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12:27 sabato 3 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

La donna e i suoi derivati

Ritratto di Blythe Masters, semisconosciuta e potentissima numero 1 di Wall Street

15 Marzo 2012

Mentre l’Europarlamento ha appena approvato le quote rosa obbligatorie nelle aziende, c’è un settore che il soffitto di cristallo l’ha sfondato da un pezzo: è quello della grande finanza, che in questi ultimi giorni ha visto l’ultima consacrazione di una giovane signora, Blythe Masters, oscura ai più ma che ha e ha avuto un ruolo fondamentale negli ultimi anni. Masters oggi è alla guida della divisione mondiale materie prime di Jp Morgan. Qualche giorno fa, la banca d’affari ha rilasciato i dati sul 2011, che mostrano risultati record proprio per questa divisione, con un giro d’affari triplicato rispetto all’anno precedente e arrivato a 2,8 miliardi di dollari. Un risultato particolarmente brillante perché i rivali del settore in questo momento arrancano: tra questi soprattutto Morgan Stanley e Goldman Sachs; quest’ultima pure guidata da un’altra lady del ferro (e del petrolio, del gas, dei cereali), Isabelle Ealet.

Ma la Masters, quarantatreenne nativa di Oxford, “un accento da Bbc” secondo un raro ritratto apparso sul magazine del Financial Times nel 2006, appassionata di cavalli, tifosa, sponsor e amica di Hillary Clinton, e oggi in prima linea nella lotta al cancro al seno, non è solo la più grande movimentatrice di petrolio, gas naturale e grano del mondo, come un personaggio di una Poltrona per Due. E’ anche la donna più potente di Wall Street, ma soprattutto è l’inventrice dei derivati. Laureata e masterizzata in economia (ma con una grande passione per i modelli matematici) al Trinity College, ha scalato tutte le posizioni a Jp Morgan, dove ha messo a segno una carriera mirabolante. Entra nel 1987 come stagista, e nel 2004 (a 34 anni) è chief financial officer; dal 2006 responsabile appunto delle materie prime. L’episodio fondante della sua carriera è del 1994, quando si trova a capo del “dream team” (o, secondo i detrattori, della “Jp Morgan mafia”) che inventa “le armi di distruzione di massa” della finanza, secondo una celebre definizione di Warren Buffett.

Tutto nasce grazie a un disastro ecologico: il 24 marzo 1989 la petroliera Exxon Valdez urtava contro una scogliera in Alaska disperdendo nell’ambiente circa 42.000 metri cubi di greggio e inquinando 1.900 chilometri di coste. In vista dei maxi risarcimenti, la Exxon chiese una linea di credito da 5 miliardi di dollari a Jp Morgan. A quel punto il team di banchieri capitanato dalla Masters si trovò di fronte a un dilemma: per garantire i 5 miliardi a Exxon, secondo le regole bancarie, avrebbe dovuto tenere ferma una quota dell’8% in riserve liquide, cioè 400 milioni di dollari che non avrebbero fruttato un dollaro. La scelta era tra perdere un vecchio e buon cliente come Exxon o perdere soldi. L’idea geniale venne alla Masters durante un weekend di lavoro a Boca Raton, in Florida: vendere il rischio a un soggetto terzo, in quel caso alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), tenendosi la liquidità. La banca pubblica, che aveva denaro inutilizzato, cercava un modo per investire a basso rischio. Nella remota possibilità che Exxon fosse stata incapace di rimborsare i 5 miliardi di debito, sarebbe diventato un problema della Bers. In cambio, Jp Morgan le avrebbe pagato un interesse, e avrebbe potuto utilizzare tutta la sua liquidità con altri investimenti.

L’operazione fu un successo, e la Masters perfezionò il sistema negli anni, mettendo il suo know how e la sua passione per i modelli matematici al servizio di Jp Morgan: visto che era difficile trovare una controparte da 5 miliardi di dollari tutte le volte che serviva, spalmò il rischio dei crediti in tanti piccoli pezzetti, che venivano messi sul mercato, venduti e scambiati, con un sistema che in origine si chiamava Bistro (Broad Index Secured Trust Offering) ma che poi venne cambiato in Cdo perché, si dice, evocava atmosfere parigine fuori luogo. Erano nati, comunque, i derivati. Le banche, spogliate dal rischio, li impacchettavano in tutte le forme possibili (una fra tutte quella sui mutui) e nello stesso tempo avevano molto più denaro da investire.

Da allora la carriera della Masters è decollata. Oggi è una dei pochissimi manager ad aver superato indenne la crisi e anzi ad aver scalato ulteriori gradini della sua carriera. Non è stata neanche insultata per strada come alcuni suoi colleghi maschi (forse perché a differenza dei suoi colleghi maschi ha sempre tenuto un profilo molto basso e non si è mai vantata dei suoi bonus). Oggi è una tranquilla signora molto attiva nella raccolta fondi per diverse cause umanitarie, che si concede pochissime interviste, tra cui una che fece scalpore nel 2008 al Guardian. In cui disse che “i derivati sono solo uno strumento”, che “non vanno demonizzati, sono come gli attrezzi di lavoro di un operaio”. Due anni prima al Financial Times confessò che “i derivati mi sembravano interessanti, forse perché avevo un approccio quantitativo, forse in realtà perché sono molto creativi”. Qualche anno fa, nel 2009, uno studio dell’Università di Cambridge tentò di dimostrare che se la finanza fosse stata guidata da manager-donne la crisi non sarebbe mai potuta accadere. Erano i mesi in cui circolava la battuta: se ci fosse stata una “Lehman Sisters” invece che una “Lehman Brothers”, sarebbe stato tutto diverso. La carriera di Blythe Masters sembrerebbe smentire questa teoria.

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