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11:19 venerdì 7 agosto 2026
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.

Guida alla moda islamica

19 Agosto 2011

Di velo islamico si parla spesso, in Europa, quando diventa una questione politica o sociale. Eppure altrove, dove indossare il velo – in arabo, hijab – è più la norma che l’eccezione, il velo diventa, oltre che una testimonianza di modestia e fede religiosa, anche un accessorio come molti altri. Da scegliere con cura, indossare e abbinare nel migliore dei modi, a seconda delle occasioni o dello stile che si desidera seguire. Già perché esistono tanti stili di hijab. Non stiamo parlando delle diverse varianti di veli più o meno integrale – l’ultra-coprente burqa, ilniqab che lascia visibili solo gli occhi, oppure il chador iraniano – bensì di un semplice fazzoletto, che può essere dei tessuti e dei colori più disparati, acconciato in mille modi diversi, raccontando molto della donna che lo indossa.

Semplificando un po’ (dopotutto non siamo una testata specializzata in moda islamica), potremmo dire che in questo momento gli stili più popolari di hijab sono tre: lo stile “Cairo street”, lo stile turco, e lo stile Khaleeji, nato nei paesi del Golfo e ora molto amato anche tra le musulmane del Regno Unito. Ne abbiamo discusso proprio con una di loro, Jana Kossaibati, editor del seguitissimo blog HijabStyle.

Cominciamo dallo stile più complicato, quello egiziano.
È un trend che va avanti da molti anni, diffuso, come dice il nome, soprattutto al Cairo. L’essenza del “Cairo street” sta nell’utilizzare sciarpe molto colorate, spesso più di una alla volta, stratificate e acconciate tra loro in modo assai creativo. Per farvene un’idea, guardate queste immagini.

Infatti quando sono stata al Cairo ho notato la complessità degli “intrecci” con cui molte ragazze modellavano il loro hijab. Mi sono chiesta quanto tempo ci dovessero impiegare, ogni mattina, per prepararsi…
Certo, in alcuni casi lo stile egiziano può essere davvero complicato. Pensa che adesso ci sono donne che lavorano come “hijab stylist” per occasioni speciali, come matrimoni ed eventi pubblici. Inoltre esistono riviste specializzatesu YouTube si trovano moltissimi tutorial.

Quali sono le differenze con lo stile turco?
Lo stile turco è completamente diverso. Si usa una sciarpa sola, quadrata, in genere in tessuto lucido e/o con motivi vistosi. Per farvene un’idea, date un’occhiata a queste immagini.

Inoltre un’altra peculiarità dello stile turco è che l’hijab è annodato in modo abbastanza stretto intorno al collo. Ora, io non sono musulmana, ma non è un tantino scomodo?
Personalmente, anch’io trovo lo stile turco un po’ scomodo. Ma credo che chi lo porta ci si abitui!

E dello stile Khaleeji che cosa ci racconti?
È molto facile da riconoscere: sciarpe lunghe e nere, spesso decorate ai lati con ricami o perline. Come in queste fotografie.

Qui a Milano si vedono molte ragazze del Golfo che vengono a fare shopping: acquistano soprattutto accessori, sembra abbiano proprio un debole per le borse oro e argento.
Gli accessori sono la parte fondamentale del “Gulf look.” Visto che le donne vestono di nero, sono gli accessori che ti permettono di mostrare il tuo stile e i tuoi gusti.

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