

La Flat Earth Theory ha raggiunto livelli di organicità non scontati: c’è anche una pagina Wiki in cui viene descritto il non così immediato sistema di leggi fisiche che regolano la vita sulla Terra piatta, e su YouTube sono rintracciabili decine di video di stampo pseudo-complottista. In questi tempi di cospirazioni a portata di click, che da un po’ finiscono anche sulla bocca e nei post di deputati della Repubblica, l’ironia sulla presunta verità nascosta fa parte del quotidiano. Ma la Flat Earth ha una storia lunga. Il suo nume tutelare Charles Johnson, classe 1924, si trasferì nel deserto del Mojave e, divenuto presidente della già esistente associazione, dedicò tutta la vita all’organizzazione e al proselitismo per la causa.

Symmes disse al mondo: «Dichiaro che la Terra è cava e abitabile al suo interno». Sferica, sì, ma vuota

C’è un’altra storia di geofisica alternativa che risale al XIX secolo. Nel 1864 Jules Verne pubblicò il suo Viaggio al centro della Terra, ma già da decenni circolava una teoria detta “della Terra cava”. Più o meno cinquant’anni prima John Cleves Symmes, un americano, aveva pubblicato la sua Circolare n.1, in cui con grande enfasi diceva «al mondo»: «Dichiaro che la Terra è cava e abitabile al suo interno». Sferica, sì, ma vuota. Symmes, veterano della guerra anglo-americana del 1812, riprendeva a sua volta il lavoro di un rispettato fisico e astronomo, Edmund Halley (l’omonima cometa è stata ribattezzata in suo onore), che aveva ipotizzato un modello terrestre fatto di involucri concentrici che girano intorno a un centro comune. Symmes prese la teoria di Halley e inizialmente la semplificò, arricchendola nel contempo del suo contributo fondamentale: in corrispondenza dei poli si troverebbero due grandi, enormi fori che permettono il passaggio all’interno della cavità terrestre. Il titolare della teoria della Terra cava fu così prolifico nella sua attività di convincimento – teneva conferenze, incontri universitari, lezioni – che negli anni Venti del secolo arrivò a far votare dal Congresso americano un’improbabile spedizione artica per riuscire a trovare i “fori di Symmes”, com’erano stati nel frattempo ribattezzati. Il Congresso, tragicamente, votò no.

L’odierno culto della Terra vuota gira intorno a un libro, World Top Secret: Our Earth is Hollow di Rodney Cluff. Contattato di recente da Atlas obscura, Cluff ha spiegato che «sospeso al centro della cavità c’è un sole interno che divide il giorno dalla notte». Già, perché l’interno della Terra, sorta di paradiso primigenio, secondo i seguaci dell’autore sarebbe abitato. E da una razza umana superiore, con uomini «alti fino a 4 metri e mezzo» capaci di vivere vite lunghe secoli. Ma non lasciatevi ingannare: sfruttando la citata apertura al Polo nord (che Cluff si propose a sua volta di scovare con un’ambiziosa spedizione navale all’inizio degli anni Duemila, anch’essa senza fortuna), i nazisti si sarebbero rifugiati in quest’Eden nascosto, sottraendosi alla burrascosa fine della Seconda guerra mondiale. Se ascoltiamo Cluff e chi crede nella sua teoria, proprio in questo momento stanno tranquillamente volando su navicelle futuristiche qualche centinaio di chilometri sotto i nostri piedi.

Immagini: in copertina: la diga Afsluitdijk vicino a Den Oever in Olanda (Olaf Kraak/Afp/Getty Images); in testata un elicottero su Prince Edward Islands, Canada, nel 2008 (Joe Raedle/Getty Images).
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